Provita dice che i bambini transessuali sono dei "malati" che vanno cambiati e mai rispettati



Toni Brandi è il cristianissimo predente della cristianissima Provita Onlus, l'organizzazione politica vicina  a Forza Nuova che gode di soldi pubblici per dirci come si debba vivere. Ci dicono che i bambini terminali devono essere condannati ad un innaturale prolungamento dell'agonia attraverso l'abuso dei mezzi medici, così come promuovono fantomatiche "terapie riparative" che possano aumentare l'incidenza di suicidi fra quegli adolescenti che loro disprezzano nel nome di Gesù Cristo. Vuoi vivere? O lo fai come ti dicono loro o loro defecheranno odio sulla tua vita, sulla tua identità e sulla tua famiglia.
In tale clima si inserisce l'ennesimo articolo di promozione transofobica firmato dall'organizzazione di Brandi, ancora una volta volto a creare disinformazione per rigettare la verità scientifica nel nome del mero pregiudizio di un vecchio.

La verità è semplice: gli inibitore della pubertà possono garantire benessere ai giovani transessuali e rendere meno evasiva un'eventuale operazione chirurgica in età adulta. Il loro effetto è temporaneo e mira a non permettere lo sviluppo di elementi sessuali secondari che rischiano di essere oggetto di interventi demolitivi.
Nella storia raccontata dall'organizzazione di Brandi, si parte con una solita venerazione del dio denaro quale strumento per cercare di ottenere consensi da chi spera di potersi arricchire grazie al malessere altrui:

Nei giorni scorsi l’Aifa (Agenzia Italiana per il Farmaco) ha dato il suo assenso all’inserimento della triptorelina, per i bambini che vogliono “cambiare sesso”, tra i medicinali a carico del Ssn.Per il suo potere di inibire la secrezione ipofisaria delle gonadotropine quali l’ormone luteinizzante (LH) e l’ormone follicolo-stimolante (FSH), la triptorelina può ritardare lo sviluppo puberale dei bambini che soffrono di disforia di genere e che quindi non accettano il sesso che la natura gli ha dato. Ritardando lo sviluppo, possono allora sottoporsi a un intervento di riassegnazione chirurgica del sesso che risultarà più facile, dato che il malcapitato paziente non ha ancora caratteri sessuali ben definiti.

Ovviamente si cerca di patologizzare la transessualità, così come si precisa che i transessuali sarebbero dei «malcapitati» dato che Brandi li obbligherebbe volentieri ad essere ciò che sono pur di sostenere che lui sia l'emblema di un modello unico a cui tutti gli altri debbano essere conformati.
Il solo sostenere che i bambini transessuali sarebbero "malati" incapaci di "accettare il sesso che la natura gli ha dato" è una mistificazione criminale.

Vantandosi poi della disinformazione a danno dei loro lettori, scrivono pure:

I nostri Lettori sanno bene quanto la prospettiva di “cambiamento del sesso” sia un’illusione ai danni delle persone con disforia di genere e a vantaggio esclusivo delle case farmaceutiche e delle cliniche specializzate in mutilazioni e ricostruzioni genitali. Le testimonianze in tal senso dall’estero sono agghiaccianti.
L’inganno e la violenza sono ancor più gravi se perpetrati ai danni dei bambini e degli adolescenti. E anche di questo chi non si lascia accecare dall’ideologia si può ben renedere conto.
Purtroppo, però l’ideologia impera. E l’ideologia gender in particolare fa il gioco degli sfruttatori e degli pseudo scienziati alla John Money.

Cosa diavolo c'entrebbe John Money con la transessualità lo sanno solo loro. Se è pur vero che quello è un nome che hanno inserito nella loro propaganda, il paragone tra un fallito tentativo di attribuire un genere diverso ad un bambino a cui era stato accidentalmente amputato il pene con la sessualità di chi ha una diversa identità di genere mostra la bassezza di cui questa gente è capace.

Tornando ancora una volta a sostenere che i bambini transessuali siano un costo e che il suo denaro vale più della vita di un bambino (a meno che non siano un neonato in fin di vita che possa essere strumentalizzato a fini propagandistici), scrivono:

In Italia già dal 2013, al Careggi di Firenze i bambini con disforia di genere potevano cominciare l’iter per il cambiamento di sesso con gli inibitori della pubertà, come la triptorelina. Ora che l’Aifa ha dichiarato utilizzabile anche questo farmaco a spese dei contribuenti probabilmente la pratica si diffonderà più agevolmente.

