Il leghista Simone Pillon chiede l'arresto di Marco Cappato a nome di Gandolfini, Amato e Brandi



Dopo aver annunciato l'intenzione di condurre una battaglia parlamentare contro «la stregoneria» nelle scuole di Brescia, l'integralista Simone Pillon è tornato alla carica con un'altra rivendicazione a firma del suo padrone, il catecumenale Massimo Gandolfini.
Il senatore della Lega annuncia infatti di aver chiesto l'arresto di Marco Cappato a nome di una associazione in cui siedono Massimo Gandolfini, Gianfranco Amato e Toni Brandi. Insomma, l'integralismo cattolico al gran completo.

Nel suo proclamo, Pillon scrive:

Questa mattina, nei termini di legge, l’Avvocato Simone Pillon, recentemente eletto al Senato, ha depositato atto di intervento dell’Associazione prolife “Vita è”, davanti alla Consulta, nell’ambito del procedimento sulla costituzionalità del delitto di istigazione o aiuto al suicidio, previsto e punito dall’art. 580 del Codice Penale, scaturito dal cosiddetto “processo Cappato”.
L’intento dell’Associazione, presieduta dal dott. Renzo Puccetti e nel cui direttivo siede anche il prof. Massimo Gandolfini, è quello di ribadire che il diritto alla vita “è il primo ed essenziale dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione Italiana”. Questi diritti “non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale o altre leggi costituzionali”. A tal proposito, dichiara l’avv. Pillon, “occorre ricordare che la libertà della singola persona non può giungere a trasformare la vita umana in un bene disponibile. L’articolo 580 del Codice Penale punisce chi spinge una persona al suicidio o ne rafforza il proposito o peggio aiuta il suicida a compiere il proprio gesto estremo. Qualsiasi artifizio processuale non può escludere la cruda antigiuridicità di tali condotte. Le persone vanno aiutate e sostenute fino alla fine, e non spinte a suicidarsi.

Sarebbe interessante scoprire in quale modo Pillon intendesse «aiutare» Dj Fabo. Facile è immaginare che lui si sarebbe accontentato di legarlo ad un letto per infliggergli terapie non richieste mentre dal divano di casa sua si gustava ogni singolo attimo di sofferenza inflitto nel suo nome. E sarebbe anche interessante comprendere in che modo possa sostenere che Cappato abbia «spinto» Dj Fabo al suicidio quando la realtà dei fatti è assai diversa.
Insomma, la solfa è sempre la stessa: Gandolfini vuole infliggere la vita a chi soffre e vuole sottrarre il futuro a chi sta bene di salute ma gli è sgradito in virtù del colore della pelle o dell'orientamento sessuale. Il tutto mentre un suo uomo si fa pagare dalla comunità e viene persino insignito del saluto militare per obbedire ai suoi ordini.

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