Verona si rivolta davanti ai migranti abbandonati in strada, condannati a dormire in stazione in attesa dell'esito della loro richiesta di asilo



Ieri mattina, a Verona, una cinquantina di cittadini hanno protestato davanti ai cancelli della Prefettura per denunciare una grande ingiustizia.
Sette ragazzi, richiedenti asilo (senza smartphone e vestiti griffati) erano da mesi ospiti della coop San Francesco. Venerdì 13 luglio sono stati trasferiti in uno stabile in condizioni precarie, situato in una contrada nella località di Castagnè, nel comune di Mezzane di Sotto, nell'est veronese.
Sono stati accolti da un comitato spontaneo di residenti, alcuni ad esprimere perplessità reali, altri erano lì ad ulare contro di loro, a realizzare video da mettere sui social o a minacciarli se avessero osato restare lì. Ben presto sono arrivati anche i camerata di Forza Nuova e Verona ai Veronesi.
I sette ragazzi non si sono rifiutati di entrare, ma hanno semplicemente chiesto tempo e spiegazioni. Avevano ragionevoli timori, dato che rimanere in quel luogo, con quella tensione sociale sarebbe stato difficile. E sarebbe stato lontano anche dai posti di lavoro che alcuni di loro avevano trovato a Bovolone.
Cinque giorni dopo i sette ragazzi hanno ricevuto la revoca dal progetto di accoglienza. Ciò non significa espulsione o allontanamento dal territorio, significa esclusivamente una condanna alla strada, a dormire in stazione in attesa che la commissione territoriale di Verona si esprima sulla loro richiesta d'asilo.

La denuncia è delle associazioni Assemblea 17 dicembre, Potere al Popolo Verona, Circolo Pink, Laboratorio Autogestito Paratodos, Equilibrio Precario, Suburban, Azione Antifascista Verona, PCI-FCGI Verona, Adl Cobas Verona, Verona in comune, Sinistra in comune, Anpi-sezione provinciale Verona, Possibile Verona, Cub verona, LAOV Lavoratori auto-organizzati Orma Verona, Sportello Migranti USB Vicenza e One Bridge To Idomeni. In una nota congiunta, osservano:

I sette ragazzi sono capri espiatori.
Pagano gli “interessi” in termini di consenso all'eterna politica dell'emergenza permanente anche davanti al crollo radicale dei numeri di un'invasione che non è mai esistita.
Pagano sulla loro pelle il segnale politico che il nuovo corso di governo vuole comunicare, stringere i nodi dell'accoglienza per produrre clandestinità, precarietà, emarginazione,
Pagano sulla loro pelle il “famigerato” business dell'accoglienza che la coop San francesco incarna perfettamente, lucrare sui finaziamenti fornendo il minimo, confinando irresponsabilmente in situazioni inaccettabili persone che dovrebbero tutelare.
Pagano il grottesco tentativo della coop San Francesco di strizzare l'occhio ai movimenti populisti, dimostrando fermezza e non "buonismo".
Questa mattina abbiamo reclamato la reintegrazione dei sette richiedenti in accoglienza e, per questo, abbiamo chiesto che una piccola delegazione di richiedenti e associazioni solidali fosse ricevuta in Prefettura. L'incontro c'è stato, ma il Capo di gabinetto si è dimostrato ostile e ha dichiarato che nessuna trattativa è possibile. La loro logica è di punirne sette per colpirli tutti: non possono e non devono pretendere nulla, ringraziare e tacere anche davanti alle violazioni più eclatanti.
Non vogliono creare un precedente.
A ciò rispondiamo che siamo noi che non vogliamo si crei un precedente: le misure di revoca non possono e non devono diventare un modo per intimidire i richiedenti asilo, per zittirli e costringerli in situazioni sempre più precarie e marginali.
Anche domani, e per tutto il tempo necessario, saremo al loro fianco, in Piazza dei Signori a partire dalle ore 9, a pretendere che giustizia sia fatta ...o, prendendo a prestito parole di altri, che la legalità sia ripristinata.
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