I parlamentari ugandesi vogliono rispolverare la legge anti-gay che prevede una condanna all'ergastolo



In Uganda il parlamento ha rispolverato la proposta di legge che mira a condannare all'ergastolo i gay che vivono nel Paese, sperando di trovare un modo per aggirare i diritti costituzionali della comunità che intendono colpire.
Già nel nel febbraio del 2014 il parlamento ugandese approvò una legge che prevedeva una condanna all'ergastolo per quella che definivano «omosessualità aggravata», ossia il sesso tra uomini che coinvolgeva una persona sieropositiva, reati sessuali sui minori di sesso maschile o ripetute condanne per omosessualità.  La norma venne invalidata nell'agosto del 2014 dalla corte costituzionale.
Ora i parlamentari chiedono che il disegno di legge sia ripristinato, sostenendo che l'omosessualità «non è africana». Inoltre hanno approvato una mozione in cui si loda la presidente del Parlamento, Rebecca Kadaga, per essere «essere stata salda» contro i diritti lgbt in un recente incontro internazionale. La donna, che si dichiara cristiana e sostenitrice della pena di morte per i gay, ha minacciato di abbandonare il sindacato dell'Internia Parlamentare (IPU) se avessero osato appoggiare in un qualsiasi modo i diritti delle persone lgbt. Poi è rivolgendosi alla sua gente che ha dichiarato: «Esorto tutti gli ugandesi e i parlamentari a respingere l'omosessualità in tutte le sue forme e manifestazioni».
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