Silvana De Mari dall'altare di don Ottorino: «I gay hanno reso trasmissibili malattie che non lo erano mai state»


È sull'altare maggiore della chiesa di don Ottorino che la pluri-imputata Silvana De Mari ha proiettato slide in cui venivano definite le sue regole su come si debba usare il retto. Dopo la sua digressione anti-Islam e dopo la sua prima offensiva anti-gay, la fondamentalista ha iniziato a raccontare ai presenti che:

Dicono che il gay è una forma assoluta di normalità. Sono in una chiesa e quindi parlo di sodomia che è un termine religioso. Giustamente viene descritto come un disordine. Il retto fa parte del tubo digerente. Giuro. Il retto non è un organo sessuale e fa parte del tubo digerente. La sessualità si fa con gli organi sessuali che sono gli organi riproduttivi. Dove non c'è sesso, signori, non c'è sessualità. E come riesce Dio a farci fare i bambini? Col piacere. Il piacere è toccarsi, il piacere è l'orgasmo. Il piacere e l'orgasmo sono solo negli organi sessuali, maschili e femminili. L'orgasmo è una particolarissima situazione istologica dove intervengono sia il simpatico che il parasimpatico. Fuori dagli organi sessuali l'orgasmo non c'è.
In una mitica discussione con Cruciani a La Zanzara, Cruciani disse... lasciamo perdere. Comunque il retto serve a portare feci dall'alto verso il basso.

La signora ha così iniziato a raccontare che «gli organi sono belli quando sono sani e sono sani quando vengono usati per quello per cui sono nati» e domanda ai parrocchiani se un pene abbia una circonferenza maggiore ai 5cm. Manco fossimo al salmo responsoriale, tutti rispondono in coro: «si».
La signora ha ripreso a dire che se le feci hanno un diametro di sette centimetri possono venire emorroidi e fistole,  che gli omosessuali debbano essere ritenuti «un gruppo etnico» e che esista un «50% della popolazione che il preservativo non lo mette mai». Il tutto per arrivare ad annunciare dall'altare che «il pene è troppo grosso».
Passa così a sostenere che il sesso anale produca «lesioni piccole piccole» come «anche una sigaretta provoca lesioni piccole piccole. Non tutte le persone che fumano muoiono di cancro al polmone, solo il 10%». Siamo dunque dinnanzi a chi accosta l'omosessualità ad un tumore.

Si passa alla seconda diapositiva, dove la signora De Mari sostiene che «il rapporto anale moltiplica la contagiosità di MST. Gli MST sono il 2% della popolazione ma sono la metà dei nuovi casi di Aids e il 70% dei nuovi casi di lue». In altre parole, cerca di patologizzare i gay e di sostenere che debbano essere considerati dei malati. La fonte citata è il suo sito.
Com'era solita fare durante i video propagandistici che realizzava per Adinoilfi, la signora si è messa a mostrare libri che trattano il tema delle malattie che riguardano principalmente i maschi che fanno sesso con altri maschi. Peccato che cerchi di far passare l'idea che i gay siano malati, quando in realtà si sta parlando di specificità di un gruppo. Sarebbe come sostenere che se non esistono maschi che hanno tumori all'utero, bisognerebbe ritenere che le donne siano malate. Eppure don Ottorino pare si sia divertito un mondo a portare in giro quei libri esibendoli per tutta la navata della sua chiesa come se fosse una velina.
La signora De Mari ha così iniziato a dire che quei libri «non sono più pubblicati per motivi politici» e che «da allora i dati sono peggiorati. Fino agli anni '90 avevamo tutti  dati sotto mano, ora dobbiamo andare a cercarli. Dire che gli omosessuali si ammalano come tutti gli altri è falso. Le statistiche sono orrende. Addirittura sono diventate sessualmente trasmissibili dei microorganismo che non sono mai stati sessualmente trasmissibili»

La signora è così passata a proiettare sull'altare maggiore l'immagine che vedete in apertura, probabilmente tratta dal Folsom Street Fair. Ai parrocchiani ha detto:

Queste persone cosa stanno facendo? Si stanno auto-profanando. Esiste un bello e un brutto e va notato come bellezza, giustizia e verità sono sempre associati. Qui c'è una minzione della bellezza, c'è un tentativo volontario di abbruttirsi. 

Insomma, odio puro vomitato in quella che appare come una grave profanazione di un luogo sacro compiuta da Silvana De Mari e da Gianfranco Amato con il benestare di parroco noto per le sue posizioni omofobe e razziste.

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