Provita sostiene che sarebbe «sessista» equiparare le donne agli uomini (e dice sia colpa dei gay)



È ricorrendo alla truffa «gender» che l'organizzazione forzanovista Provita Onlus si è lanciata in una delle loro solite promozioni degli stereotipi di genere. Lo ha fatto attraverso un un articolo intitolato "L’ombra della neolingua gender si allunga sulle istituzioni europee" che si apre con la solita immagine con cui Toni Brandi ama cercare di sostenere che i gay sarebbero dei nazisti che vogliono imporre rispetto anche se lui preferisce quell'odio e quel sessismo su cui basa tutti i suoi introiti economici.
Creando patetici neologismi e sostenendo che sarebbe «sessista» equiparare le donne agli uomini, scrivono:

A Bruxelles impazzano la “maschiofobia” e “femminofobia”. Le parole inglesi “man” (uomo) e “woman” (donna) si apprestano a sparire dai vocabolari degli europarlamentari e dei funzionari dell’Unione Europea. È infatti in circolazione, una guida lessicale palesemente influenzata dall’ideologia gender che individua una serie di vocaboli politicamente scorretti e ‘sessisti’.
Secondo la neolingua gender risultano sconvenienti parole come “policeman” o “policewoman” (da sostituirsi con l’espressione neutra “police officer”, “chairman” (da sostituirsi con “chairperson”) e persino “mankind” (da sostituire con “humanity”). Altre espressioni da rimpiazzare: “stewardess” (meglio “flight attendant”) e “man-made” (meglio “syntetic” o “artificial”).

Insomma, perché mai bisognerebbe dare dignità alle donne se lui è maschio ed amico di quell'Adinolfi che va in giro a dire che sarebbe la Bibbia ad imporre la sottomissione alle donne?
Ed ancora, è sempre lamentando che la donna non dovrebbe mai essere equiparata al maschio che l'organizzazione integralista conclude:

Al fine di «trattare equamente tutti i generi», il sussidio incoraggia la creazione di un linguaggio artefatto in cui «nessun genere è privilegiato», cosicché «non sia perpetuato alcun pregiudizio nei confronti di alcun genere». Nella premessa all’opuscolo, Dimitri Papadimoulis, vicepresidente del Gruppo di Alto Livello sull’Eguaglianza e Diversità di Genere, scrive: «Il Parlamento europeo continua a impegnarsi nell’uso di un linguaggio di genere neutro sia nelle comunicazioni scritte che verbali e ora invito gli uffici più importanti a rendere note le linee guida aggiornate e l’importanza del loro uso nelle pubblicazioni e comunicazioni parlamentari».
L’esistenza del testo è stata svelata dall’eurodeputato conservatore britannico Rupert Matthews, che ha sollevato la questione in un’interrogazione parlamentare.

Siamo davanti all'ennesima conferma di come il fine ultimo degli imbonitori del «gender» sia solo la difesa e la promozione degli stereotipi di genere.
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