Il Popolo della famiglia di Mantova: «I pride sono osceni e portano malattie. Il sindaco lo vieti o perderà le elezioni»



Pare semplice presumere che i discepoli di Adinolfi non abbiano mai assistito ad un Gay Pride, eppure è sulla base della loro smisurata omofobia e del loro pregiudizio che si sentono legittimati a dichiarare pubblicamente che lo si dovrebbe ritenere «una carnevalata». Poi sono gli stessi che prendono i loro rosari e vanno in gita con il loro Gianfranco Amato in un qualche eremo a dire delle preghiere contro i gay in quella che appare come una reale carnevalata dai confini blasfemi.
Ma ancor più surreale è come appaiano capaci di scrivere proclami in cui invitano i sindaci a pensare al loro interesse e non al bene delle minoranze discriminate, di fatto mostrandoci tutta l'ideologia che sta dietro al loro slogan: "Prima vengo io".

In un comunicato intitolato "Mantova Pride quanto ci costi?", il Popolo della famiglia di Mantova scrive:

Tre no ai Gay Pride che ci spingono a sperare: Dopo il no al patrocinio del sindaco di Trento, Ugo Rossi al Dolomiti Pride e del sindaco di Genova, Bucci, arriva anche quello del Governatore della Lombardia Attilio Fontana, il quale non ha autorizzato il patrocinio regionale al Gay Pride che si svolgerà a Milano spiegando che «è una manifestazione divisiva e che non si può sostenere». In alternativa, ha detto, riaccenderà la scritta “Family Day” di Palazzo della Regione come aveva fatto il suo predecessore Roberto Maroni.
Una scelta lucida quella del Governatore, consapevole del fatto che il sostegno ad eventi collettivi ha un peso determinante politicamente e va ponderata con intelligenza, perché se mal gestita può penalizzare il rapporto di fiducia con i cittadini.

Benedetta l'omofobia e sostenuto che il permettere a delle persone di poter scendere in piazza per mostrare la propria esistenza sarebbe un atto di offesa a chi preferirebbe che quelle persone non esistessero, arriva un patetico ricatto al sindaco della città:

Una valutazione che potrebbe e dovrebbe fare anche il sindaco di Mantova in questo caso, il quale tra una anno e mezzo dovrà chiedere il voto ai cittadini, e si sa, certe carnevalate non pagano in termini di voti basta guardare cosa è capitato a Matteo Renzi.

Attraverso illazioni che mirano a sostenere che i gay siano un costo e che i soldi debbano essere spesi solo per illuminare il Pirellone con scritte anti-gay o per finanziare le pagliacciate omofobe dell'estrema destra, il partito di Mario Adinolfi si lancia in illazioni diffamatorie e non provate:

Dai giornali locali il primo cittadino si è lanciato in proclami a sostegno, assicurando che l’evento sarà d’impatto ed avrà anche una ricaduta positiva sull’economia.
“Il dubbio vien spontaneo, come farà Arcigay a sostenere ben 3 mostre, 5 film, 1 flashmob, 3 incontri teatrali, 3 incontri letterali, ben 9 convegni, 6 feste e la parata finale? Non vorrei venire a sapere che tutto ciò sarà possibile utilizzando con soldi pubblici versati dai cittadini mantovani attraverso le tasse. Il nostro non è un pregiudizio ma non si dimenticano le erogazioni di denaro a pioggia tramite i fondi per la cultura ad associazioni amiche fatte dal comune di Mantova” afferma il referente Massimiliano Esposito Popolo della Famiglia
“Non crediamo alla favola del crowdfunding necessario per raccogliere 5000€ per organizzare il corposo programma composto da oltre 20 eventi. Se suddividiamo la cifra per ogni manifestazione in programma ci ritroveremo la cifra ridicola di 200€ ad attività. Chiediamo chiarezza - continua Esposito - sottolineamo inoltre, il discutibile Format proposto durante la sfilata che prevede la distribuzione di preservativi e lubrificanti per il sesso anale davanti a chiese, scuole, centri di aggregazione giovanile ed. università. Uno spettacolo osceno che il Popolo della famiglia denuncia invitando tutte le associazioni, i partiti, le fondazioni e i gruppi attivi in città a fare altrettanto per chiedere che Mantova non venga svenduta per due caffè in più, non si può passare dall’essere capitale della cultura a capitale della turpitudine.

Ma ancor più grave è come il comunicato si concluda sostenendo che i gay sarebbero portatori di malattie:

Senza poi tralasciare l'aspetto sanitario strettamente legato alla manifestazione. Nel 2017 l’Istituto Superiore di Sanità, aveva lanciato l’allarme sulla diffusione preoccupante dell'epidemia di epatite A tra gli uomini omosessuali. I 583 casi acuti rilevati erano in relazione con l'infezione propagatasi in seguito all'Europride di Amsterdam del 2016.
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