Arcigay chiede chiarimenti al governo dopo il blocco dei progetti anti-discriminazione nelle scuole



«È di pochi giorni fa -afferma un comunicato stampa diffuso da Arcigay- la notizia del ritiro da parte della ministra Giannini del materiale formativo "Educare alla diversità", commissionato da Unar all'istituto Beck e destinato agli insegnanti. Un atto di censura che, inquadrato nell'evolversi del dibattito sul tema, pare raccogliere il perentorio ordine del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, e realizzare pedissequamente gli auspici della metodica campagna mistificatrice portata avanti per settimane dal giornale dei vescovi. Una corrispondenza grave e assolutamente inaccettabile, ma soprattutto un fatto tutt'altro che isolato: appena pochi giorni prima, infatti, la deputata Pd Michela Marzano interrogava il governo circa la cancellazione delle giornate di formazione messe in programma da Unar nell'ambito del medesimo asse di intervento. Insomma, ancora un'azione formativa sulle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere cancellata immotivatamente».
Ed è sulla base di queste considerazioni che l'associazione ha chiesto un incontro urgente con le istituzioni. «Questo paradosso -prosegue il comunicato- rende urgente e inderogabile per noi la necessità di un chiarimento. Pertanto abbiamo protocollato la richiesta di un incontro urgente con la ministra Giannini, affinché ci dia spiegazioni su questi atti di censura e fornisca con precisione tempi e modalità di realizzazione degli interventi previsti nell'asse istruzione della strategia Unar. Ricordiamo inoltre al governo che l'impegno dell'Italia nel contrasto alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere è dovuto anche a seguito dell'adesione al progetto sperimentale proposto dal Consiglio d'Europa per l'attuazione e l'implementazione della Raccomandazione del Comitato dei Ministri CM/REC (2010) 5 che viene costantemente monitorata dallo stesso Consiglio. Le larghe intese dunque non possono diventare l'altare su cui vengono sacrificati gli indirizzi indicati dal l'elettorato attraverso il voto e oggi spudoratamente traditi dalla sconsiderata retromarcia del governo Renzi. Un testacoda folle, che travolge un ambito che richiederebbe attenzioni e tutele particolari, e che rende le buone pratiche messe in campo nei territori prede di veri e propri attacchi squadristi».
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