In vista di un probabile vittoria del sì al referendum, la destra australiana prova ad abolire le norme antidiscriminazione


Le lobby integraliste di estrema destra non brillano certo per morale morale. Agitano crocefissi e madonnine quale lasciapassare per ogni più perversa politica sia orientata alla promozione dell'odio, discriminazione, o xenofobia, millantando il rischio che i diritti altrui possano rappresentare un ostacolo al guadagno personale derivante dai propri privilegi. Ero nudo e mi avere vestito, diceva Gesù? Ma chissenefrega! Per gente come Adinolfi o per quell'avvocato che dice di vedere la Madonna, il messaggio di Gesù è ormai roba vecchia che deve essere sostituto con l'invito ad erigere muri, negare accoglienza o benedire i rosari contro l'invasore come già accaduto in Polonia. I nuovi "cristiani" ostentano il loro odio verso il prossimo: muoia chi è più sfortunato di loro e sia perseguitato chi vive una vita che non è a loro immagine e somiglianza!
Capita così che in Australia tutte le proiezioni mostrino la netta vittoria del sì al matrimonio egualitario e le destre siano già all'opera per trovare un qualche escamotage che permette loro di ignorare la volontà popolare. Il senatore liberale James Paterson ha già annunciato l'intenzione di proporre un disegno di legge che permetterebbe di ignorare tutte le leggi antidiscriminazione a livello statale e territoriale. Sfruttando Dio quale giustificazione alla sua sete di discriminazione, chiede che il rifiuto alla celebrazione di matrimoni tra persone dello stesso sesso sia ammesso da chiunque citi una qualche religione o persino una "credenza coscienziosa" nel ritenere che solo il sesso tra un uomo e una donna debba garantire.
Se la proposta è dichiaratamente rivolta a colpire le famiglie gay, il disegno di legge potrebbe portare alla discriminazione contro le persone divorziate che si sposano e per le persone che hanno avuto figli fuori dal matrimonio. Ogni singola scelta individuale, infatti, risulterebbe passibile della condanna morale elargita nel nome di quella chiesa che proprio in Australia vede un numero spropositatati di preti immischiati in stupri e altri scandali sessuali.
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