Tommaso Scandroglio: «I gay e i trans non hanno diritti costituzionali. Dio li condannerà alla dannazione eterna»



Continua senza sosta la rappresaglia integralista volta a cercare di sostenere che l'odio omofobico debba essere ritenuto una «opinione».  Ed è così che dalle pagine de La Nuova Bussola Quotidiana è il solito Tommaso Scandroglio a firmare un surreale articolo intitolato "Emilia Romagna Lgbt: se il reato di opinione sarà legge".
Usando un linguaggio improprio e surreale, il fondamentalista contesta la proposta di leggere regionale contro l'omotransofobia parlando di «una norma in cui i trans hanno diritti speciali che parla di “violenza verbale, psicologica” in modo generico, che prevede privilegi nel lavoro per le persone Lgbt, la vigilanza sui contenuti dei media e l'indottrinamento scolastico: una stretta alla libertà di espressione in cui la discriminazione si realizza anche prima che il fatto si compia, un testo incostituzionale che serve al Parlamento».
Forse neppure Satana in persona avrebbe saputo rivoltare così tanto la frittata. Ad esempio quello che lui definisce «privilegi nel lavoro» è un tentativo di assistere le presone transessuali nella ricerca di un'occupazione dato che molte di loro si ritrovano costrette a prostituirsi solo perché vittima si stigma sociale. Se lo possiamo ritenere un «privilegio», vogliamo forse parlare dei veri privilegiati e di quei suoi amichetti preti che non pagano l'Imu per le loro attività commerciali?
Eppure Scandoglio continua a ripetere ossessivamente i suoi slogan, parlando di «un testo di legge contro la libertà di espressione in materia di omosessualità e transessualità e per indottrinare al credo gender gli studenti». Il tutto arrivando a fare l'Azzeccagarbugli nel suo sostenere che dovrebbe essere il suo Salvini ad occuparsi del tema, dato che lui si dice convinto che «questa materia non è di competenza delle regioni, bensì del Parlamento».

Parte così la parte più tragicomica ed ideologica del testo:

Alcune note. L’omosessualità e la transessualità diventano magicamente status della persona di rilievo giuridico al pari di “genitore”, “lavoratore”, “paziente” e “rifugiato”. Ergo questo status deve essere tutelato dallo Stato e dunque la persona omosessuale e quella transessuale, per il solo fatto di essere rispettivamente omosessuale e transessuale, vantano diritti peculiari (come i genitori, i lavoratori etc.). Ma nessuna legge dello Stato italiano afferma esplicitamente ciò ed anche se lo facesse sarebbe incostituzionale dato che la Costituzione è giustamente silente su questo aspetto. Seconda nota: si indicano come condotte discriminatorie “comportamenti di avversione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica”. Sono categorie concettuali troppo generiche.

In realtà è quanto la Legge Reale-Mancino fa da anni, tutelando le persone su base etnica, religiosa e di provenienza. Il tentativo di raccontare che i gay che i gay vorrebbero dei «privilegi» è quanto di più assurdo e patetico potesse inventarsi. Ed infatti è sulla scia di slogan e generalizzazioni che il fondamentalista prosegue:

Tutto e il contrario di tutto potrebbe essere rubricato sotto queste voci. Se giudico negativamente l’omosessualità - non la singola persona omosessuale, si badi bene – compio un atto discriminatorio? E se critico la pratica dell’utero in affitto? Se un uomo di Chiesa ricorda che gli atti omosessuali possono portare a dannazione eterna, come insegna il Magistero, è violenza psicologica? Addirittura, ci dice il testo di legge, la discriminazione si realizzerebbe non solo a fatto compiuto, ma anche laddove ci fosse una mera possibilità che si compia il fatto (“situazioni anche potenziali”). E’ il processo alle intenzioni. Quindi credenti e aderenti a forze politiche di destra potrebbero diventare soggetti a cui la polizia locale dovrebbe prestare attenzione, perché potenzialmente pericolosi.

Dunque alla fine lo dice: lui vuole poter andare dai bambini gay a sbraitargli in faccia che bruceranno all'inferno per l'eternità. Vuole poter fare violenza psicologiche gratuita e blasfema, arrivando persino a tirare in ballo argomenti completamente decontestualizzati come la GpA giusto per ingannare i suoi lettori.

