Papa Francesco ha ridotto le sanzioni ai preti che hanno abusato sessualmente di minori


Come se nulla fosse, Papa Francesco sta tranquillamente riducendo le sanzioni contro un manipolo di preti pedofili nel nome della sua visione di una Chiesa misericordiosa che deve concedere possibilità di riscatto anche dinnanzi ai peggiori crimini. È quanto denuncia un articolo di Abc News.
Tra i casi più conosciuti c'è quello di don Inzoli, graziato del Papa in merito ai suoi abusi su ragazzini di età inferiore ai 12 anni. Attualmente sotto inchiesta da parte della Procura (nonostante molti dei suoi crimini risultino ormai prescritti) il sacerdote risulta anche oggetto di un secondo processo canonico che sarebbe stato aperto dinnanzi a nuove prove emerse nei suoi confronti.
Pare abusasse dei ragazzini persin dentro il confessionale, ma la riduzione ad uno stato laicale (che neppure gli impedì di partecipare tra le autorità al convegno lombardo in "difesa" dei bambini organizzato da Cristina Cappellini) fu l'unico provvedimento assunto da un giudizio di condanna emesso da Benedetto XVI e confermato da Francesco.
Ma il caso Inzoli pare solo uno dei tanti in cui Ppa Francesco ha soprasseduto alle decisioni del consiglio della Congregazione vaticana per la dottrina della fede e ha deciso di limitarsi a ridurre ad uno stato laicale i prelati senza ulteriori conseguenze. In molti casi i sacerdoti coinvolti in atti di pedofilia hanno fatto appello alla clemenza di Francesco, citando le sue parole sulla misericordia.
Un funzionario vaticano ha raccontato ad Abc News che «con tutta questa enfasi sulla misericordia si sta creando un ambiente ideoneo per tali abusi», sostenendo poi che gli appelli alla clemenza venivano raramente accolti da Papa Benedetto XVI (che tra il 2005 e il 2013 ha ridotto allo stato laicale circa 800 preti che hanno violentato e molestato dei bambini) sino al cambio di rotta del nuovo pontificato. Lo conferma indirettamente il portavoce vaticano Greg Burke, il quale ha raccontato con enfasi come la misericordia di Francesco venga applicata «anche a coloro che sono colpevoli di crimini efferati».
A tutto ciò si aggiungono le recenti parole con cui Franceso ha sostenuto che chi commette abusi sessuali soffra di una "malattia", introducendo in alcuni processi in essere un ulteriore espediente per invocare fattori attenuanti durante i processi canonici.
Marie Collins, un superstite irlandese di abusi sessuali perpetrati da sacerdoti, ha espresso disappunto verso tutti i nuovi espedienti che stanno indebolendo il contrasto alla pedofilia: «Chi ha commesso un abuso ha assunto una decisione consapevole. Gli esperti vi diranno che anche i pedofili sono responsabili delle loro azioni. Possono resistere alle loro inclinazioni».
Tanti gruppi di vittime di abusi hanno da tempo messo in discussione l'impegno di Francesco nel perseguire la linea dura di Benedetto, soprattutto in virtù di come non avesse alcuna esperienza nel trattare con i sacerdoti responsabili di abusi o con le loro vittime nella sua Argentina .
Inoltre molti canonisti e varie autorità della Chiesa sostengono che la riduzione allo stato laicale dei preti pedofili possa comportare ulteriori rischi per la società, dato che la Chiesa non esercita più alcun controllo su di loro. Essi sostengono che mantenere gli uomini nel ministero limitato, lontano dai bambini, almeno consente superiori di esercitare un certo grado di supervisione.
Collins ritiene indicativo il caso di Inzoli, riconosciuto colpevole di abusi sessuali dal Vaticano nel 2012 e ritrovatosi a beneficiare di uno sconto di pena a lui concesso nel 2014 da Francesco. Stessa sorte è toccata al vescovo di Crema, Oscar Cantoni, graziato da un pontefice che ha sostenuto che «nessun peccato è così terribile da non poter applicare la misericordia».
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