Ed è dilettandosi ad abusare della professione medica e sancendo tesi basate solo sul pregiudizio, la signora Francesca Romana Poleggi conclude il suo articolo asserendo:

Peccato che nessuno dica che nel 90% dei casi i bambini con disforia di genere guariscono da sé, recuperano spontaneamnete e naturalmente l’accettazione del proprio sesso biologico proprio con quella pubertà che questi medicinali, invece, non fanno arrivare mai…

Ancora una volta sostiene che la transessualità sia una malattia e che si possa "guarire" da un'identità di genere a lei sgradita. Giura anche che la natura sarebbe sinonimo di eterosessualità. Il tutto a spese del contribuente.

Tra i commenti la redazione di Provita Onlus si spaccia per i soliti buon samaritani che promuovono odio per il bene delle persone trans, incapaci di comprendere che la loro vita è sbagliata e che Brandi sa meglio di loro come dovrebbero vivere. Scrivono:

Insomma: a voler davvero il bene di chi soffre di disforia, la disforia bisogna curarla, non assecondarla. Caso per caso, come dice lei: ma piuttosto che curare, a procedere con gli ormoni e le plastiche per la riassegnazione del sesso, c’è tutto un sistema che ci guadagna molto, molto di più…

Ed ancora, reinventando la storia, scrivono:

Le persone (specie bmbini e adolescenti) che finiscono nelle mani di pseudo scienziati (come Money: era solo citato come esempio di pseudo scienziato che non voleva fare l’interesse del paziente , ma il suo) che mirano solo al loro profitto (e certe volte a fare veri e propri esperimenti sui malcapitati pazienti) ce ne sono tanti, tantissimi, troppi. Lei l’ha letto Paper genders o no?

Curioso: per conoscere la "verità" bisognerebbe leggere i libri della loro propaganda, così come Brandi pare ignorare che a chiedere quell'esperimento a Money fossero stati i genitori di un bambino a cui era stato amputato il pene. Preoccupati da come fosse stato privato di qualunque possibilità sessuale, si rivolsero a lui nella speranza che potesse risolvere la situazione. Citare Money in riferimento alla transessualità è oggettivamente una truffa culturale, qui aggravata dal tentativo di modificare persino i fatti pur di promuovere il disprezzo.

Gli effetti della propaganda di Brandi si osserva nei commenti (rigorosamente censurati se non conformi al loro parere) in cui troviamo chi scrive: «È una pratica orribile contro natura e che porta molto spesso alla pazzia e al suicidio . vorrei consigliare ai genitori che vogliono cambiare sesso ai propri figli di leggere il libro ( storia vera) Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza!». Il riferimento è all'abusatissima vicenda di John Money che, però, dimostra esattamente il contrario di ciò che asserisce Brandi e ci mostra gli effetti devastanti di chi vive un'identità non conforme al percepito.
La signora Poleggi getta l'amo e i suoi proseliti ci caschino in pieno, magari invitando i genitori integralisti ad assumere atteggiamenti che garantiscono un maggior numero di suicidi sulla base di false informazioni.
Ed immancabili arrivano le "testimonianze" di chi pensa che tutto possa essere ridotto al proprio vissuto anche se si parla d'altro. Una tizia scrive: «Anche io da piccola, bambina maschiaccio, ho avuto una crisi di identità sessuale proprio perché ho raggiunto la pubertà in ritardo rispetto ai miei coetanei, crescendo ho capito di essere una femmina a tutti negli effetti».
C'è poi chi dice che se a Brandi viene negata la possibilità di promettere "cure" per i gay, allora bisogna impedire il rispetto dell'identità delle persone trans: «Vorrei segnalare -scrive- una contraddizione mastodontica che va denunciata pubblicamente. È proibito intervenire in qualsiasi modo per riorientare le tendenze omosessuali. anche se l’intevento è richiesto dall’interessato che si sente a disagio. L’omosessualità dicono gli psicologi italiani non è una malattia e quando non c’è malattia, non si interviene medicamente. Il disagio degli omosessuali viene spiegato con la cosiddetta “omofobia interiorizzata”. C’è addirittura un disegno di legge che prevede pene severissime per chi intervenisse medicamente sui minori per un cambio di orientamento. Come non vedere la contraddizione: dunque lo stato bio-psichico maschile e femminile è una malattia e per questi interventi non vale la proibizione? È ovvio: lo stato maschole e femminile è considerato non naturale! Questa è ginecofobia e androfobia che è ormai ora di denunciare pubblicamente in tutte le sedi».
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