In risposta alla diocesi di Nocera: «La Bibbia non è un Manuale delle Giovani Marmotte»


Commentando l'articolo apparso sul periodico della diocesi di Nocera che descrive come «traviamento» e «devianza» l'omosessualità che Elena del Cenacolo di San Benedetto ha voluto condividere una riflessione:

Sono ormai diversi anni che la chiesa cattolica propone il binomio “figlio gay = dolore per la famiglia” quasi fosse un dogma e nonostante non sia necessariamente l’esperienza di tutte le famiglie cattoliche. Mi sembra una descrizione di comodo, volta proprio ad ignorare la varietà delle esperienze, continuando a veicolare l’idea che l’omosessualità sia un problema, una realtà cui dedicare solo toni sommessi e negativi. Una descrizione che scende dall’alto, senza aver bisogno di alcuna verifica e incontro con la realtà. E’ così perché lo dicono loro. Punto e stop.
L’esperienza delle persone omosessuali nella chiesa cattolica è strettamente legata a quel “legittimo riserbo” che, spesso e volentieri, viene caldamente suggerito anche a chi, scoprendosi gay o lesbica, non vorrebbe rimanere nascosto ma essere maggiormente aperto proprio in quel contesto dove si dovrebbero intessere relazioni significative.
Nell'articolo si parla di “nuovi maestri” che scalzano i vecchi e si fanno portatori di una “nuova dottrina”. Si tratta della stessa retorica usata per parlare di gender: una rivoluzione antropologica, come viene spesso definita. Mi sembra un modo per svalutare la quantità di conoscenza raggiunta negli ultimi decenni in fatto di sessualità, evitando accuratamente di confrontarsi con un’evidenza che spesso smentisce il magistero cattolico.
Il paragone con la Scrittura intesa come “parola antica che sfida i secoli” non funziona: la Bibbia non è un trattato di sessualità, non è nemmeno un Manuale delle Giovani Marmotte volto a fornire risposte semplici a domande complesse e, non da ultimo, tutto il testo biblico risente della mentalità del tempo in cui è stata scritta.
Nel corso dei secoli, la comprensione del testo biblico è migliorata grazie all'avanzare delle varie discipline umanistiche e scientifiche. La nostra conoscenza è evoluta, talvolta è propriamente cambiata ed il tempo ha continuato a scorrere regolare ed immutabile (vincendo la sfida, se vogliamo vederla così). Sicuramente, la Bibbia è spesso utilizzata come scudo da chi non è in grado di affrontare il presente senza appigli percepiti come sicuri ed incrollabili, sentendosi forse disorientato dalla complessità crescente della realtà. Tuttavia, la Bibbia non nasce come risposta a tutto in qualsiasi tempo, rimanendo un testo sulle Grandi Domande dell’uomo e non sulla sua sola sessualità.
L’uso letterario di Genesi e Levitico la dice lunga sulla qualità della formazione biblica e l’assenza di risposte da parte del mondo laico non è incoraggiante.
Nell’articolo si fa più volte implicito riferimento alla sessualità tra due uomini: credo ci sia qualcosa di anomalo nel ridurre la ricchezza di una relazione di coppia a cosa si faccia nell’intimità, quasi non fosse una sfera privatissima. Qui non c’è traccia del precedente riserbo, l’invadenza e il giudizio affrettato diventano la norma. Rifuggire i semplicismi diviene sempre più importante davanti a una deriva fondamentalista che, pur avendo basi molto fragili, continua a fare casino.
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