La Pologgi sostiene che l'omofobia sua una fake-news e che «la vera omofobia» è sostenere ci sia omofobia in chi discrimina i gay



Secondo quanto scrive la fondamentalista Francesca Romana Poleggi, l'omofobia non esisterebbe. Se per confutare la sua tesi basterebbe anche solo leggere le schifezze che è solita pubblicare sulle pagine dell'organizzazione forzanovista Provita Onlus o per conto del quotidiano di Maurizio Belpietro (che guarda-caso viene promosso e sponsorizzato dalla sua organizzazione), siamo dinnanzi al carnefice che si auto-assolve mediante opinabili teorie in un ossessivo tentativo di arrampicarsi sugli specchi per negare l'evidenza dei fatti.
In un atteggiamento che ricorda i nazisti e il loro accusare gli ebrei di delle violenze che erano loro ad infliggergli, la fondamentalista firma un aberrante articolo intitolato "Fake news e omofobia: parla un giornalista gay".
Il punto focale della sua teoria è che basi sostenere che un gay le darebbe ragione per poter giurare che tutte le aggressioni avvenute in Italia nel corso dell'estate siano balle inventate e che la causa delle innumerevoli aggressioni avvenute quest'estate siano bugie. la verità non è quella che si osserva, la verità è quella che si si inventa e propaganda.
Si tratta dello stesso atteggiamento con cui la Poleggi cercò di sostenere che se un Luca Di Toven dice che i gay sono "malati" che vanno "curati", il suo dirsi gay renderebbe vere le sue teorie anche contro l'evidenza scienza quasi a lei non interessasse come quelle violenze psicologiche siano provata causa di adolescenti spinti al suicidio o di come Di Tolve scrisse nero su bianco di aver intenzionalmente e consapevolmente cercando di infettare quanti più gay riuscisse con l'HIV prima che il reggente di Alleanza Cattolica gli suggerisce le teorie di Nicolosi come mezzo per vendicarsi sulle persone che lui incolpava della sua sieropositività.

Scrive la signora Poleggi:

Chad Felix Greene è un giornalista americano, dichiaratamente omosessuale, che alla fine dell’estate ha svelato in un pezzo pubblicato su The Federalist sei storie inventate, sei fake news, propalate dai media mainstream, tese a manipolare l’opinione pubblica e innanzitutto le persone LGBT, fuorviandole, ingannandole, per farle sentire perseguitate in un mondo carico di omofobia.
La tecnica usata, come in tutte le notizie false e tendenziose, è il proclamare affermazioni apodittiche e non dimostrate, omettere dettagli importanti e dare enfasi errata ad altri particolari.

Prima ancora di domandarci chi diamine sia quel tal Chad Felix Greene, dovremmo domandarci perché mai dovrebbe interessarci il fatto che la fondamentalista dica sia «dichiaratamente omosessuale». In che modo il suo orientamento dovrebbe in un qualche modo rendere vere le sue opinioni? Una notizia è o vera o è falsa, non farebbe differenza se a sostenerne l'eventuale falsità sia un gay o un etero, motivo per cui basterebbe la sua dialettica a provare l'intento ideologico della signora Poleggi.
Se poi si osserva lo smisurato numero di bufale propagandistiche promosse e diffuse dall'organo di propaganda omofoba per cui lavora la signora Poleggi (capace persino di sostenere tutt'oggi la falsa veridicità delle false accuse che vomitarono conto l'Unar anche dopo che i giudici della Corte dei Conti le hanno smentite in una sentenza ufficiale) l'unica domanda è a quale titolo la fondamentalista dovrebbe sentirsi legittimata a sostenere che l'eventuale (e non provata) falsità di cinque notizie sminuirebbe la verità della realtà.

