La folle accusa di Provita: «Le drag del palermo Pride hanno abusato dei bambini per renderli trans»



Ancora una volta è l'organizzazione forzanovista Provita Onlus a cercare di dipingere i gay come demoni che vanno in giro ad "omosessaulizzare" i bambini.
Il punto di partenza è l'ipocrisia di chi chiede che nelle scuole sia impedita qualunque educazione al rispetto in nome di quei genitori omofobi che vorrebbero indottrinare all'odio la propria prole nel nome di quello che loro sostengono sarebbe espressione della "priorità educativa dei genitori", ma poi inveiscono contro i genitori che desiderano educare i propri figli ad una mentalità aperta e rispettosa. In altre parole, esigono che si faccia ciò che Toni Brandi. Ed è così che Provita Onlus inizia a sbraitare contro i laboratori organizzati in occasione del Palermo Pride:

C’era anche lo spazio “Dudi la principessa con la barba”, ovvero letture per bambini con un drag queen come narratore, al Palermo Pride, svoltosi pochi giorni fa, in uno spazio apposito dedicato ai minori. Un “esperimento” (è proprio il caso di dirlo) già inaugurato lo scorso giugno al Gay Pride di Milano, dove il drag queen The Real Lady Stretch, aveva impegnato le menti e la fantasia dei bambini con una “fiaba” dall’incipit molto particolare: «C’era una volta un mondo arcobaleno dove le donne si innamoravano delle donne e gli uomini degli uomini» e proseguendo con una vera e propria lezione di omosessualità rivolta ai piccoli. Non è andata diversamente a Palermo, dove il drag queen LaMik pare abbia scelto le storie da raccontare ai bambini attingendo a piene mani dalla “letteratura per l’infanzia che parla di diritti civili”, come riporta in modo sibillino il sito de La Repubblica.

Si parte dunque con il solito utilizzo ideologico dei bambini, raccontando che si debba vietare loro di potersi confrontare con qualunque realtà non sia conforme al pensiero unico del loro presidente.  E si sa che Toni Brandi esige che i bambini vedano solo donne che lavano le mutande del maschio o maschi che vanno con l'amante mentre mamma si occupa dei bambini...

Generalizzando e sostenendo che la propaganda confezionata dalla loro organizzazione abbia una qualche valenza, l'organizzazione che è stata capace di scegliere l'immagine che vedete in apertura, aggiunge:

Fuori dai confini italiani, le cose non sono molto diverse: in Canada i bambini hanno a che fare con un drag queen peloso (con tanto di video), a New York si ha il Drag Queen Story Hour… e non c’è da stupirsi se anche un bambino di otto anni si esibisce come drag queen (qui il video, sottotitolato da Pro Vita).
In questo clima risulta “normale” che nel Regno Unito si sia registrato un aumento vertiginoso, negli ultimi 10 anni, di bambini trans o, meglio, che si sentono trans (di cui abbiamo già parlato qui).

E qui siamo davanti ad un'affermazione da denuncia penale. Senza alcuna prova, sulla base della propria ideologia, l'organizzazione di estrema destra guidata da Toni Brandi giura esisterebbe una relazione tra le fiabe raccontate da drag queen e un presunto «aumento vertiginoso» di persone trans in Inghilterra. O meglio, precisano che per loro le persone trans sarebbero persone «che si sentono trans» perché loro negano l'esistenza stessa della transessualità.

Sostenendo che i pediatri americani temerebbero che i bambini possano essere "omosessualizzati" dal rispetto verso le minoranze, l'organizzazione spaccia come «collegio americano dei pediatri» un gruppetto di sedicenti "cristiani" che rappresenta solo poche decine di medici contro il parere della vera organizzazione pediatrica che rappresenta centinaia di migliaia di professionisti:

Un accorato appello è stato lanciato dal collegio americano dei pediatri (ACPeds) a tutti i medici di questa categoria, per invitarli alla cautela nell’applicare le recenti raccomandazioni dell’Accademia Americana dei Pediatri (AAP). Quest’ultima avrebbe esortato a supportare e a considerare “normale” la scelta di qualunque identità di genere “altra” rispetto al proprio sesso biologico, nei bambini. Tale esortazione non ha alcuna valenza scientifica, ma è pura ideologia, “studi gender”, che in Inghilterra sono stati finalmente indicati, proprio in riferimento all’aumento esponenziale dei ragazzini con disforia di genere, come la causa del loro disorientamento.

Siamo dunque dinnanzi a chi dice che le persone trans non andrebbero accettate ma "curate". La teoria si basa sul sostenere che se Toni Brandi ha un pene e se a lui piace penetrare vagine, chi non fosse conforme al suo vissuto deve essere visto come "sbagliato" e che lo si dovrebbe obbligare a conformarsi a lui dato che lui si reputa "ariano" e metro di giudizio unico e ultimo per condannare qualunque differenza.

La propaganda continua sul filo del procurato allarme, sostenendo che il parer minoritario di chi sostiene teorie conformi alla propaganda di Brandi debba valere più di chi parla a nome della scienza ufficiale:

Ma l’ACPeds e il suo presidente il dottor Joseph Zanga hanno parlato chiaro: d’ora in poi il principio da seguire nella cura dei bambini transgender sarà “non rischiare di fare danni” prescrivendo farmaci che bloccano la pubertà e condannando i ragazzi ad assumere per tutta la vita ormoni “cross-sex” e consentire la mutilazione chirurgica di parti sane del loro corpo. Questo modo di procedere, secondo il collegio americano dei pediatri, è da considerarsi alla stregua di un vero e proprio “abuso” nei confronti dei minori che aumenta 20 volte il tasso di suicidio in età adulta.
L’ACPeds ha chiarito, anche, senza possibilità di fraintendimenti, che nessuno nasce con un “gender” avulso dal proprio corpo, perché la coscienza di sé come maschio o femmina è innata e tende a svilupparsi nel corso del tempo, ma potrebbe anche essere sviata da determinate influenze “culturali” e dalle impressioni soggettive del bambino.

Torna dunque la tesi della sessualità intesa come "malattia" se non conforme e uniformata a quella ostentata da Brandi. Ed è giurando che ai bambini va detto che il maschio ha il dovere di dominare la donna, incalza:

Per questo, secondo il comunicato, certe iniziative con i bambini risultano quanto meno discutibili, contribuendo ad ingenerare in personalità ancora in fase di formazione, quella “tirannia della mente” sul corpo, responsabile di certi disturbi dell’identità sessuale, il tutto condito da una retorica buonista e sventolante diritti per tutti e di tutti, tranne quelli dei bambini.

Se non stupisce che un'organizzazione che ha da sempre promosso odio omofobico con finalità politiche possa scimmiottare le parole chiave della propaganda leghista, l'unica evidenza è che a danneggiare i bambini è chi spaccia un'opinione puramente confessionale e poco scientifica come una verità rivelata sulla base di come a loro non piaccia ciò che dice la scienza ufficiale.
Poco chiaro, però, è come il delirio dell'articolo dovrebbe avere a che fare con le infamanti accuse lanciate dall'organizzazione contro il Palermo Pride, forse buttate lì solo per cercare di aizzare all'odio quei loro seguaci che si fermeranno al titolo per sentirsi legittimati all'odio.
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