Caso Uci Cinemas: l'ombra dei vescovi dietro il ripristino della propaganda integralista nelle sale


A nulla sono servite le molte proteste presentate da alcuni spettatori che si sono sentiti offesi e scandalizzati nell'assistere alla proiezione di un video propagandistico firmato da ProVita all'interno degli Uci Cinemas in cui si erano recati a guardare un qualche film.
Le immagini mostrano la storia di una donna chiamata Heather, sostenendo che «a questa madre è stato tolto il figlio subito dopo il parto». Non viene spiegato che il figlio è stato preso in carico dal padre nonostante fosse stata lei a decidere di portare avanti la gravidanza nonostante la presenza di gravissime malformazioni, così come non si racconta che quello non era neppure il primo bambino che veniva portato in grembo. Errato è anche il sostenere che qualcuno gli abbia "rubato" un figlio dato che era stata lei a decidere liberamente di portare avanti quella gravidanza ed è sempre stata lei a vole mettere al mondo un bambini che non avrebbe mai potuto avere un futuro. Siamo dunque dinnanzi ad un caso molto particolare e delicato, sul quale si potrebbe fare molte riflessioni e che di certo non può essere proiettato dinnanzi a dei bambini come se quella fosse la norma.
Credere che la dignità umana possa essere trattata attraversi filmati decontestualizzati e di parte che vengono propinati in luoghi inadatti come una sala cinematografica è un atteggiamento che ricorda troppo da vicino la propaganda dei peggiori totalitarismi, dal fascismo al più attuale atteggiamento della Russia di Putin. Facile è dunque intuire perché alcuni spettatori si siano sentiti infastiditi da una simile strumentalizzazione che veniva propinata solo perché l'organizzazione ProVita vorrebbe decidere come le donne debbano gestore il proprio utero, così come vorrebbero decidere chi si possa sposare, quali famiglie meritino un riconoscimento giuridico, quali figli possano ricevere tutele e quali debbano essere sottratti ai loro affetti, chi debba vivere e chi non debba morire, quali ragazzi "meritino" di essere vittima di bullismo... insomma, loro vorrebbero poter decidere per gli altri su tutto, anche sulle loro vite. Un'evidenza che viene confermata anche da come gli obiettivi reali della petizione promossa dallo spot proiettato negli Uci Cinemas sia una proposta di legge che pare ever ben poco a che vedere con quella vicenza e che pare voler togliere ogni tutela a dei bambini come forma di violenta ritorsione verso genitori a loro sgraditi. Basterebbe un po' di buonsenso e un minimo di etica che comprendere che la strumentalizzazione di un racconto simile per chiedere che alcuni bambini siano resi cittadini senza diritti a cui negare ogni tutela giuridica da parte dei genitori non abbia alcun senso logico ma esprima solo la volontà di sfruttare i drammi umani per colpire chi è da anni vittima della loro persecuzione.

Quando le proteste hanno portato alla rimozione di quella propaganda ideologica, è la Conferenza Episcopale Italiana ad essere scelta in campo per pretenderne la riammissione in virtù di come loro reputino che l'omofobia e la strumentalizzazione siano da ritenersi una legittima "libertà di espressione" se espressa da parte di gruppi integralisti. In un quadro dove pare che gli Uci Cinemas prediligano i vescovi ai loro clienti, lo spot è stato immediatamente riprogrammato nelle loro sale.
Interessante è osservare come la vicenda sia stata rivista e corretta da parte dei vescovi e come sulle pagine di Avvenire venisse fornita una rivisitazione semplificata volta a sostenere che lo spot «descrive il dramma di una donna inseguita dal ricordo del bimbo tenuto in gestazione da cui poi è stata separata per sempre», così come il quotidiano dei vescovi si premura nel sostenere che il vergognoso video sarebbe stato «ritirato dalle sale dopo la presa di posizione di un’associazione Lgbt» nonostante esistano chiare testimonianze anche di spettatori eterosessuali che si sono sentiti offesi da quelle immagini.
Forse ignorando che il termine "utero in affitto" sia un termine dispregiativo che non dovrebbe essere usato alla leggera, è la direzione dell'Uci Cinemas ad aver rassicurato i vescovi dicendo loro che: «In seguito ad alcune segnalazioni ricevute nei giorni scorsi da alcuni clienti, Uci Cinemas ha sospeso per tre giorni la programmazione di uno spot contro l’utero in affitto nell’ambito del pre-show che precede la proiezione dei film. Effettuate le dovute e opportune verifiche, il Circuito ha deciso di riammetterla».
Immancabile è anche il risvolto più politico, con il quotidiano di vescovi pronto ad aggiungere: «Soddisfatto il senatore di Idea Carlo Giovanardi, che lo aveva denunciato, ma ora ringrazia il circuito Uci Cinemas "per la sensibilità dimostrata. La ripresa della programmazione salvaguarda la libertà di espressione, in riferimento per di più a una pratica che è penalmente perseguibile"».
Buffo è che a sostenere che quelle immagini sarebbero una "libertà di espressione" sia il medesimo senatore che voleva censurare una pubblicità di Ikea perché ritraeva una famiglia gay, così come chiese il ritiro di The Sim 3 perché all'interno del gioco era possibile instaurare relazioni amorose con persone dello stesso sesso. Così come interessante è notare come a piagnucolare per una fantomatica "censura" sia quella stessa organizzazione che ha chiesto l'oscuramento di chiunque proponesse una lettura critica dei loro articoli e che ha provveduto ad intimorire con denunce penali qualunque insegnante osasse istruire alla tolleranza i propri studenti.
Ma evidentemente il senatore reputa che l'organizzazione di Brandi abbia libertà di fare propaganda mentre i gay non devono neppure poter essere rappresentati, in quella curiosa ideologia in cui esistono due pesi e due misure per tutto, perlomeno fintanto sia possibile colpire quei gruppi sociali che vengono costretti a pagargli lo stipendio pur ritrovandosi a subire la sua persecuzione. Da oggi anche grazie alla collaborazione degli Uci Cinemas.
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