Luca di Tolve pubblica un libro con la stessa storia e la stessa disinformazione di sempre


Portato alla ribalta delle conche dalla canzone che Povia portò a Sanremo nel 2009, Luca di Tolve è un personaggio che sostiene di essere un ex-gay "guarito" dall'omosessualità grazie alla sua fede. Ma a caratterizzarlo non è solo la sua storia poco credibile, ma anche la presunzione con cui non ha mai smesso di sostenere che la sua verità sia l'unica possibile.
Prestatosi a decine di interviste (molto ghiotte per i fini dei giornali cattolici e di destra), non ha mai perso occasione per creare disinformazione e sostenere che la vita di tutti i gay sia riconducibile a sesso sfrenato, darkroom, prostituzione, droga e cruising. Realtà sicuramente esistenti, ma di certo non esemplificativi ed esaustivi di una realtà ben più variegata (anzi, a ben vedere sono tutte presenti anche nel mondo eterosessuale, a testimonianza della malafede di chi le vuole spacciare come caratteristica legata all'orientamento sessuale e non come una scelta personale).
Dopo un periodo di silenzio, Luca di Tolve è tornato a fare disinformazione (incassandone gli introiti) attraverso un libero intitolato "Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso". Dalla sinossi appare immediatamente chiaro che non c'è nulla di nuovo rispetto a quanto ripetuto a disco rotto nelle sue interviste.
Racconta di essere stato abbandonato dal padre e di aver avuto una relazione morbosa con la madre, di essere divenuto famoso grazie all'elezione a Mr Gay negli anni '90 (dettaglio sempre precisato e con cui, forse, si vuole auto-eleggere a rappresentanza dell'intera comunità... fermo restando che su Internet non v'è traccia di quel titolo) ha iniziato a partecipare a feste, spettacoli ed eventi mondani. La vita lo porta a vivere ogni sorta di trasgressione e sfrenatezza (sinora descritti fin nei minimi dettagli per soddisfare la morbosità dei lettori) fino a quando non scopre di essere diventato sieropositivo. Decide così di intraprendere un percorso di conversione psicologica e religiosa «che lo porta a scoprire e a sanare le ferite di tanti anni, fino a riappropriarsi della sua mascolinità ed eterosessualità» (curioso come questi termini siano usati a sproposito come sinonimi, ndr). Ed è così che a Medjugorje sostiene di aver incontrato la Madonna che lo ha spinto sulla strada della conversione.
Insomma, il libro si riconferma la solita cozzaglia di luoghi comuni e di generalizzazioni che rischiano di far male a quanti dovranno subire violenze e discriminazione da parte di chi userà il suo nome per sostenere tesi insostenibili che vadano a criminalizzare un orientamento sessuale diverso dal proprio. Ma l'umiltà di parlare a proprio proprio e non in rappresentanza di chi si vuol colpire non sarebbe più congeniale a chi si professa così devoto? Ma, soprattutto, è triste osservare chi ha sofferto della discriminazione (lui stesso parla del suicidio di alcuni suoi amici) e reagisce rinnegando sé stesso e diventando carnefice di chi vive più serenamente ed equilibratamente la sua stessa situazione.
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