La prima notizia che la fondamentalista Poleggi giura sia falsa sarebbe stata pubblicata dal Washington Blade:

A luglio il deputato Jeff Duncan ha presentato un disegno di legge volto a stabilire che sulle sedi delle ambasciate americane deve essere esposta solo la bandiera americana: «La bandiera degli Stati Uniti è il più grande simbolo di libertà che il mondo abbia mai conosciuto, e non c’è motivo perché altri simboli, diversi dalla Old Glory, sventolino sulle nostre ambasciate e postazioni in tutto il mondo». Le sue idee a proposito di bandiere e libertà possono anche essere opinabili, ma la notizia è stata presentata così: «Un parlamentare repubblicano ha presentato una proposta di legge per impedire alle ambasciate statunitensi di battere la bandiera del Pride in riconoscimento della comunità LGBT».

Non è chiaro dove sarebbe la presunta fake-news. Anche i forzanovisti di Provita Onlus sbraitarono insulti contro l'ambasciatore madrileno che espose una bandiera rainbow, ma anche loro non ebbero il coraggio di dire apertamente che non la accettavano perché odiano i gay e fanno soldi attraverso la promozione dell'omofobia. Allo stesso modo, è forse vero che il senatore non abbia detto che non voleva bandiere gay, ma se la sua storiella è nata dopo una sua polemica contro quelle bandiere, è abbastanza ovvio che il suo obiettivo fosse quello di vietarle e non certo la fantomatica scusa che ha accampato per giustificare la sua l'omofobia.

La seconda notizia attaccata dalla signora Poleggi è stata pubblicata da Attitude UK:

Seth Owen, uno studente modello di 18 anni è stato «cacciato di casa dai suoi genitori quando hanno scoperto che era gay». La verità è che il ragazzo ha fatto outing con i suoi genitori a 15 anni. Ed essi, per quanto gli avessero chiesto di confrontarsi per breve tempo con uno psicologo, hanno continuato a vivere con lui e lui ha continuato a frequentare il liceo con risultati più che brillanti. Quando il ragazzo ha compiuto 18 anni ha litigato con suo padre sulla religione e sulla pratica della famiglia che frequentava la chiesa battista. Il padre allora disse che se Owen non voleva più frequentare la chiesa con il resto della famiglia, doveva andarsene a vivere per conto suo.

Sostenere che il ragazzo sia stato cacciato per motivi religiosi e non per mera omofobia è un bieco tentativo di giustificare l'odio attraverso uno stupro del nome di Dio. Anche la versione fornita dalla Poleggi non fa che dimostrare l'atteggiamento anticristiano di un genitore che vuole imporre ai figli che cosa debbano pensare e che li punisce se osano manifestare libertà di pensiero.

La Poelggi attacca anche Queerty:

Laura Jean Landon, neozelandese, nel 2016 ha utilizzato l’app Grinder per organizzare un incontro con un omosessuale. Ma era una trappola: insieme ad altri due uomini, la Landon ha minacciato e insultato il malcapitato, hanno compiuto violenze sessuali e l’hanno rapinato. La donna è stata presa e condannata a quattro anni e mezzo di prigione. La storia è reale, stile “Arancia Meccanica”, grave ed esecrabile. Ma è stata presentata in questo modo: «Donna irrompe in casa di un gay e lo costringe ad assistere mentre copula con un complice per dargli un esempio su come comportarsi».

Non si capisce con che modo una notizia vera viene etichettata come falsa, anche perché la Poleggi non ha raccontato di quello che la donna ha detto alla sua vittima. Non le piace il titolo? Bhe, nel suo articolo propagandistico ci aveva promesso delle "fake-news" ma sino ad ora non ce ne ha dato manco una, tanto basta per poter sostenere lei sia una titolista peggiore (ammesso che non sia una fondamentalista in malafede che conta sul fatto che i suoi proseliti leggeranno solo il titolo scritto in grande e non leggeranno le stupidaggini che sta raccontando loro).

