Filippo Savarese testa il livello di indottrinamento ai propri proseliti. Loro rispondono citando a pappagallo i suoi slogan contro la vita e le famiglie



Sono ormai anni che il fondamentalismo cristiano propaganda una fantomatica «ideologia gender» che viene sistematicamente utilizzata come spauracchio per impedire qualunque forma di educazione alla sessualità o al rispetto.
In più occasioni Gianfranco Amato ha dichiarato il loro fantomatico "gender" non avrebbe nulla a che vedere con l'orientamento sessuale o l'identità di genere, ma si tratterebbe di un qualcosa basato sulla possibilità di poter «scegliere» se essere maschi o femmine. Una follia, dato che nessuno ha mai sostenuto che l'orientamento sessuale o l'identità di genere si possano essere considerati «una scelta». Casomai sono proprio gli integralisti alla Mario Adinolfi o alla Toni Brandi a spergiurare nel nome di Dio che il loro Luca Di Tolve possa inculcare sensi di colpa negli adolescenti gay sino a spingerli a provare un tale odio verso sé stessi da fingersi non conformi alla loro idea di sessualità, ma pare che quell'assurdità non venga mai fatta rientrare nella lor teorizzazione di uno spauracchio che serve solo ad alimentare odio, non certo a contrastare chi spaccia omofobia. Anzi, quando Luca di Tolve dice di essere sposato e dichiara di aver scelto la castità nella sua unione, loro non mettono neppure in dubbio l'ipotesi che forse non sia "diventato" così etero come loro amano spergiurare nel cercare di incitare i genitori a non accettare la natura dei propri figli.

È dunque basandosi su vergognose semplificazioni e becero populismo che personaggi alla Filippo Savarese vanno in giro a raccontare che, in virtù di quanto a lui piaccia fare sesso con donne, si debba ritenerli la massima espressione del creato e si debba ritenere che Dio li preferisca agli altri in un mondo binario in cui ogni differenza è vista come una minaccia a quella che sostengono debba essere ritenuta la loro supremazia. A detta loro, il mondo non può prevedere realtà molteplici dato che tutto deve essere giudicato condannato sulla base del loro vissuto e dei loro pruriti.
Giusto per assicurarsi la possibilità di fomentare maggiore violenza e odio, Filippo Savarese ama anche dichiarare pubblicamente che lui sarebbe eterosessuale solo perché a scuola gli hanno detto che essere gay era sbagliato e non perché la sua natura lo spingerebbe in una direzione piuttosto che in un'altra. Una frase assurda, ma sufficiente a spingere i suoi proseliti a temere che qualcuno possa "rendere" gay quei bambini che loro esigono siano eterosessuali.

Dalla pagina di una delle sue organizzazioni integraliste (va ricordato che, insieme al resto del direttivo dell'ex Manif pout Tous, Savarese ha svenduto i suoi proseliti alla CittizienGo dell'integralista spagnolo Ignacio Arsuaga ed è da lui che si oggi fa pagare per promuovere omofobia con i finanziamenti che giungono da Mosca), lancia un surreale sondaggio tra glia adepti:



Non chiede opinioni, chiede solo che gli altri cerchino di argomentare quello che lui giura debba essere ritenuto un dato di fatto: ai bambini non va detto che la sessualità non è necessariamente binaria ma che esistono maggiori sfumature. Vuole che non glielo si dica perché esige possano essere lasciati liberi di maturare pregiudizi contro ciò che non conoscono, magari tramutando la loro infanzia in in infermo qualora quei bambini siano parte del gruppo a lui sgradito.
Il suo metodo propagandistico equivale a lanciare sondaggio come: «Perché agli studenti non bisogna dire che esistono i colori e li si deve indottrinare a ritenere esista solo il bianco e il nero?». Non c'è spazio per l'opinione, solo il dovere di aderire all'ideologia che Filippo Savarese sta promuovendo conto la vita, la dignità e le famiglia di milioni di adolescenti che lui esige vengano privati dal diritto alla dignità.
I suoi scopi sono ben evidenti guardando come festeggi e parli di «vittoria» dinnanzi alla sua amata Lega di Salvini (ossia il partito che ha introdotto il senato il loro adepto Simone Pillon) che annuncia di aver tolto ogni tutela agli adolescenti lgbt attraverso l'annullamento delle politiche di contrasto alla discriminazione nel Friuli Venezia Giulia.

A rispondere alla sua chiamata sono principalmente personaggi che ostentano tricolori ad indicare la propria appartenenza alla destra politica o quel nut che dovrebbe indicare i cristiani perseguitati (anche se, a causa dei soliti noti, oggi appare come un marchio di discriminazione che contrassegna chi non vuole i gay, non vuole gli stranieri e non vuole che le donne godano di pari dignità).
Interessante è osservare come i nomi siano sempre gli stessi: personaggi che passano le loro giornate a scrivere messaggi omofobici sulle pagine di tutti i gruppi integralisti. Ed interessante è anche come citino a memoria la propaganda promossa dal fondamentalismo: se Amato cita loro una studiosa del secolo scorso, loro negano che gli studi siano andati avanti. Se Kiko Arguello giura che «l'Oms vuole diffondere l’omosessualità per limitare le nascite», loro ripetono fedelmente quella teoria. Non c'è sostanza nelle loro parole, solo la vuota ripetizione degli slogan con cui il fondamentalismo tenta di giustificare omofobia, transofobia e misoginia.

























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