Il Giornale si appella a Salvini: «Contro i negroidi, liberaci dall'Eurozona e sia fatta la volontà di Putin»



Continua senza sosta la promozione dell'antieuropeismo da parte de Il Giornale. Appellandosi a Matteo Salvini come se si trattasse del proprietario del Paese, è il solito imprenditore Andrea Pasini a firmare un articolo intitolato "Per salvare l’Italia bisogna uscire immediatamente dall’Eurozona: Matteo Salvini liberaci da questo cappio che sta soffocando gli italiani".

Noto per le sue pozioni integraliste, razziste, nazionaliste e pro-leghiste, Pasini sostiene che l'economia italiana sia paragonabile a quella Inglese e giura che non avremmo problemi ad isolarci dal resto del mondo. Senza curarsi delle evidenze, sentenzia: «È passato parecchio tempo da quando il Regno Unito è uscito dall’Eurozona e per buona pace di tutti, sopratutto degli Inglesi questa nazione vive molto meglio di prima e non ha subito nessuna problematica ne di tipo finanziario e ne di tipo economico». Il tutto per sentenziare che «senza l'Unione europea si può tranquillamente vivere, e forse anche meglio. Il Moloch di Bruxelles infatti non serve a nessuno, se non alle lobby economico-finanziarie che ne traggono benefici (facendo pressioni sul Palazzo) e alla Germania che la utilizza come dominio esclusivo dal quale arricchirsi, naturalmente sulla pelle delle altre nazioni e degli altri popoli, via via espropriati di identità, di sovranità, oltreché dei propri risparmi».
Ed ancora, strizzando l'occhio al nazionalismo più sfrenato, Pasini aggiunge che gli italiani sarebbero «ridotti a nulla e asserviti ai Poteri forti e invisibili, come da tempo denuncia un leader vero come Vladimir Putin. Allora ben venga la fuga dall'Unione, se quest'Europa fa acqua da tutte le parti».

Segue il più classico del populismo, come il sostenere che non ci sarebbero problemi a far crescere il debito pubblico (quello dell'Italia è il più alto d'Europa) e che quei cattivoni di Bruxel «ci costringono in uno stato di perpetuo rigore e sofferenza». Ed ovviamente dice che «l'Europa non è riuscita né a controllare né a gestire» l'immigrazione e che ne avrebbe «scaricato tutto il peso sui Paesi mediterranei, non applicando mai un vero piano di distribuzione dei migranti». Non viene detto che l'Italia accoglie meno miranti della Germania o che Salvini fosse al governo quando l'Italia ha firmato gli accordi che le imponevano di occuparsi dei richiedenti asilo dopo che una legge leghista ha imposto a tutti i migranti di farne richiesta.
Pasini lamenta poi che l'Europa avrebbe sbagliato politica «non chiudendo mai le frontiere esterne, con una strategia che avrebbe potuto scongiurare l'invasione e l'avvento di un continente fatto da “negroidi”, come lo definiva il conte Kalergi». E come autorevolissima fonte delle sue teorie, Pasini cita nomi noti del fondamentalismo e del razzismo:

È anche la tesi di una delle voci più autorevoli in materia, Magdi Cristiano Allam, che ha parlato del rischio di modifica dell'Unione Europea in qualcosa di molto simile alla Umma, la Grande Nazione islamica, una sorta di califfato occidentale, connotato da alcune caratteristiche di fondo: il mito della società multiculturale, da cui la mutazione genetica dello stesso concetto di “civiltà europea”; la predispozione a lasciarsi imporre la fede altrui, che diventa terreno fertile perché attecchiscano le versioni più estremiste e radicali dell'islam; la colonizzazione islamica di natura economico-finanziaria che presto si traduce anche nell'applicazione delle sue leggi in materia giuridica (vedi la sharia). Uno scenario preoccupante, ma non troppo remoto, da cui la Gran Bretagna ha voluto tenersi alla larga, almeno finché era ancora in tempo. Perché in ballo qui c'è la nostra indipendenza e la nostra libertà da almeno due “tiranni”: da un lato l'affrancamento dalla sottomissione al mondo islamico; dall'altro il nostro smarcamento dalle élite finanziarie di Bruxelles. E in entrambi i casi è in gioco la possibilità di riappropiarci del nostro destino e di decidere (liberamente, sì) del nostro futuro. Gli inglesi lo hanno già fatto. Quando saremo disposti a farlo anche noi? Mi auguro presto perché ne va del nostro presente, ma sopratutto del futuro dei nostri figli.

Poteva mancare il tirare in ballo i bambini? Ovviamente no. Ed ovviamente se ne esce concludendo: «E sì, perché i nostri figli, intesi come le nuove generazioni di italiani, se noi non lottiamo oggi per garantirci e garantirgli un futuro migliore, purtroppo dovranno vivere una vita da schiavi a casa loro. E questo non lo possiamo assolutamente permettere».
2 commenti