L'associazione Famiglia Domani attacca la Chiesa norvegese perché non discrimina


Se non fossimo dinnanzi a gente che propaganda una coltura d'odio, ci sarebbe quasi da provare profonda pena per quei personaggi che militano tra le fila dell'associazione Famiglia Domani di proprietà di Rodolfo De Mattei e della sua RdMedia s.r.l. Non solo si tratta di persone convinte che il loro più grande merito nella vita sia quella di provare attrazione sessuale verso un paio di tette, ma è gente che rinuncia a vivere per cercare di danneggiare la vita altrui nel nome dei loro più perversi pregiudizi. Il tutto, peraltro nella tristezza di chi crede ad una qualche divinità pagana che viene da loro descritto come una sorta guardone ossessionato dall'attività sessuale altrui. Lo descrivono come un essere che ama chi costruisce muri o chi bombarda intere popolazioni, ma che disprezza chi si ama al solo fine di inneggiare alla supremazia del suo figlio prediletto: De Mattei.
E se tanto basterebbe a mettere tristezza, ulteriore compassione viene generata da chi scrive articoli che ormai appaiono come una accozzaglia di parole scritte tra virgolette per indicare tutte quelle realtà che loro non vogliono accettare. E quando la quasi totalità delle parole non viene da loro accettata, l'evidenza è quella di un serio problema nel vivere in un mondo fatto anche da altre persone.

Nella loro strenua convinzione che gli uomini siano meglio delle donne, che gli etero diano meglio dei gay e che i cattolici siano i migliori fra i cristiani, è un tal Mauro Faverzani a firmare un articolo che tenta di togliere dignità alla parola «matrimonio» se riferita a due gay o alla parola «pastore» se riferita ad un sacerdozio femminile. Ma tragicomico è come l'articolo attacchi persino l'età dei primi due uomini ad essersi sposati in chiesa luterana in Norvegia. Si inizia con il dire che è una coppia «peraltro già rodata -dal 1981- ed attempata» e ci si lamenta di come «per non farsi mancare niente, la celebrazione è stata presieduta da una “pastora” donna». Il tutto per arrivare a sostenere che:

Presenti alla “cerimonia” amici e familiari, ma soprattutto i riflettori della grande stampa mediatica, che han provveduto a far da grancassa all’evento. Non a caso. I due non han nascosto il fatto di essere militanti Lgbt: una sorta di “bandiera” insomma delle rivendicazioni gay, pronti, subito al termine della “celebrazione”, a battersi per “l’eguaglianza”. Dal che si capisce donde e perché tanto risalto ad una coppia anagraficamente già così stagionata…

Se da parte di un seguace di un "uomo" come Rodolfo de Mattei non si può certo attendersi un ragionamento che possa avere un qualche senso, facile è notare come l'accanimento verso l'età degli sposi contrattasi con il loro sostenere che i gay non siano adatti relazioni a lungo termine. Insomma, anche se l'evidenza non aveva certo bisogno di prove, pare confermato come questa gente usti tutto e il contrario di tutto per perseguitare un intero gruppo di persone.

Il tutto, peraltro, con la violenza ideologica di chi violenta le Scritture per tramutarle in strumenti d'odio. Dice l'articolo, infatti, che quel matrimonio non merita alcuna dignità perché il gruppo integralista lo reputa «una forma di sentimentalismo fuori luogo, trattandosi di una relazione omosessuale, dunque condannata dalla Sacra Scrittura». Peccato che a voler decontestualizzare le scritture, De Mattei dovrebbe dovrebbe dirsi a favore degli stupri o della possibilità di vendere le figlie dato che una lettura testuale della Bibbia lo permetterebbe.
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