Milano a ferro e fuoco, ma Alfano non pare intenzionato a dimettersi


C'è da chiedersi se Angelino Alfano abbia capito per che cosa venga profumatamente pagato. È da mesi che il ministro degli Interni si sta occupando incessantemente di impedire la trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero, nonostante tutti i tribunali interpellati non abbiano mai mancato di ricordargli che quel tema è tutto fuorché una questione di sicurezza pubblica. Eppure quando si tratta di impedire infiltrazioni mafiose fra gli appalti dell'Expo o quando si tratta di impedire che i black block devastino mezza Milano, pare proprio che Alfano si sia dimenticato di fare i compiti a casa.

Gli scontri erano prevedibili, quasi attesi. Eppure mentre Alfano si divertiva a pubblicare le immagini della sua partecipazione all'inagurazione dell'Expo, la zona intorno alla stazione Cadorna si è trasformata in un campo di battaglia. Poi i vandali hanno devastato anche via Magenta e il quartiere di Pagano, mentre il ministro era impegnato a vantarsi della perfezione delle sue strategie volte a garantire l'ordine pubblico. Eppure pare che il problema sia stato proprio il coordinamento delle forze dell'ordine: le statistiche parlano di sei agenti di polizia per ciascun violento (quindi non si è certo di fronte a una mancanza di organico).
Mentre si moltiplicavano le richieste delle sue dimissioni, Alfano non ha trovato nulla di meglio da fare che dichiarare: «Un grande grazie alle forze dell'ordine e a tutto il sistema della sicurezza milanese: dal prefetto al questore e a tutti quelli che hanno cooperato. Hanno evitato il peggio con intelligenza e fermezza». Da lunedì saranno centinaia i milanesi che non avranno più neppure una macchina con cui andare a lavorare.
Solo due giorni fa aveva dichiarato: «Abbiamo fatto tutto il possibile perché Expo fosse Mafia-free». Le inchieste paiono dimostrare che il tentativo è stato assolutamente vano, eppure sembra di trovarsi di fronte ad un bambino che piagnucola di fronte alla maestra nel sostenere che aveva studiato e non è colpa sua se il voto è insufficiente.

Nel magico mondo che pare popolare la mentre di Alfano, pare quasi che lui sia il miglior politico di sempre, che ogni sia azione sia perfetta e che sia colpa di un nefasto fato se chiunque altro al mondo giudica disastrosi gli esiti del suo lavoro. Altri si sarebbero posti delle domande se l'esito del proprio lavoro fosse finito così di sovente con continue rischiaste di dimissioni, ma lui no. Lui vuole occuparsi di ciò che non lo compete (le trascrizioni) e si vanta di risultati evidentemente non raggiunti quasi come se bastasse l'impegno e non il risultato. Un discorso che sicuramente reggerebbe se stessimo parlando del torneo di calcetto rionale, meno se si è alla guida di un Paese.

C'è anche un altro aspetto che non va tralasciato. La presenza di violenti all'interno delle manifestazioni è finita con il fare il gioco del governo: ha silenziato le motivazioni portate avanti dal movimento No-Expo, ha distratto l'opinione pubblica dallo scandalo degli appalti, ha creato solidarietà intorno ad un evento ricco di ombre... eppure nessuno ha neppure lontanamente ipotizzato che quanto avvenuto potesse essere stato permesso per scopi politici, quasi come se l'inettitudine di Alfano fosse una premessa e come se nessuno lo ritenesse in grado di pensieri così complessi. Anche questo fa molto riflettere.

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