La Lega contro il protocollo umbro per il contrasto all'omofobia: «Intervento coercitivo da parte del pensiero di una minoranza»



Sembra proprio che la Lega di Matteo Salvini voglia ad ogni costo essere identificata come un partito ostentatamente omofobo. È contro la firma del protocollo umbro per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere che il segretario locale del Carroccio, Ferdinando Piazzoli, ha dichiarato:

La sottoscrizione, da parte del Sindaco del Comune di Marsciano del Protocollo attuativo della L. Reg. 3/2017 (omofobia e gender) anche in qualità di Comune Capofila della zona sociale 4 , lascia veramente l’amaro in bocca. Questa decisione, di chiarissima matrice ideologica, è certo riconducibile ai diktat della Governatrice dell'Umbria Catiuscia Marini la quale – in totale e stridente contrasto con il parere negativo espresso da autorevolissimi rappresentanti istituzionali come il Prefetto di Perugia e quello di Terni , il Comandante della Legione dei Carabinieri, il Rettore dell'Università di Perugia e infine la Dirigente dell'Ufficio Scolastico Regionale – ha deciso di portare avanti questa discutibilissima iniziativa. Questo protocollo, che peraltro è in contrasto con la stessa Legge Regionale di cui dovrebbe rappresentare attuazione, di fatto consente alle associazioni gay e lgbt di intervenire nel processo educativo e formativo scolastico dei nostri figli.

Spergiurando l'esistenza di una fantomatica «ideologia gender» e cercando di incutere paura tra la popolazione, i leghisti giurano che l'dentità sessuale dei bambini sia in pericolo e che l'educazione sessuale sarà promiscua. Ed è sempre ribadendo la loro teoria sul fatto che le maggioranze dovrebbero poter liberamente discriminare ogni minoranza che il leghista parla di un «intervento coercitivo da parte del pensiero di una minoranza». Giurano che "qualcuno" obbligherà i poveri genitori omofobi a subire «lezioni riguardo l'identità sessuale a scuola, soprattutto da parte di chi del proprio orientamento sessuale ha fatto una bandiera da sventolare in ogni possibile occasione». Poi, rispolverando gli slogan neofascisti, asseriscono che l'educazione sarebbe una «prerogativa principale dei genitori» in quello che loro dicono sia «un ambito tanto delicato».
Cosa ci sarebbe di «delicato» nel dire che alcune persone provano attrazione verso persone del proprio sesso non lo spiegano. Ancor più dato che il protocollo affida alle «aziende unità sanitarie locali e dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari» il compito di promuovere e assicurare «adeguati interventi di informazione, consulenza e sostegno per rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di accettare ed esprimere il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere» e a sostegno «dei genitori per aiutarli ad esercitare il loro ruolo di educatori».
Insomma, ancora una volta basta leggere le carte per confutare le teorie complottiste di chi spera di trarre un profitto da stereotipi e odio sociale.
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