Padre Maurizio Botta si fa promotore degli stereotipi di genere (con prefazione di Costanza Miriano)



«La prima cosa da chiarire è che per Gesù Cristo il sesso non è un accidente: è la modernità banale ad averlo ridotto a una differenza puramente genitale. Per Cristo, nascere maschio e femmina era un destino. Un conto, però, è nascere maschio, un altro è diventare virile». È quanto scrive don Maurizio Botta in un libro pubblicizzato dai fondamentalisti della Nuova Bussola Quotidiana con tanto di prefazione scritta da Costanza Miriano.
Vicino al fondamentalismo di Mario Adinofli e alla lobby di Massimo Gandolfini, il sacerdote ha dedicato il suo ultimo libro alla promozione degli stereotipi di genere. L'uomo sostiene che i ruoli sociali debbano essere ritenuti come una conseguenza diretta dei genitali di cui si dispone, esattamente come sosteneva Paolo di Tarso quando ordinò alle femmine di tacere in presenza dei maschi.

Ma partiamo dalla preziosa prefazione firmata da Costanza Miriano. In una surreale pioggia di stereotipi di genere, la fondamentalista esordisce sostenendo che preti maschi sarebbero da apprezzare perché riescono a sopportare la paturnie che lei sostiene siano parte caratterizzante delle donne. Ed è così che, a suo dire, bisognerebbe dare credito qeul volumetto perché:

Poi è il punto di vista di un confessore, cioè di uno che trascorre ore ed ore e giorni e mesi e anni chiuso in un confessionale, a raccogliere lacrime e vomito e grida, a guardare dritto dentro ferite purulente, a fasciare cuori malconci, con le mani disarmate e con l’unica medicina che guarisce, Cristo. Credo che si possa confessare in molti modi – ho una mappa dei preti più distratti di Roma, la offro a cifre modiche: ogni tanto mi viene il sospetto che qualcuno di loro guardi sul cellulare gli highlights della Champions quando mi confesso, ma probabilmente li ho solo fatti addormentare [...] E posso solo immaginare che fatica costi a un uomo –maschio– ascoltare tanto a lungo altri esseri umani, in specie femmine, ogni giorno, mettersi davvero davanti allo spettacolo di tanto mondo interiore, tanta sofferenza e tanta complicazione e tante chiacchiere inutili. Io, quando mi sforzo di togliere le chiacchiere inutili dalle mie confessioni, mi accorgo che alla fine rimane poco: i miei scarni peccati. Di solito mi piace abbellirli con tante arzigogolate analisi pseudopsicologiche, volte fondamentalmente a dimostrare che comunque, in fin dei conti, avrò pure sbagliato, ma non era colpa mia.

Sostenuto che le donne siano tutte pettegole ed incapaci di assumersi le proprie responsabilità in virtù del loro organo femminile e non certo di inclinazioni o personalità, si parte col giurare che i maschi debbano essere necessariamente ossessionati dal calcio. Gli stereotipi proseguono con il sostenere che la donna va bene solo per scegliere il colore della tappezzeria e che al maschio spetti la razionalità:

Infine, quello che viene proposto qui è il punto di vista di un uomo, inteso come maschio, e mi stupisco di me stessa, per non aver previsto che mi avrebbe offerto angolature totalmente nuove. Perché un maschio, che purtroppo non vi sarà di alcun aiuto se gli chiederete se preferisca la tappezzeria verde salvia o verde petrolio – lui vede solo i colori primari –, ha un modo completamente diverso di comprendere la realtà. – Nota di disambiguazione per i maschi: il verde salvia è quello della maglia di allenamento del Milan, quello petrolio della Germania. Così magari un’idea se la fanno –. Ascoltare da un uomo cosa vuol dire essere un uomo e cosa una donna, cosa vuol dire amare come Dio ci ama nel matrimonio, quali sono le bugie della propaganda abortista e di quella, per così dire, genderista non è lo stesso che ascoltare gli stessi temi raccontati da una donna. Per me è stato vedere le cose che già credevo di sapere sotto una luce nuova: perché gli uomini hanno, molto più di noi donne, la capacità di mettere in fila i fatti e di organizzarli, e di separarli dalle emozioni e dagli affetti – sono i nostri cervelli che sono diversi, lo dico a mia discolpa, vostro onore –.

Inizia così il libro di padre Botta, esordendo con un esempio che pare buttato lì solo per ostentare quanto a lui facciano schifo le persone bisessuali e quando si vanti del suo contributo all'omofobia organizzata:

Ai tempi dei miei genitori o dei miei nonni, capitava spesso di sentire accusare la Chiesa di sessuofobia, e magari c’erano luoghi dove non si poteva parlare di determinati argomenti. Oggi, al contrario, tutto è maniacalmente sessualizzato e inevitabilmente il nostro modo di essere uomo o donna è influenzato fortemente dal modello culturale in cui viviamo e ci muoviamo. Siamo invasi, assediati, circondati, da un modello unico: chi non lo rispetta, chi non è “politicamente corretto” e la pensa diversamente, deve essere pronto a difendersi. In un certo senso, il nostro è un incontro molto “trasgressivo”, politicamente scorrettissimo, perché dirò cose che sono contro quello che c’è fuori ma in fondo sono dentro i cuori di tutti noi. Cosa c’è fuori? Un solo esempio può bastare a darne la misura. Io da dieci anni non ho la tv, ma leggo le agenzie di stampa, ascolto il giornale-radio e sto in confessionale ogni giorno: il miglior modo per essere aggiornato  sui problemi dell’universo, che tra l’altro sono sempregli stessi… Un po’ di tempo fa, invece, m’imbatto in una trasmissione a dir poco agghiacciante, mostruosa. Si chiama A Shot at Love with Tila Tequila ed è un reality show statunitense prodotto da MTV, incentrato sulla ricerca dell’amore da parte di una tale Tila Tequila. A contendersi questa presunta modella con giochi e giochetti sono 32 pretendenti: sedici uomini eterosessuali e sedici lesbiche. L’ho visto due minuti e ho pensato di non essere pronto a tutto questo…

Si passa così a sostenere che il maschio debba essere virile, presentando esempi abbastanza surreali di come lui esige che debba essere un uomo per essere un "vero uomo" o di come pretenda che la donna sia mite per compiacere il desiderio del maschio. A suo dire, si sarebbe davanti ad una verità inconfutabile che deve essere ritenuta legge di Dio:

Oggi, avere “pudore” equivale a essere un bloccato, castrato, anaffettivo, uno che non è capace... Lo stesso è accaduto con “virilità”, che rimanda solo alla prestazione, al Viagra, al concetto di macho e ha perso il suo significato autentico. Eppure, ogni donna, giustamente, nel suo cuore cerca e desidera un uomo “virile” nel senso profondo, che vedremo; e ogni uomo – e qua corro il rischio, mi schiero e vi dico come la penso – desidera una donna con grazia e non volgare, che abbia capacità di pudore e innocenza.

Se per mostrare meglio il «pudore» della donna forse il sacerdote potrebbe proporre il burqa, interessante è come dica che la donna vorrebbe un uomo predominante nel «profondo del suo cuore». In altre parole, lui dice che chi cerca altro è perché non sa riconoscere che in verità voglia un maschio dominante, un po' come sono soliti dire gli stupratori che sostengono che la donna direbbe «sì» anche quando dice «no».

Si inizia così a citare Braveheart e Mel Gibson che dice che i  nemici «possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà». Si passa al Gladiatore con Massimo Decimo Meridio che promette che «avrò la mia vendetta in questa vita o nell’altra». Citando Il Signore degli Anelli, spiega che re Théoden incoraggia i suoi prima della cavalcata contro le truppe dicendo che «lance saranno scosse, scudi saranno frantumati, un giorno di spade, un giorno rosso prima che sorga il sole!! Cavalcate ora! Cavalcate ora! Cavalcate per la rovina e per la fine del mondo! Morte, morte avanti, morte!». Ne conclude che:

A mio avviso, uno dei motivi del successo planetario di queste pellicole è anche la nostalgia che esprimono per una sana virilità, non nel senso, indebolito e spompato, di prestazione sessuale che gli viene attribuito oggi. [...] A mio avviso, una delle caratteristiche della crisi maschile è proprio la mancanza di virilità, di radici profonde, adatte a sopportare le tempeste. Siamo mortalmente avvelenati da ambiguità, confusione e “mollezza” perché il machismo di oggi è tipico di una società decadente, popolata da gente rammollita; è l’atteggiamento di comodo di chi non si assume le proprie responsabilità, e di virile non ha proprio un bel nulla. Il macho è infantile, adolescenziale, e succhia per sé dagli altri.

E mentre il maschio deve essere forte, la donna deve esprimere grazia. Evidentemente è meglio ancora se fa l'oca e si auto-umilia come ha fatto la Miriano nella sua prefazione.
Immancabile è poi il sostenere che Gesù sarebbe un esempio di come deve essere il maschio (e non la femmina) in quella sua netta divisione dei ruoli che non tiene minimamente conto dei tempi:

Allora la domanda è: Gesù era virile? Ho ripensato e fatto scorrere tante immagini. Ho visto Gesù con i mercanti del tempo: loro stanno deformando il volto del Padre suo, e Lui fa una sferza di cordicelle e ribalta i banchi. Nel Vangelo, si dice che rese la sua faccia dura come la pietra e si diresse verso Gerusalemme sapendo che lì sarebbe morto. Gesù è autorevole, prende decisioni. Gesù non ha paura di usare l’imperativo. Non dice “Devi seguirmi” o “Se vuoi, seguimi”, ma semplicemente “Seguimi”. Perché il cuore dell’uomo può rispondere solo a un imperativo. Gesù non è mai molle. [...] Gesù parla con autorità senza essere mai autoritario. E oggi c’è paura, ma anche nostalgia dell’autorità, del suo esercizio inteso come servizio. Per paura dell’autoritarismo – quello dei regimi, dal fascismo al comunismo – si è deciso di uccidere anche l’autorità e si corre il rischio di un ritorno della dittatura.

Si chiude così l'anteprima del libro, ma neppure il desiderio di cronaca ci potrebbe convincere ad acquistare un volume che si preannuncia come un ode al sessismo e agli stereotipi di genere.
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