Ser&Gio contro chi giustifica l'odio con la religione: entrare in chiesa non fa fede


Mentre i loro manifesti hanno già fatto infuriare le lobby dell'odio organizzato, Ser&Gio stanno proseguendo la loro battaglia contro l'ipocrisia dei movimenti anti gay. Nel loro terzo manifesto, il duo ha voluto prendere posizione contro tutte quelle persone che agiscono malvagiamente indossando la maschera della bontà. Ne è un esempio un Massimo Gandolfini che dice di voler «difendere i bambini» mentre cerca di impedire il contrasto al bullismo nelle scuole, mentre si accanisce contro i loro affetti o mentre sbraita istericamente che non si deve rispettare l'identità di chi non è conforme ai suoi distingui. C'è un Pillon che va in giro a distribuire crocefissi e presepi mentre inneggia a leggi leghiste che neghino ogni libertà personale, impediscano la libertà di culto e aggrediscano chiunque esprima pensieri non conformi al volere delle lobby intergraliste che rappresenta. E c'è pure quella Silvana De Mari che sparge odio e disinformazione contro i gay mentre giura su Dio e davanti ai giudici che lei lo farebbe solo perché «ama i gay» ed è in loro favore che andrebbe davanti ad un pubblico selezionato in base alla loro omofobia a dire che i gay sarebbero anormali, malati e una minaccia alla salute pubblica.
Simili personaggi dimostrano come la loro frequentazione di luoghi sacri possa coniugarsi assai poco con ciò che in quei luoghi si predica, motivo per cui non basta citare il nome di Dio invano o ostentare la frequentazione di chiese per potersi sentire legittimati a spargere odio in nome di Dio. E dunque... entrare in chiesa non fa fede.

E nel caso in cui un qualche fondamentalista non capisca il tema in oggetto e se ne esca dicendo che qualcuno starebbe criticando il cristianesimo (evidentemente incapace di comprendere che prendere le distanze da chi stupra la religione a fini politici è in difesa del vero cristianesimo), proviamo a ricapitolare il tutto con un disegnino esemplificativo:

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