Costanza Miriano: «L'omofobia non esiste e i gay possono essere riparati»



Costanza Miriano giura su Dio che l'omofobia non esista. Lo ha fatto in occasione della Giornata mondiale contro l'omofobia, affermandolo nero su bianco dalle pagine del suo blog:

Forse se non avete ancora aperto i giornali potete non saperlo, ma a breve ve lo diranno in tutte le salse, oggi è l’IDAHOT, acronimo delle parole inglesi che servono per dire che è la giornata internazionale contro l’omofobia e tutta quella miriade di sigle per indicare la stessa cosa. Il fuffaday. Già, perché l’omofobia non esiste – non esiste nessuna fobia, nessuna patologia. Esistono invece posizioni culturali che possono legittimamente non essere condivise, ma che hanno un ampio fondamento scientifico e una lunga storia e serie motivazioni, di chi ritiene che l’attrazione verso lo stesso sesso non sia una variante della sessualità umana. Ma siccome nessuno può imporre a nessun altro cosa pensare, l’argomento dovrebbe essere chiuso qui, senza bisogno di giornate mondiali.

Insomma, lei avrebbe il diritto di sostenere che i suoi pruriti sessuali la renderebbero superiore agli altri , così come le piace sostenere che l'Oms e l'intero mondo scientifico si sbaglierebbero nel ritenere naturale l'omosessualità dato che lei prova piacere a pensare l'opposto e a giurarlo nel nome della Madonna durane i comizi che organizza in chiese ed oratori.

La donna diece che «l’IDAHOT a qualcosa serve: è un’ottima occasione per parlare di un libro che esce fra una settimana esatta, un grande libro di Daniel C. Mattson che si chiama Perché non mi definisco gay, Come mi sono riappropriato della mia realtà sessuale e ho trovato la pace, edito in Italia da Cantagalli con la prefazione del Cardinal Robert Sarah».
Il riferimento è a un volume in cui si sostiene che l'omosessualità debba essere intesa come una «malattia» da «curare». E per chi fosse restio alle «terapie» integraliste, l'unica soluzione è quella di essere costretti alla più assoluta castità in virtù di come solo la Miriano avrebbe diritto di poter far sesso. Ed è così che scrive:

E’ la storia di un bambino che si sente inferiore agli altri, a disagio, ma che non è sfiorato dall’idea di essere omosessuale, o di avere rapporti con degli uomini:
“La ragione più grande per cui rifiuto di definirmi gay è semplice: penso che non sia oggettivamente vero. Focalizzarsi sui sentimenti porta le persone lontano dalla loro realtà di figli di Dio nati maschi e femmine. Dobbiamo imparare a distinguere la nostra identità dalla nostra attrazione sessuale, dal nostro comportamento. Non è quello che “sentiamo” che deve regolare la nostra vita, altrimenti passeremmo col semaforo rosso solo perché, appunto, ce lo “sentiamo”. Esiste una oggettiva verità che ci protegge, fatta per il nostro bene”.
Vedere come questa storia si evolve è intrigante come un romanzo, e senza rovinare il gusto di leggere posso dire che il contesto culturale e le forti pressioni hanno avuto un grande peso nella storia di Daniel, e in come le ferite della sua storia personale lo hanno portato a scegliere alcune condotte per “ripararsi”. Proprio per questo segue una sezione del libro di acuta, informatissima e intelligente analisi degli strumenti della propaganda omosessualista, che si gioca innanzitutto sulla scelta delle parole – gay e omofobia sono fra queste. Infine c’è la proposta di fede, attraverso la quale si intuisce come in ogni cammino, anche quelli apparentemente davvero pesanti da percorrere, c’è la possibilità di un’intimità privilegiata con Dio.

Parole violente e pericolose. Non solo l'Oms riconosce l'assurdità delle teorie che la signora Miriano prova a spacciare per «scientifiche», ma provato è come l'atteggiamento promosso dalla signora sia causa di atti di autolesionismo o suicidi tra chi non viene accettato. Eppure lei, eterosessuale che si crede superiore agli altri per diritto di nascita, pare dire che è disposta a veder morire qualche adolescente pur di gridare al mondo quanto si reputi migliore degli altri.
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