Cresce la polemica sulla censura dei libri promessa da Sboarina. Arcigay Verona: «Non siamo lontani dal rogo di libri solo con forme più burocratiche»


Lo aveva promesso in campagna elettorale ed ora c'è il rischio che possa farlo per davvero: qualunque libro non affermi la superiorità delle famiglie eterosessuali su quelle omosessuali rischia di essere rinchiuso in uno scatolone per essere occulto chissà dove. Nel suo programma elettorale il nuovo sindaco di Venezia, Federico Sboarina, si disse convinto della necessità di impedire la lettura di qualunque volume o pubblicazione osasse proporre una «equiparazione della famiglia naturale alle unioni di persone dello stesso sesso». Ovviamente il suo tentare di sostenere che la parola «naturale» debba essere usata in opposizione alle famiglie gay è parte di quella propaganda integralista che sta cercando di inculcare un significato ideologico alle parole per contrastare quell'articolo 29 della Costituzione che non include alcuna specifica sul sesso dei coniugi (e se la discriminazione non c'è, bisogna inventarsela attribuendo significati discriminatori alle altre parole).

Dura è la posizione presa di posizione assunta da Riccando Franco Levi, presidente dell'Associazione Italiana Editori, e da Rosa Maiello, presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche. Attraverso una lettera pubblica, denunciano che «le parole ritiro dei libri dalle biblioteche, dalle scuole e persino dai nidi d’infanzia non sono mai accettabili per nessuna ragione. Qualunque sia l'opinione, la visione o l'informazione contenuta in quei libri, la nostra valutazione non cambierebbe».
«Sento l'urgenza di portare la solidarietà e la vicinanza degli editori italiani e mia personale a tutti i bibliotecari del nostro paese -ha proseguito il presidente AIE- La libertà di espressione e di edizione così come la libertà nelle scelte culturali che presiedono alla formazione di una collezione in biblioteca, e la libertà di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado sono valori fondativi per chiunque lavori in ambito culturale ed educativo che vanno difesi in ogni occasione e prima di tutto nelle nostre società democratiche, perché non possiamo darli acquisiti per sempre. Mi auguro che il sindaco di Verona riveda il suo programma. Invece del ritiro dei libri, potrà impegnarsi a fornire le risorse per arricchire le collezioni delle biblioteche, comprese quelle scolastiche. E per la scelta dei libri si fiderà della professionalità, sensibilità pluralista, competenza e passione dei bibliotecari e degli insegnanti veronesi. A chi reagisce di fronte a libri che giudica sbagliati pensando di ritirarli, nasconderli o bruciarli sarà nostra responsabilità spiegare come sia più utile, e anche più gratificante, leggerli, e anche scriverli, pubblicarli, distribuirli, venderli, sceglierli, prestarli, conservarli».

Non meno dura è la reazione di Alex Cremonesi, presidente di Arcigay Verona, che dichiara:: «Non siamo lontani dal rogo di libri solo con forme più burocratiche. È sconcertante come il Sig. Sboarina, nel 2017, sia rimasto vittima del grande spauracchio, l’apoteosi paranoica reazionaria del momento: il babau gender nelle scuole, una roba che non esiste ma su cui ci hanno pure costruito un partito che prende qualche voti. Del resto si sa, da Trump in poi è chiaro a tutti che il fake oggigiorno paga, e molto. Invitiamo il neosindaco a riflettere e a rispettare i principi laici e plurali della nostra costituzione alla quale il suo ruolo lo chiama a rispondere. È risaputo come in campagna elettorale si arrivi a foraggiare l’elettorato con promesse di iniziative anche ridicole ma utili a conquistarne il voto; però, ora il sig. Sboarina siede a capo del comune di Verona e deve avere rispetto dell’Istituzione che amministra e dei suoi cittadini. Speriamo sia più lungimirante di altri sindaci, come l’ex sindaco di Padova Bitonci e l’attuale sindaco di Venezia Brugnaro, che prima di lui, su una medesima proposta, hanno esposto la propria persona e la propria città alla berlina nazionale dovendo poi far un passo indietro resisi conto dell’assurdità dell’iniziativa puramente ideologica e che nulla aveva di razionale, di utile e di buon senso. Che al primo cittadino piaccia o meno, le molteplici forme dell’essere famiglia e della genitorialità, le differenze razziali e religiose, le diversità di orientamento sessuale e di genere sono un fatto, anche a scuola, può scegliere solo se rispettarle o meno. Ora Sboarina però scelga se valga di più il pegno elettorale dovuto al gruppo dei Bau Bau Gender oppure l’immagine di Verona. Spero ci risparmi la brutta figura internazionale fatta da Venezia due anni fa».
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