Brandi vuole denunciare l'Unar per ottenere fondi da investire nella promozione dell'odio omofobico


L'organizzazione omofoba di Toni Brandi, vergognosamente riconosciuta come "Onlus" dallo stato italiano nonostante la sua principale attività sia la propaganda del pregiudizio e dell'odio contro un intero gruppo sociale sgradito al loro fondatore e ai membri di Forza Nuova che lavorano per lui, pare gongolare dinnanzi al servizio contro l'Ufficio anti-discriminazione da parte di Mediaset.
Cercando di suscitare orrore nei suoi lettori bigotti attraverso la pubblicazione di fotografie pruriginose e l'uso di un nutrito elenco di pratiche sessuali presumibilmente sconosciuto a chi assume la posizione del missionario per far contento Gesù, l'organizzazione sostiene che tra i «centri ascolto e antiviolenza» finanziato dall'Unar loro vedano «sex box», «dark room» e «glory holes». E da lì partono con un propagandistico comunicato a firma del loro ariano presidente, l'eterosessualismo Brandi che afferma:

“Ci chiediamo come possa dirsi ‘presidio di informazione sulla salute e sulla prevenzione di malattie sessualmente trasmesse’, un’associazione che promuove pratiche che sono l’estremo opposto del cosiddetto ‘sesso sicuro'”, dichiara Toni Brandi, presidente di ProVita Onlus, “Difficile che Francesco Spano, direttore dell’Unar, possa sostenere di non conoscere personalmente, ma solo tramite un controllo ‘cartaceo e formale’, l’associazione ANDDOS, finanziata dall’ufficio che dirige: basta una rapida ricerca su internet per scoprire che Francesco Spano è stato coinvolto in prima persona in eventi promossi dall’ANDDOS ed era presente fisicamente anche all’inaugurazione della nuova sede nazionale dell’ANDDOS a Roma”.

Se sinceramente non è chiaro in che modo si voglia collegare l'attività di un'associazione nazionale con dei circoli indipendenti, Brandi riconduce tutto ad una assurda proposta:

ProVita Onlus sta valutando attentamente l’ipotesi di presentare al più presto un ricorso contro l’Unar per avere illegittimamente assegnato finanziamenti pubblici, e inoltre valuta la possibilità di presentare denuncia contro i rappresentati dell’Unar per “abuso di ufficio”, e denuncia per “malversazione di fondi pubblici” contro le associazioni LGBT che si fossero rese eventualmente responsabili alla luce dei fatti appena descritti e ormai di dominio pubblico.

Lo scopo, ovviamente, sarebbe quello di togliere fondi al contrasto dell'omofobia per poterli investire nella promozione dell'odio omofobico da parte della sua organizzazione, ossia di quella realtà che invita i genitori a discriminare i figli con modalità che statisticamente aumentano di 70 volte la possibilità di spingerli al suicidio.
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