Condannato il monsignore moralizzatore che inveiva contro i gay: ha derubato quasi due milioni di euro al fratello disabile



Vi ricordate di Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico di Washington? È il fondamentalista cattolico che trovò ospitalità sulle pagine del quotidiano di Belpietro per chiedere le dimissioni del Papa in occasione della partecipazione di padre Martin al meeting delle famiglie. Le sue accuse vennero prontamente rilanciate e beatificate da La Nuova Bussola Quotidiana di Riccardo Cascioli, con il ciellino che ai propri lettori raccontava:

In conclusione, viene da chiedersi: davvero c’era bisogno del memoriale di mons. Carlo Maria Viganò per capire che nella Chiesa, da qualche anno a questa parte la lobby gay, già precedentemente molto attiva e ben protetta, ha ormai preso definitivamente il comando della nave? Se così non fosse, a cosa ricondurre il nuovo corso, l’ostracismo dei vertici della Chiesa ai Family day, i silenzi sul matrimonio gay in Irlanda e Germania, le aperture continue, e persino il tentativo di nascondere sotto il termine “pedofilia” gli abusi di sacerdoti, vescovi e cardinali omosessuali?

Di lui il vaticanista Marco Tosatti scriveva ogni sorta di bene, dicendo che le sua accuse contro i gay e contro l'accoglienza erano espressione di cristianità, spiegando di essere andato al suo cospetto per sentirsi dire che quelle accuse erano frutto della volontà «di scaricare la mia coscienza di fronte a Dio delle mie responsabilità di vescovo per la Chiesa universale. Sono un vecchio e voglio presentarmi a Dio con la coscienza pulita».

Ora il tribunale di Milano l'ha condannato un risarcimento milionario nei confronti del fratello disabile. Il monsignore moralizzatore è stato ritenuto colpevole di aver truffato il consanguineo, mantenendo e gestendo la cointestazione dei beni ereditati dal padre senza mai fornire alcun tipo di rendicontazione al fratello disabile. E non si sta parlando di briciole, dato che l’eredità comprendeva numerosi immobili per un valore stimato di quasi 20 milioni e mezzo di euro, a cui si aggiungevano oltre sei milioni e settecentomila euro in contanti. Il Tribunale ha accertato che l'ex nunzio aveva ha continuato a percepire i proventi di quei beni, detenendo per sé tutti i profitti: 3.649.866,25 di euro. Adesso dovrà pagare al fratello la metà di quella cifra.

Emerge così che il sacerdote vomitava odio contro i gay e si autoproclamava «martire della verità» e difensore della «sana dottrina morale cattolica» mentre  sottraeva l'eredità di famiglia al fratello disabile. E secondo quanto riporta Il Giornale, l’ex nunzio Viganò avrebbe anche sottratto con l’inganno una casa in Svizzera alla sorella Rosanna.
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