Zambrano invita a pregare contro i gay ed esulta alla messa omofoba voluta dal vescovo di Imola


I gay offendono Dio. È questo il messaggio quotidianamente promosso da La Nuova Bussola Quotidiana attraverso continue diffamazioni contro i gay. La malafede del sito ciellino pare evidente dato che la stessa gente che sostiene che i gay bestemmierebbero Dio sono gli stessi personaggi che aggrediscono e insultano i preti che osano accogliere i gay credenti.
Evidentemente Cascioli non sa cosa farsene di un Dio che non può essere stuprato per promuovere omofbia, sessimo e xenofobia e quindi ogni giorno si inventa una fantomatica la volontà di Dio che possa benedire le sue mire politiche per la promozione dell'ultra-destra mediante la benedizione delle più perverse forme d'odio.

L'ennesimo attacco è a firma del solito Andrea Zambrano, autore di un articolo dal titolo "Riparare si deve, vescovo smentisce la linea di Avvenire". la premessa è dunque il loro sostenere che si debba scegliere l'opinione di un singolo se ciò che fa comodo per smentire l'opinione di una pluralità di religiosi. Il tutto, ovviamente, per benedire azioni di pura violenza perpetrati contro i gay da fondamentalisti che agitano rosari come se fossero strumenti di offesa.

Scrive Zambrano:

Riparare con la preghiera le offese alla religione cattolica da parte di un gay pride si può. O meglio, stando a quanto disposto dal vescovo della diocesi in provincia di Bologna, è necessario. Il comunicato pubblicato sul sito diocesano non lascia spazio a dubbi né a interpretazioni accomodanti all'insegna del clerically correct. Mentre sono ormai diversi i vescovi in Italia che, vuoi per quieto vivere, vuoi per paura dell’opinione pubblica censurano i comitati spontanei di fedeli che si riuniscono per riparare con la preghiera le offese a Dio e al culto cattolico che i gay pride ostentano con superbia e arroganza, a Imola accadrà proprio l’inverso.

Criticando le affermazioni ritenute troppo poco omofobe di chi si dice »addolorato» dall'esistenza dei gay ma non da un Adinolfi che occupa gli altri delle chiese per vantarsi di quanto a lui piaccia penetrare donne che dice debbano sottomettersi a lui in nome di Paolo di Tarso, Zambrano aggiunge:

Qui ad approvare la messa di riparazione celebrata da un sacerdote diocesano nella chiesa del Suffragio, è stato proprio il vescovo Tommaso Ghirelli. Questi, evidentemente incurante dei diktat che sono giunti nei giorni scorsi da Avvenire, che in un editoriale ha sostanzialmente condannato le preghiere di riparazione in quanto «rischiano di allontanare ancora di più i cattolici con orientamento omosessuale», ma profondamente addolorato per quanto accaduto sabato scorso in città, ha fatto il suo mestiere, che è quello di custodire il bene più prezioso della fede e ha dato il suo via libera alla messa non solo pubblicando l’annuncio sul sito diocesano, ma condannando anche con parole di fuoco le gravissime bestemmie che alcuni giorni prima hanno lordato la cittadina emiliana.
Al gay pride di Imola del 21 luglio infatti - ormai ogni città ne ha uno, è come la sagra del patrono - ci sono state molte bestemmie rivolte a Dio, segno che il Pride, ma non lo si scopre certo adesso, non è solo una manifestazione di orgoglio “omosex”, ma è fondamentalmente una kermesse di rivendicazioni anticattoliche.