Ed è sempre sostenendo che i gay non avrebbero alcun diritto che incalza:

Siamo nel pieno dello psicoreato descritto da Orwell. Rimaniamo sempre nell’art. 1: “La Regione garantisce il diritto all'autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere”. È di moda ormai inventarsi diritti che, lo ripetiamo, non possono essere cesellati dalle regioni, ma solo dal Parlamento. Il diritto all’autodeterminazione non esiste, semmai dalla Costituzione è tutelata la libertà personale che è altre cosa perché legata a precisi valori costituzionali, tra cui non sono presenti omosessualità e transessualità. Quindi non esiste il diritto all’autodeterminazione, figuriamoci il diritto all’autodeterminazione in ordine al proprio orientamento sessuale. Non basta pensare che esista un diritto perché realmente esista, occorre riconoscere nell’uomo una inclinazione naturale ad un particolare bene (vita, salute, matrimonio, etc.) perché possa venire riconosciuto in ambito giuridico il rispettivo diritto, o diritti ausiliari a questo. I diritti non si possono inventare, bensì scoprire.

Siamo al delirio, con uno Scandroglio che si lancia nel sostener che gay e trans non avrebbero diritti costituzionali. Buffo., dato che l'articolo 3 è molto chiaro nel sostenere che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»

Iniziando a sostenere che l'omosessualità debba essere considerata sinonimo di «gender», èè con evidenti fini partititi che inizia a scrivere:

La Regione Emilia Romagna, oltre ad aderire a RE.A.DY (Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere), ossia un coordinamento nazionale degli enti locali sulle tematiche inerenti al gender, vuole implementare la formazione sulla teoria del gender tra gli studenti (art. 1), tra i docenti e i genitori (art. 3). In buona sostanza si vuole insegnare che l’omosessualità è una normale variante dell’attrazione sessuale e che un bambino può sentirsi imprigionato in un corpo sbagliato e voler diventare una bambina.

Esatto. La Regione vuole promuovere l'interpretazione scientifica della natura contro il bigottimso di chi spera di poter giustificare l'odio promettendo la «dannazione eterna» a chiunque non sia conforme al suo vissuto.

Si passa così alla pura dietrologia:

Passiamo all’art. 2: “La Regione e gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze, adottano interventi in favore delle persone discriminate in ragione dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere, anche mediante la promozione di specifiche politiche del lavoro, di formazione riqualificazione professionale nonché per l’inserimento lavorativo”. Tradotto può significare corsie privilegiate nel mondo del lavoro per le persone omosessuali e transessuali e immunità professionali invidiabili: se tu dirigente scolastico di un istituto paritario provi a non assumere alle scuole elementari un docente perché omosessuale, saranno guai.

Scandroglio arriva così a giurare la veridicità delle accuse integraliste contro l'Unar, fregandosene altamente di come la Corte dei Conti abbia verificato che le accuse erano false:

All’art. 4 la Regione si impegna a finanziare associazioni gay. A questo proposito viene in mente lo scandalo a luci rosse, anzi arcobaleno, del febbraio del 2017 che coinvolse l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), ufficio che fa capo al Dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio e che, così si scoprì, aveva finanziato con certezza almeno una associazione dedita ad attività culturali quali orge e festini.

Si prosegue con teorie fantasiose, inventate da un fondamentalista che si pone come quello che deve vedere il bicchiere mezzo vuoto perché probabilmente teme che qualcuno potrebbe minacciare il suo business basato sull'odio:

All’art. 7 viene istituito un osservatorio che dovrebbe monitorare le discriminazioni e che invece potrebbe diventare un centro che raccoglie mere delazioni. Funzione simile viene assegnata dall’art. 8 al Comitato Regionale per le Comunicazioni il quale dovrà vigilare sui contenuti trasmessi da televisioni, radio e sui messaggi pubblicitari. In breve, altra stretta alla libertà di espressione.

Stando alla sua teoria, allora dovremmo poter pubblicare manifesti con bestemmie o fotomontaggi in cui lo si vede sodomizzato da Mario Adinolfi? Se tutto è liberà di espressione, significa che possiamo dirgli cosa pensiamo di lui senza rischiare una denuncia? O forse è solo lui che deve poter fare ciò che vuole, fregandosene della scia di morte e di odio che lascia alle sue spalle?

Chiude l'articolo una sua lamentela sul fatto che il Parlamento possa affrontare il tema dell'omofobia dopo le numerose aggressioni omofobe avvenute quest'estate, ma ovviamente lui spergiura che l'omofobia sarebbe soltanto «presunta»:

Queste iniziative legislative, sia quelle esistenti che quelle in fieri, oltre a rispondere ad un dovere di allineamento al politicamente corretto, vogliono anche creare un clima di pressing sul Parlamento. Infatti, se una decina di regioni vareranno leggi simili, come potranno i deputati romani fare ancora spallucce? Non sarà tempo, penserà qualcuno, di tirare fuori dal cassetto il famigerato disegno di legge dell’On Ivan Scalfarotto sulla cosiddetta omofobia?
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