Disumanità di stato



È inutile girarci attorno: chiudere il Cara di Castelnuovo di Porto e sbattere in mezzo ad una strada 150 titolari di protezione umanitaria è il modo migliore per creare nuova delinquenza. Creare delinquenza servirà a Salvini per fare nuova propaganda, così come nuova propaganda servirà sempre a Salvini per trovare nuovi voti.
Funziona così la macchina elettorale ideata dal leghismo, ampiamente rodata quando si sono cercati i primi voti dicendo che i rifugiati «ciondolassero» per le strade, tacendo su come sia stata proprio la Lega a scrivere la legge che impedisce loro di lavorare. E se oggi Salvini tuona contro i «clandestini» è solo perché lui li ha resi tali con quel suo decreto che tanfa di incostituzionalità.
Il tentativo di demolire sistematicamente ogni forma di accoglienza per creare marginalità è un atto inumano di chi pare disposto a tutto pur di sostenere l’impossibilità della convivenza. E non tanto perché la convivenza sia davvero impossibile, ma perché la propaganda ha bisogno di un nemico se si vuole usare una dialettica che convogli paura e rabbia in un ritorno elettorale per chi legittimerà e incoraggerà ogni più perversa forma di odio. E chissà, magari racconterà pure che è contro gli scafisti che lui chiude i porti e deporta i disperati in quei centri di detenzione libici che Salvini descrive come alberghi a cinque stelle.

Era l'8 marzo del 1970 quando, alle prime luci dell'alba, la polizia di New York fece irruzione in un bar gay chiamato Snake Pit. Sostenevano fosse privo di una licenza per vendere alcolici e per permettere agli ospiti di poter ballare. E dato che all'epoca i gay erano sistematicamente resi vittime di sopraffazioni da parte della polizia, tutti i 167 clienti furono arrestati anche se estranei alle contestazioni. Uno di loro era il cittadino argentino Diego Vinales. Portato in centrale, si lanciò da una finestra del secondo piano perché temeva di essere deportato. Restò infilzato sulle punte di una recinzione in ferro. Sopravvisse miracolamene dopo che i vigili del fuoco dovettero tagliare il ferro per poterlo portarlo in  ospedale. Fu arrestato per resistenza all'arresto.
Tutto questo avveniva cinquant'anni fa, con buona pace per chi blatera di fantomatiche «emergenze» o di chi parla di immigrazione come se si trattasse di un fenomeno nato ieri. Ed allora, come oggi, ad essere sistematicamente violati erano i diritti di quelle minoranze che non interessavano alle maggioranze.
Ma davanti ad un uomo che si lancia dal secondo piano di un palazzo pur di non essere rimpatriato, è difficile anche solo immaginare cosa possa aver patito per essere disposto ad un gesto tanto estremo. Esattamente come i naufraghi salvati dalle Ong dicono che sia meglio morire piuttosto che essere riportati nei lager libici dove i leghisti vorrebbero fossero imprigionati. Per loro non è un gioco, per loro è la vita.

Bhe, nel 1970 i newyorchesi scesero in strada e manifestarono contro la brutalità della polizia. Cosa accadrà in Italia davanti alle sevizie inflitte ai richiedenti asilo da chi è pronto a sacrificare la loro vita per trarne profitto? Staremo a guardare perché tanto lui dice che prima vengono prima gli italiani? E quando gli stranieri saranno finiti, chi verrà prima?
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