Sinceramente non se ne può più. Con che coraggio in signor Zambiano si permette di sostenere che i gay sarebbero anticattolici a sfregio del sentimento religioso dei gay. Leggesse i Vangeli al posti di brandirli contro il prossimo, forse saprebbe che è Satana a chiedere che la gente sia allontanata da Dio e quindi è per suo conto che sta operando.
Ma davvero il signor Zambriano non si rende conto che sono le sue parole ad essere bestemmie? E perché mai il signorino si dimentica di dire ai suoi lettori che le sue accuse riguardano un sito leghista che ha pubblicato quanto accaduto in una piazza isolata distante dalla moltitudine di persone che manifestavano così come chiaramente si può vedere dalle immagini?
Cavalcando l'ennesima bufala creata per fomenta odio e per negare i più basilari diritti costituzionali dei gruppi sociali a lui sgraditi, aggiunge:

Il comunicato della diocesi, firmato dal portavoce del vescovo infatti parla chiaro: «La manifestazione di sabato 21 luglio ha visto sfilare dalla stazione di Imola a piazza Matteotti un corteo di donne, uomini e alcuni bambini che hanno inneggiato alla libertà di espressione sessuale. Tra i cartelli spiccava la bandiera arcobaleno con la scritta Pace. Molti slogan lanciati hanno contraddetto quella scritta: incitazioni a odiare una forza politica, insulti alle forze dell’ordine, ripetute luride bestemmie in piazza Matteotti. La Diocesi di Imola deplora con forza il comportamento di chi in nome della libertà calpesta la libertà degli altri, offendendoli nelle loro convinzioni più profonde. I cattolici non temono le offese e pregano per i loro offensori, ma non accettano di confondere la libertà con la prepotenza e l’arroganza».
Poi in conclusione l’annuncio: «Domenica 29 luglio alle 10.30 si terrà una messa di riparazione nella chiesa del Suffragio di Imola, celebrata da don Giuseppe Giacomelli».
Insomma: niente comitato di riparazione che trova le porte delle chiese chiuse, come successo in altre città italiane; niente vescovi che si la svignano facendo finta di nulla e raccomandando solo decoro (Pompei) e neppure uffici di curia che, condannando i riparatori, strizzano l’occhio a chi, uomo, scende in strada in tanga irridendo la fede cattolica (Bergamo). A Imola c’è un vescovo che ha ancora il senso del sacro e che ha compreso che un atto pubblico blasfemo e sacrilego va riparato per il bene di tutti, prima di tutto per Dio. Chissà cosa ne pensarà Avvenire? Uno dei tanti editori del giornale dei vescovi che agisce contro la linea editoriale stabilita dal giornale.

Sarà, ma se Zambruiano pare provare eccitazione sessuale all'idea di pregare contro qualcuno, il fatto che una chiesa permetta una funzione religiosa blasfema in cui promuovere menzogne nel nome di Dio pare un atto di cui qualcuno renderà contro. Speriamo quantomeno che il vescovo non creda a Dio o saranno cavoli amari quando dovrà dargli conto delle sue azioni.

Facendo molta attenzione a non citare che la richiesta provenga dal partito di Mario Adinolfi, Zambriano conclude:

La richiesta della messa di riparazione nasce dalla Fraternità Laica Domenicana di Imola che ha scritto una lettera al presule mostrando «l’oltraggio di piazza Matteotti che macchia indelebilmente la storia civile di Imola e rimarrà a lungo una ferita sanguinante nel cuore dei cattolici imolesi e di ogni persona animata da genuino sentimento religioso». Si fa riferimento a un video che circola su Youtube e si chiede «umilmente al vescovo Tommaso Ghirelli di celebrare un rito pubblico in riparazione dell'oltraggio blasfemo, da realizzarsi auspicabilmente nella stessa piazza teatro del vergognoso evento».
Ghirelli ha risposto dando il via libera. E da quanto risulta alla Nuova BQ, il prelato che in questi giorni è fuori città tornerà a Imola oggi. In tempo - secondo alcuni, ma la notizia non è confermata - per celebrare personalmente la messa di riparazione di domani. Anche se assente però, la pubblicazione della notizia della messa nella home page del sito mostra chiaramente che i vescovi non sono tutti come quelli a cui le cronache recenti ci hanno abituato. Ultimo caso ad esempio il vescovo di Rimini Lambiasi che ha congedato il comitato di riparazione con un poco diplomatico «grazie, ma i cattolici non fanno questo tipo di preghiere». Infatti. Tempo alcuni giorni e a smentirlo è arrivato proprio un suo confratello nell’episcopato.

E l'odio è servito.
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