Silvana De Mari torna ad affincare Luca Di Tolve per sostenere che l'omofobia non esista e che l'omosessualità sia contro natura



Un gruppo fondamentalista denominato Unione apostolica Fides et Ratio risulta il promotore di un convegno anti-gay dal titolo «"Omofobia" e omosessualismo: il falso mito e lo stile di vita contro natura».
Ci troviamo dunque dinnanzi a personaggi che già nel titolo ricorrono all'uso di virgolette per negare l'esistenza dell'omofobia (da loro definita come «un mito») e si spergiurano che l'omosessualità non sarebbe un orientamento sessuale, ma «uno stile di vita» che debba essere ritenuto «contro natura».



L'ospite d'onore è Luca Di Tolve, promotore di quelle screditatissime teorie di Nicolosi che risultano provata causa di innumerevoli suicidi tra adolescenti. Nel manifesto si precisa anche che i presenti avranno la «possibilità esclusiva di acquistare il libro di Luca Di Tolve», ossia il testo in cui lui sostiene che i gay siano satanici o che l'omosessualità sarebbe una conseguenza di padri assenti. Surreale è come il manifesto sostenga anche che sarebbe importante mettere mano al portafogli per «diffondere un testo di grande aiuto per molti».

Al suo fianco c'era anche la solita Silvana De Mari, senza ritegno nel suo accreditarsi come «medico endoscopista e psicoterapeutica» per promuovere torture vietate dagli ordini professionali a causa dei danni arrecati alle vittie. Non si fa neppure presente che la donna risulta indagata dalla Procura per promozione d'odio in merito alle sue affermazioni anti-gay.
Con loro c'era pure monsignor Antonio Livi, accreditato come «professore emerito di filosofia della conosceza nell'università Lateranense». Anche in questo caso il manifesto pare dimenticarsi di citare che lui sia anche il fondatore e proprietario di quella Fides et Ratio che ha organizzato l'evento.

Stando ai numeri della loro diretta Facebook, i sei spettatori collegati indicherebbero lo scarso interesse suscitato da simili manifestazioni di promozione dell'intolleranza, ma la capillare diffusione dei manifesti all'interno delle reti integraliste parrebbe indicare una volontà ben precisa: con la complicità di alcuni prelati, si vuol far passare l'idea che l'odio sia legittimo e gradito a Dio.
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