L'arcivescovo di Cagliari chiede scusa per le parole di don Pusceddu, ma non senza condannare i gay


La Chiesa Cattolica è la prima responsabile dell'odio omofibico, ossia di quel clima di violenza che è stata causa di infelicità e morte per troppe persone. Eppure pare che per i vescovi e per i prelati, la difesa del potere politico determinato dalla presunta "infallibilità" che attribuiscono a tutto ciò che venga pronunciato dal Vaticano pare valere più della vita umana e più del rispetto verso il creato. Lo stesso era già accaduto quando la Chiesa indicava come "volontà divine" la schiavitù e la segregazione razziale, infliggendo danni tangibili a quei mancini a cui si vietava di usare "la mano del demonio" solo perché loro usavano l'altra.
La Chiesa Cattolica diviene fonte di morte quando affidata a persone cieche che non sanno guardare oltre il proprio pregiudizio.

Ci sono volute decine di migliaia di firme perché l'arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, si decidesse a prendere posizione contro don Pusceddu. Il sacerdote utilizzò il pulpito della sua chiesa per sostenere che i gay non possono avere fede, siano tutti cattive persone e che Dio ritiene che «meritino la morte».
Attraverso una nota diffusa sul sito della diocesi, l'arcivescovo si è blandamente scusato per l'accaduto. Dice che il sacerdote ha proposto una interpretazione distorta della Lettera ai Romani, ossia di un testo che se «estrapolato dal suo contesto e dall'insieme dell'insegnamento paolino, ha provocato gravi fraintendimenti e ha falsato anzitutto il pensiero di san Paolo che, nella stessa Lettera, proclama senza ombre la Misericordia di Dio».
Peccato che il vescovo si sia poi affrettato a precisare a Dio i gay non piacciono molto. Finendo inevitabilmente con l'armare il popolo dell'odio che frequenta le chiese solo per sentirsi legittimati a disprezzare il prossimo, il religioso dice che «l’insegnamento della Chiesa è riassunto in modo chiaro ad esempio nel Catechismo della Chiesa Cattolica: senza dimenticare o nascondere la via indicata dal Signore bisogna però essere rispettosi e vicini a tutti, anche a chi non riesce ancora a seguire la strada da Lui proposta, senza giudicare nessuno, perché solo il Signore conosce fino in fondo le responsabilità di ciascuno».
Ecco dunque che i gay (o forse dovremmo dire «le persone con pulsioni omosessuali» dato che nel testo citato è così che vengono chiamate, giusto per negare l'esistenza stessa dell'omosessualità) vengono prontamente giudicati ed indicati come persone "oggettivamente disordinate" da mostrare come esempio di chi non è nella "strada di Dio".

Data la premessa, paiono vuoti e senza significato i passaggi politici in cui Miglio spiega di esser stato contattato da molte persone a cui chiede «scusa a nome mio e della nostra chiesa diocesana». Per don Pusceddu non ci saranno conseguenze dato che l'arcivescovo scrive: «All'interessato rinnovo la richiesta di osservare un congruo periodo di silenzio totale». Insomma, lo si invita a non finire sui giornali per qualche tempo dopo che le sue posizioni omofobe lo hanno fatto divenire un idolo di neofascisti e integralisti cattolici.
Ora speriamo che a prendere provvedimenti sia l'autorità giudiziaria cui il sacerdote è stato denunciato, dato che quella ecclesiastica appare troppo spaventata dalla cattiva pubblicità per occuparsi delle persone che sono vittima della loro persecuzione (e non certo nel nome di Dio, anche se a loro piace riempirsi la bocca con il suo nome ogni qualvolta serva giustificare un pregiudizio).
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