Il Montana depenalizza il sesso gay (ma il 38% dei parlamentari è contrario)


Sembra incredibile ma, sino ad oggi, in Montana esisteva una una legge che dichiarava illegale il sesso gay. Nel 1991 se ne propose senza successo l'abrogazione e solo nel 1997 la Corte Suprema ne sentenziò l'incostituzionalità.
Da quel momento in poi non poté più essere applicata ma rimase lì, nero su bianco, per anni. Solamente ora, con 64 voti favorevoli e 34 contrari, il Palmento ne ha deciso l'abrogazione ufficiale.
Un atto dovuto ma che forse ci si sarebbe potuti aspettare fosse votato all'unanimità, mentre quasi il 38% dei parlamentari pare non abbia voluto perdere l'occasione per manifestare tutta la propria omofobia, magari desiderosi di voler mantenere la memoria di una legge tanto inapplicabile quanto assurda.
Già nel 2004 il Montana ha tentato di prevenire la legalizzazione delle nozze gay adottando un emendamento costituzionale che definisse il matrimonio come l'unione di un uomo e di una donna ma, allo stesso tempo, permette le adozioni da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso e dal 2010 ha introdotto una legge anti-discriminazione rivolta sia all'orientamento sessuale che all'identità di genere.
Inutile a dirsi che la depenalizzazione formale dell'omosessualità non è solo un gesto dovuto, ma anche fonte di speranza per una maggiore accettazione sociale e un appiglio in meno per i gruppi più omofobi.
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