La quarta notizia attaccata è del Washington Blade:

Quando a luglio il procuratore generale Jeff Session ha annunciato la creazione di una task force per garantire la libertà religiosa, durante un summit del Dipartimento di Giustizia, ha spiegato chiaramente che esso mira a garantire la libertà religiosa di tutti gli americani. Il Blade ha immediatamente lanciato l’allarme omofobia, facendo riferimento alla vicenda del pasticcere Jack Phillips che si rifiutava di fare torte per i matrimoni gay e che ha vinto la causa in nome della libertà religiosa. Nessuno ha rilevato che il pasticcere ha sempre sostenuto di essere felice di vendere torte a chiunque, indipendentemente dalla sua identità sessuale. E che quindi non ha mai discriminato le persone. E nessuno ha tenuto conto che il Dipartimento non ha fatto alcun riferimento agli orientamenti sessuali delle persone, nè etero, né gay.

E qui siamo alla follia. Nonostante l'evidenza di come sia discriminatorio vedere un pasticcere che bestemmia il nome di Dio per negare beni o servizi ai gay dicendo che lo starebbe facendo solo per una sua presunta "libertà religiosa", ma la Poleggi tocca davvero il fondo nell'accusare di falsità qualunque notizie provi a palesare la falsità e la faziosità della sua propaganda. Sappiamo bene che la anche lei ami giurare che l'omofobia debba essere ritenuta lecita come presunta "libertà" degli omofobi, ma ciò non significa che chi dica il contrario possa essere accusato di mentire. Il fatto che lei non lo tolleri è un atteggiamento dittatoriale più che razionale.

L'elenco prosegue con un attacco all’Huffington Post:

Scrive il Post «la destra religiosa sostiene e promuove la criminalizzazione del sesso gay». Ma Greene nota che il pezzo era pura speculazione costruita su commenti di alcuni leader conservatori cristiani, alcuni più vecchi di dieci anni, riguardo alla natura dell’omosessualità e agli effetti della legalizzazione del “matrimonio” gay. Nessun accenno, nessuna proposta di vietare per legge i rapporti omoerotici.

Se è aberrante come la signora Poleggi abbia fatto propri i neologismo coniati dalla Signora De Mari quasi provasse piacere sessuale nel ricorrere a termini offensivi ideati da chi è inquisita per diffamazione in due diversi processi, è evidente che quando si parla di ridurre i diritti civili e sociali in virtù di un orientamento sessuale si sia davanti ad un tentativo di criminalizzazione. Il tutto, non senza che la fondamentalista si risparmi dal suo cercare ossessivamente di stuprare la religione quale presunta giustificazione al suo odio.

L'ultima notizia accusata di falsità dalla signora Poleggi arriva da LGBTQ Nation:

«Il Dipartimento di Stato sta revocando retroattivamente i passaporti dei cittadini trans»: questo titolo era basato sulle affermazioni di due uomini che si sentono donne che sostenevano che gli era stato negato il rinnovo dei passaporti. Il titolo è presto stato cambiato, perché lo stesso National Center for Transgender Equality ha presto ammesso che questione non aveva a che fare col sesso dichiarato sul passaporto dei due, ma è stata causata da un errore burocratico dell’agenzia passaporti. Il titolo , allora è stato cambiato: «Dicono che i timori sui passaporti delle persone trans sono esagerati».

Se il fatto che la signora Poleggi definisca due transessuali come «uomini che si sentono donne» definisce di quanta violenza verbale sia capace, è curioso osservare quanta dietrologia ci sia dietro ad una notizia rettificata non dissimile dalle tante che vengono pubblicate quotidianamente. Peccatoc he è sulla base del nulla che la signora poleggi se ne esce dicendo:

Questo modo di presentare le notizie è disonesto. E purtroppo è diffuso, non solo in Usa, ma in tutto il mondo, non solo nell’ambito delle questioni LGBT.
Ma chi diffonde notizie false e tendenziose, per fomentare il senso di oppressione di una minoranza, per creare un clima persecutorio anche laddove la persecuzione non c’è, fa il bene di quella minoranza? Non sarà questa la vera omofobia?

E davanti ad una omofoba che cerca di ridefinire il termine "omofobia" in una negazione della verità, c'è da farsi cadere le braccia.
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