Gayburg: dopo la censura inflitta ai contenuti, Google taglia pure la pubblicità



Pare che Google abbia deciso di ucciderci. Dopo aver censurato le nostre pagine, apprendiamo che l'intero sito verrà bannato dal loro network pubblicitario perché ritenuto un sito «per adulti». Manco fossimo davanti a degli integralisti alla Adinolfi, la multinazionale pare aver adottato l'equazione gay=pornografia.
La definitiva soppressione è giunta dopo che il colosso di Mountin View aveva contestato con lo stesso principio una lunga serie di nostri articoli, attraverso logiche assai poco comprensibili. Ad esempio la biografia dell'attore Chris Pine era da loro ritenuta «per adulti» nonostante non ci fosse una sola immagine che potesse farla ritenere tale, così come anche per immagini tremasse in fascia protetta dalla televisione francese. Dopo anni in cui quelle pagine venivano tranquillamente accettate, negli ultimi mesi l'accanimento di Google è cresciuto sino a raccogliere decine di opinabili contestazioni: d'un tratto ci è stato vietato di poter pubblicare immagini che venivano tranquillamente pubblicate anche  da Repubblica o dal Corriere della Sera, così come ad essere identificati come «per adulti» sono state persino le contestazioni alle odi al sesso non protetto di Mario Adinolfi.



Ora che hanno bannato l'intero sito, a catena Gayburg non potrà più accedere anche ai soldi guadagnati su altri network in quanto chi è ritenuto sgradito a Google viene generalmente ritenuto sgradito all'intero mondo internet.

E se Gayburg è stato nuovamente punito (ancora una volta senza alcuna spiegazione), Google continua a finanziare senza problema alcuno le pagine d'odio che promuovono fantomatiche terapie riparatevi dell'omosessualità. Da Adinolfi a Riccardo Cascioli, non v'è traccia si simili contestazioni, così come è firmata da Mountain View la pubblicità che finanzia pagine come questa:

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