Il Giornale prova a fare leva sull'omofobia per screditare Macron: «Fu sostenuto dalla lobby della gay ed ora i gay governano la Francia»



In prima linea nel promuovere odio omofobico nella società, Il Giornale pare non perdere perde mai occasione per sostenere che esisterebbe una fantomatica «lobby gay» e che gli eterosessuali dovrebbero temerla. Praticamente è quello che i nazisti dicevano degli ebrei prima di iniziare a costruire i campi di sterminio.
Un nuovo caso di uso politico dell'omofoba è contenuto in un articolo intitolato "Omosessuali perversi. Il re dei giostrai di Parigi contro la lobby dei gay" in cui un tal Francesco De Remigis scrive:

«Lgbt fuori dalla Francia». La scritta apparsa lo scorso giugno alla vigilia del gay pride di Parigi sembrava una delle tante provocazioni d'occasione; come le strisce pedonali arcobaleno vandalizzate nella capitale francese. Ma a pochi mesi di distanza il tema della diversità irrompe nel dibattito pubblico e scatena interrogativi d'ogni genere sul potere della presunta lobby omosessuale, già protagonista dell'ambiguo sostegno alla campagna di Emmanuel Macron. Non solo nella capitale francese, che vanta 5mila matrimoni gay celebrati in cinque anni dalla legalizzazione delle unioni tra persone dello stesso sesso. Ma nell'intera Francia.

Il tentativo pare quello di voler screditare quel Macron che non piace a Salvini, ricorrendo ad una narrazione che possa strizzare l'occhio ai lettori più omofobi ed intolleranti attraverso il sostenere sia il presidente dei gay. Già, perché se Salvini si proclama «espressione del popolo» nonostante l'83% degli elettori non l'abbia votato, la stampa che lo promuove mette in dubbio un predidente votato dal 66,1% degli elettori contro il 33,9% che si è espresso a favore di le Pen. Evidentemente la matematica è un'opinione.

Parte così l'attacco, rilanciando la poco interessante opinione di un vecchi, forse scelto perché utile ad attaccare il popolo francese e la sua rappresentanza democraticamente eletta:

Portavoce della nuova denuncia, il 78enne Marcel Campion, nell'occhio del ciclone per aver attaccato uno dei simboli della lotta all'omofobia, Bruno Julliard, vice sindaco di Parigi (che per altre ragioni si è dimesso settimana scorsa in disaccordo con la sindaca Anne Hidalgo). «Non ho niente contro gli omosessuali, di solito dico froci, ma mi è stato detto che non dovremmo più dirlo, non ho nulla contro di loro, tranne che sono un po' perversi, specie quelli che sono al municipio». Le parole di Campion, invitato domenica sera a chiarire in tv su Lci, risalgono al 27 gennaio, quando il «re del quartiere fieristico», patron della ruota panoramica di Place de la Concorde dismessa dall'attuale amministrazione, presentava il movimento «Parigi Liberata» in vista delle municipali 2020.

Si passa così a raccontare che i gay sarebbero corrotti e che privilegerebbero i gay agli eterosessuali. Il tutto, da copione, non senza dimenticarsi di sostenere che non ci sarebbe omofobia nell'insulto e nella sterile generalizzazione basata su una critica contro chi condivide il medesimo orientamento sessuale:

Liberare la capitale e la Francia da cosa? Il riferimento è alla carriera folgorante del 37enne vicesindaco: già assistente dell'ex primo cittadino Bertrand Delanoë (omosessuale dichiarato), poi vicesindaco di Anne Hidalgo, accusato d'aver fatto carriera grazie alle lenzuola e d'aver privilegiato le associazioni Lgbt rispetto ad altre con l'iniezione di personale militante negli uffici del Comune: «L'intera città ora è governata da omosessuali», sentenzia Campion, prima di affrontare la bufera mediatica seguita alla pubblicazione del video con le parole incriminate: «Sono tutto tranne che omofobo, avete frainteso, pensate alla rabbia che avevo in quel periodo contro Julliard, ci aveva sbattuto fuori dal mercato di Natale e stracciato il contratto per la ruota».

La condanna non risparmia due eventi internazionali ospitato da Parigi, incuranti ci come abbiano portato soldi e turisti in città. Evidentemente a quelli de Il Giornale i soldi dei gay e le manifestazioni a loro rivolte non piacciono:

Una carriera, quella di Julliard, che ha visto l'ascesa della Parigi arcobaleno, sia in seno all'amministrazione cittadina, sia nella gestione di piazze ed eventi, denuncia il «re dei giostrai»; come i Gay Games, i mondiali della diversità organizzati ad agosto nella capitale. «Parole prese fuori contesto», si difende in tv. Presto dovrà farlo anche in tribunale, visto che ieri è stato denunciato dal diretto interessato e Sos homophobie.

Si passa così al ribadire ancora una volta che non ci sarebbe omofobia in quei deliri, rilanciando scrupolosamente tutte le  voci che cercano di screditare Macron attraverso il sostenere che sarebbe gay e che quell'ipotesi sarebbe un male. Ancora una volta, l'impressione è che si voglia far passare un paragone con l'eterosessualissimo Matteo Salvini, quello che le donne le rappresenta come bambole gonfiabili ai suoi comizi e che ostenta i suoi pruriti sessuali al punto da mostrarsi come il maschio che ha ingravidato l'amante mentre era ancora sposato e che poi ha iniziato a collezionare fidanzatine da cambiare come se fossero calzini:

In suo soccorso, una serie di tweets del deputato 35enne della République En Marche Joachim Son-Forget: «Non c'entra nulla l'omofobia, smettetela con questo linciaggio mediatico, ha detto anche cose giuste nel suo discorso». Doppia polemica e doppia condanna dalla maggioranza presidenziale, già scossa dal tema della presunta omosessualità di Macron e della sua carriera lampo: in pieno affaire Benalla, il presidente smentì che il bodyguard 26enne fosse il suo amante, lo stesso fece alla vigilia dell'elezione, quando fu accusato d'avere una «doppia vita» col direttore di Radio France, Mathieu Gallet.

Siamo dunque oltre la macchina del fango, in un vergognoso uso politico dell'omofobia come mezzo per promuovere odio contro chi dissente dalle opinabili politiche del Carroccio.
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