Berlusconi sui gay. Sgarbi lo difende e rilancia: «Inizia la campagna elettorale contro Vendola. Silvio è sul pezzo»


L'uscita di Berlusconi sui gay è piaciuta a pochi, al punto che anche alcuni esponenti del suo partito hanno preso le distanze da lui. Il ministro Mara Carfagna ha dichiarato che «Sarebbe opportuno che ciascuno di noi si astenesse dal fare battute», la capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro l'ha definito «Un uomo che non è all'altezza di governare il nostro Paese» ed il presidente di Arcigay, Paolo Patanè, ha parlato di «Battuta gratuita e volgare».
A difenderlo a spada tratta, però, è arrivato Vittorio Sgarbi che in un'intervista pubblicata da Libero ha sentenziato che secondo lui quella battuta non è stata per nulla offensiva.
Al di là del suo pensiero personale sulla vicenda, Sgarbi ha raccontato anche quella che sarebbe stata la reazione del premier davanti alle proteste suscitate dalle sue parole. «Il premier -dice Sgarbi- mi ha chiamato e gli ho espresso la mia solidarietà. Mi ha detto: "E' quello che ci hanno insegnato i nostri genitori". Nel mondo musulmano, ebraico e cristiano l'omosessualità non è una virtù. Dire che è meglio guardare le belle ragazze che essere gay non è una frase offensiva. I gay direbbero senza problemi: meglio andare con gli uomini che con le donne».
Dichiarazioni preoccupati, che da un lato mostrano un Presidente del Consiglio pronto a sostenere che sia sbagliato essere gay perché i suoi genitori gli hanno insegnato ad andare con le donne e, al contempo, sottolineano come in un paese laico il pensiero religioso possa avere il sopravvento su quello civile (per non parlare del fatto che dire "meglio andare con gli uomini che con le donne" non equivale a dire "meglio andare con gli uomini che essere eterosessuale": nella seconda affermazione verrebbe dato un giudizio, peraltro negativo, nei confronti di un modo di essere e non ci si limiterebbe ad un pensiero del tutto personale).
Il suo discorso di Sgarbi non si è fermato qui. E' in un'altra sua frase che rilancia un'ipotesi a dir poco preoccupate: «Inizia la campagna elettorale contro Vendola. Silvio è sul pezzo». Come dire che pur di screditare l'avversario politico agli occhi degli elettori, Berlusconi sarebbe solo all'inizio di una campagna mediatica contro i gay volta a far apparire l'omosessualità di Vendola come motivo sufficiente per non votarlo (indipendentemente dalle sue idee politiche, ma facendo leva sulle possibili discriminazioni verso il suo orientamento sessuale). Una tesi, questa, che se confermata potrebbe preannunciare una stagione di istigazione all'omofobia, in un'ottica di un Berlusconi pronto a gettare nell'arena davanti al leoni l'intera comunità lgbt italiana per il proprio tornaconto elettorale.
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