"Milites - Soldati" di Cristina Lattaro


Si intitola "Milites" ed è un libro che racconta la storia di Fabio Mosto, un figlio illegittimo che non ha mai conosciuto il padre. Innamoratosi del vicino di casa, sceglierà di abbandonarlo per abbracciare la carriera militare. Ed è proprio qui che, divenuto colonnello, farà la conoscenza del tenente Domizio Bruni, il rampollo di una famiglia ricca e blasonata, dotato di una bellezza e di un fascino non comuni ed abituato da sempre a ottenere quello che vuole.
La tranquilla routine della caserma, però, verrà scossa da un incidente mortale in cui rimarranno coinvolti due soldati di leva, entrambi connessi a Bruni. Quest'ultimo uscirà indenne dalla conseguente inchiesta militare, ma Mosto prenderà comunque dei provvedimenti drastici nei suoi confronti...
Il volume (edito da Lettere Animate e disponibile sia in libreria che in formato ebook) è l'ultima fatica della scrittrice laziale Cristina Lattaro, un ingegnere elettronico già autrice di "La saggezza dei posteri" (Edizioni Nulla Die, 2011), "Lusores Calciatori" (Edizioni Nulla Die, 2012), "Il volo di carta" (Sesat Edizioni, 2012) ed "Strix Julia" (Runa Editrice, 2013). Lattaro è anche la fondatrice Mondoscrittura (un'associazione culturale senza scopo di lucro che si occupa di servizi editoriali) e dall'agosto 2012 è ospite di un ciclo di trasmissioni televisive dedicate alla letteratura su Rieti Lazio TV.

«È difficile elencare i moti del cuore che hanno portato a scrivere un libro -racconta l'autrice- I flussi emozionali, i quadri che si sono sovrapposti, diluiti e poi delineati nella mente. Nel caso di "Milites", tuttavia, quale che possa essere stato il guazzabuglio di fondo, i motivi principali affondano le radici in due film, visti a distanza di anni, entrambi intense e caratterizzati dal tema dell'omosessualità: "Tabù-Gohatto" del 1999 diretto da Nagisa Oshima e "Furyo" del 1983 diretto da Nagisa Oshima.
Cercando date e registi, scopro che l'associazione tra i due lungometraggi non è per niente originale, che su Wikipedia, l'uno rimanda all'altro come pure il corso e ricorso viene evidenziato dalle recensioni cinematografiche. Questo suscita in me opposte reazioni. Da una parte mi urta constatare che a colpirmi è stata una connivenza conclamata. D'altra parte, le mie ragioni sono validate dal comune sentire a indicare una naturalezza del flusso di pensiero che non mi dispiace.
Dunque l'idea era quella di delineare un personaggio forte, abile, benestante, il Sozaburo Kano della situazione. Il mio Sozaburo (Domizio in "Milites") doveva poi instaurare un rapporto sottilmente morboso con un superiore (militarmente parlando), ispirato alla dialettica tra il capitano Yonoi (Ryuiki Sakamoto) e l'inglese prigioniero Jack Celliers, indimenticabile David Bowie.
Per l'ambientazione non ho avuto mai dubbi. La caserma dell'esercito di Rieti, gioiello incastonato nelle mura medievali che circondano la città antica. Scrivendo, ho avuto costantemente nelle orecchie il tema portante, struggente amalgama di suoni elettronici, di Furyo, scritto da Ryuichi Sakamoto st esso. Per il finale, una delle sequenze conclusive di "Tabù-Gohatto", quella che ha come protagonista un albero di ciliegio.
Il come e il quando della partecipazione dell'Italia alla guerra in Kossovo, gli egoismi personali e il gioco di raccomandazioni che influenzano una porzione degli ingressi in accademia, fanno da corollario al mio romanzo in cui ho cercato di inserire anche un elemento magico dacché nulla è più magico e oscuro delle cause che generano la nascita del feeling tra due persone».
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