Genova: Renzi vuole portare a termine il progetto di Berlusconi sulla Protezione Civile Spa?

È difficile non rimanere sconvolti davanti alle immagini dell'alluvione che ha investito Genova nei giorno scorsi, così come è difficile non provare rabbia nell'apprendere come siano stati stati due milioni di euro per interventi strutturali di prevenzione che non sono mai stati usati a causa di ritardi burocratici. È importante, però, fare attenzione affinché la rabbia non sia cattiva consigliera.
A tre giorni dalla crisi, Matteo Renzi ha rotto il suo silenzio ed ha dichiarato: «Spazzerò via il fango della burocrazia». L'ipotesi che viene proposta dalla quasi totalità dei mass media è una legge speciale che permetta di evitare intoppi o ricorsi nella assegnazioni dei grandi appalti.
Il tutto, però, ha l'aria di un déjà vu.
Appare difficile non notare come il Presidente del Consiglio abbia scelto di non parlare a nome del Governo, ma di utilizzare la prima persona in modo che sia il suo nome ad essere associato alla ricostruzione. È quanto fece anche Berlusconi in occasione del terremoto dell'Aquila, quando si fece riprendere dalle televisioni in tutte le strade della città o quando firmò in prima persona le lettere di benvenuto nelle case costruite dalla Protezione Civile (e pagate dallo stato).
Ma il protagonismo non è certo il problema più grave. Nel 2009 Berlusconi cercò di trasformare la Protezione in una società per azioni ed attraverso il decreto-legge 195/2009. La norma la avrebbe resa provata e le avrebbe permesso di aggirare le leggi sugli appalti con assegnazioni dirette da parte della Presidenza del Consiglio. Il tutto in virtù della necessità di una maggiore autonomia e velocità nell'assegnazione delle grandi opere. Gli scandali che investirono la Protezione Civile in merito agli appalti del G8 alla maddalena (e che portarono all'arresto di Angelo Balducci, Diego Anemone, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola) fecero naufragare il progetto.
Oggi, dopo l'ennesima tragedia evitabile, Renzi pare voler riproporre la strategia di Berlusconi con la proposta di una nuova legge che permetta l'assegnazione diretta degli appalti legati alle grandi opere. In un Paese governato da gente per bene si potrebbe anche sperare in un'azione volta a snellire le procedure, ma nell'Italia di Balducci ed Anemone c'è da chiedersi quale siano le garanzie sul fatto che una simile norma non porti a favorire gli amidi degli amici.
Se il problema è la lentezza dei processi, probabilmente è lì che bisognerebbe intervenire. Pensare di risolvere il problema suggerendo la possibilità di aggirare gli organi di controllo in merito alle opere più costose non è detto sia una soluzione né una garanzia sul fatto che quelle opere saranno fatte nel modo migliore e al prezzo più conveniente per i cittadini.
L'impressione è che in Italia ogni tragedia si utile per legittimare leggi che possano agevolare i soliti noti.
Il 6 aprile 2009 Francesco Maria De Vito Piscicelli disse di essere scoppato a ridere nel letto alla notizia del sisma che ha devastato l'Aquila, certo che gli appalti gli avrebbero riempito le tasche. Siamo certi che serva qualcun altro pronto a ridere non appena Genova verrà nuovamente inghiottita dal fango?