La leghista diffamò l'assessora con bufale omofobe. Ora dovrà finanziare un progetto contro l'omofobia



Giuliana Livigni, candidata del partito di Matteo Salvini e tra le fila di "Generazione famiglia" accusò l'assessora di Genova, Elisa Serafini, di "praticare iniezioni ai bambini per farli diventare gay". Oltre a non esistere una tecnologia in grado di omosessualizzare le persone (ma vallo a spiegare agli omofobi) ha sostenuto una mega bufala senza prove.
Per evitare il processo per diffamazione e ottenere il ritiro della querela, Livigni ha dovuto scrivere una lettera di scuse e versare 2000 euro vincolati ad un progetto ben definito: la tutela delle minoranze LGBT (proprio quelle categorie che la signora Livigni ritiene essere forme patologiche, indotte da qualche "sacerdotessa del Male").
Della soluzione Serafini si è ritenuto "soddisfatta" perché "la verità ha vinto sulla fake news". Il pm aveva portato in giudizio Livigni con l'accusa di diffamazione per aver diffuso su un gruppo Google, e poi di averlo ripetuto verbalmente davanti a diversi testimoni, la follia che: "Su Youtube gira un video in cui si vede la Serafini iniettare a dei bambini un siero per farli diventare gay". Naturalmente il tutto era avvenuto nelle settimane precedenti al voto per le comunali di giugno 2017 (ovviamente perché credono nelle cose che dicono e non per accattare consensi).

Marco S.
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