Secondo Provita Onlus, per avere figli eterosessuali servono «giochi sessiti, omofobi e stereotipati»



La maggior libertà di scelta per le persone transessuali rappresenterebbe una «crisi valoriale del nostro tempo». Lo sostiene don Aldo Buonaiuto, direttore del sito fondamentalista "In Terris", attraverso il suo profilo Twitter.
La situazione non migliora nell'articolo da lui pubblicato, nel quale si sostiene che in Gran Bretagna esista una «crescita esponenziale» di «bambini gender neutral» e che qualcuno avrebbe messo «sotto accusa l'educazione di genere a scuola».

In realtà i numeri dicono che se dieci anni fa si registravano solo 40 richieste di cambio di sesso, oggi il numero sarebbe salito a 1.806. Considerato che la popolazione della Gran Bretagna si attesta sui 65,6 milioni di cittadini, si sta parlando dello 0.002 della popolazione.
Nonostante la stampa integralista sembri compatta nel tentare di arrivare a conclusioni populiste e dedite alla "parallogizzatone" della transessualità, il fatto che ad occuparsene sia il Ministero della Pari Opportunità e non quello della Sanità è già di per sé una sentita di quella teoria. Ancor più in considerazione di come l'indagine avviata da Penny Mordaunt sia l'antitesi di quello che i fondamentalisti vorrebbero farci credere: giurano voglia appurare i rischi del rispetto verso le diversità, ma in realtà è una semplice indagine volta a domandarsi perché siano praticamente solo le femmine a voler essere maschietti. Non sarà forse la conseguenza di una società sessista? La Mordaunt vuole lasciare che siano degli esperti a rispondere e non certo un qualche prete in cerca di legittimazioni alla transofobia.
L'ultima doverosa premessa è come il fondamentalismo cristiano inglese stia cavalcando quai dati per opporsi al progetto di divieto alle fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità promossa proprio dalla Mordaunt.

Tornando al sito di Aldo Buonaiuto, è facendo inutile allarmismo che l'articolo afferma:

Il ministro delle Pari Opportunità, Penny Mordaunt, ha incaricato dei funzionari governativi di avviare un’indagine per capire il motivo per cui un numero impressionante di bambini ed adolescenti manifesta il desiderio di cambiare il proprio sesso biologico.

Non sarà forse che dieci anni fa i ragazzi non avrebbero mai ottenuto l'appoggio dei propri genitori e avrebbero dovuto attendere la maggiore età per poter iniziare un percorso di transizione? Che senso ha ricamare teorie su un numero assoluto che non prende in considerazione una prospettiva temporale che permetta di comprendere se il numero assoluto sia in aumento o se stiano solo cambiando i tempi della richiesta?

Eppure l'articolo prosegue implacabile a creare disinformazione. Se nel sottotitolo si parlava di «gender neutral» e nel testo si faceva riferimento alla transessualità, il pezzo cambia ancora tema tirado in causa i farmaci che, in casi specifici, possono fermare lo sviluppo di caratteri sessuali secondari per permettere ai minori di poter avere il tempo di definire la propria identità mentre rendono meno evasive e pericolose eventuali operazioni dovessero decidere nel breve futuro.
È evidente che un'operazione per la demolizione del seno sia molto più invasiva di un'operazioncine su chi non l'ha ancora sviluppato, così come un'eventuale valutazione errata può essere corretta semplicemente sospendendo la somministrazione di ormoni e facendo riprendere lo sviluppo.

Sia mai! Citando presunti «esperti» che pontificherebbero tesi su una fantomatica «ideologia gender» mai teorizzata in ambito accademico, è nell'ennesimo minestrone di tematiche distinte che scrivono:

Una delle ragioni di questo incremento, secondo alcuni esperti di educazione, andrebbe ricercato nella promozione della fluidità sessuale nelle scuole attraverso quella che viene definita l’ideologia gender. La dott.ssa Joanna Williams, editorialista per diverse testate britanniche e americane, è dell’avviso che il gender nelle scuole “stia incoraggiando anche i bambini più piccoli a chiedersi se sono maschi o femmine”. Alcuni di questi piccoli finiscono nelle cliniche. Fin dal 2014, d’altronde, il Servizio sanitario britannico ha aperto alla somministrazione di farmaci per ritardare la pubertà a bambini che soffrono di “disforia di genere”, ossia che manifestano disagio con il proprio sesso biologico.

Interessante è una dialettica che pare sostenere che i ragazzi cambierebbero sesso quasi per gioco, fingendo l'evidenza che dev'esserci un'evidenza se i loro genitori li supportano ed acconsentono al trattamento. Evidentemente la «priorità dei genitori» esiste solo quando Gandolfini dice che debbano poter decidere di educare la prole all'odio omofobico.
Inoltre si sostiene che i ragazzi non andrebbero nelle cliniche, ma «ci finirebbero». L'uso di un verbo passivo pare selezionato per far passare l'idea che li si dovrebbe ritenere vittime di persone cattive che non gli impongono un ruolo sociale basandosi sulle caratteristiche di nascita come Gandolfini pretende venga fatto.

Si passa così a sostenere che il cambio di sesso sarebbe «una moda». Citando le tesi raccolte dal sito Christian Institute, li troviamo nominare un tal Rober Lefever e il suo sostenere che «le diagnosi psicologiche sono questioni d’opinione» e dunque che «dobbiamo essere sicuri che stiamo trattando il bambino e non un problema psicologico di un genitore invadente».
E certo! Quale genitore non vorrebbe un figlio transessuale in una società così pervasa dall'omofobia da dover temere che possa essere picchiato a morte per strada o costretto a prostituirsi dato che nessuno gli darà mai un lavoro?

Ma dato che al peggio non c'è mai fine, si passa a sostenere che le tesi politiche de Il Giornale possano avere una qualche rilevanza scientifica:

Secondo quanto riferisce Il Giornale, il tema del gender ha sconfinato nella polemica politica. L’attuale ministro dell’Istruzione britannico, Damian Hinds, avrebbe puntato l’indice verso i precedenti governi laburisti, colpevoli di aver inserito gli “studi gender” tra le materie destinate ai più piccoli, i quali sarebbero per loro “fonte di disorientamento”.

Chiude il pezzo una teoria tragicomica volta a sostenere che si possa "diventare" transessuali se non vi è una netta separazione tra i bagni per i maschi e quelli per le femmine:

Risale al 2016, infatti, uno stanziamento di fondi da parte del Dipartimento per l’Istruzione britannico al fine di promuovere il gender tra gli studenti del Regno. La linea dell'esecutivo era stata recepita immediatamente dal Girls Schools Association, che riunisce presidi di scuole femminili britanniche, il quale ha diffuso un documento nel quale si invitano gli insegnanti a usare il termine neutro “pupils” per chiamare studenti e studentesse, nonché ad istituire bagni unisex. C’è ora da attendersi un clamoroso cambio di passo da parte della Gran Bretagna sul gender a scuola? Ai posteri l’ardua sentenza.

A proporre praticamente le stesse identiche parole è anche l'associazione integralista Provita Onlus che, attraverso un articolo della solita Francesca Romana Poleggi, se ne esce con una conclusione ancor più itterica ed assurda. Scrive la donna:

Gli inglesi, che hanno spalancato le porte al gender nelle scuole almeno dal 2014, pare che vogliano correre ai ripari: basta bagni unisex, basta linguaggio “neutro” e divise neutre, o ragazzi con la gonna? Vederemo.
A noi dispiace molto per i ragazzini inglesi. E vorremmo davvero che anche i nostri bambini non facciano la stessa fine.
Qualsiasi adulto ragionevole, naturalmente e istintivamente rafforza e conferma il “genere” conforme al sesso naturale dei bambini proprio con quei giochi e quelle espressioni che molti oggi considerano sessiti, omofobi e stereotipati: lasciamoli dire, lasciamoli strillare, non lasciamoli entrare nelle nostre scuole, e soprattutto non lasciamoli entrare nelle nostre teste.
Gli stereotipi, i veri stereotipi negativi da compattere sono ben altri.

Se fa rabbrividire come la signora Francesca Romana Poleggi possa dirsi dispiaciuta se agli adolescenti viene riconosciuta la loro identità e se diminuirà il rischio di spingerli al suicidio, surreale è come dica che per avere un figlio eterosessuale si debba insegnare loro ad essere sessisti, omofobi e stereotipati».
Poi perché le spiace? Cosa ci sarebbe di male nell'essere tansessuali?
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