Gayburg è tornato completamente fruibile (anzi, no)



Esattamente così come non conosciamo il motivo per cui undici giorni fa le nostre pagine sono state inibite da Google, allo stesso modo non conosciamo con esattezza chi abbia rimosso quella limitazione. Ancora una volta ci limitiamo a constatare un fatto di fatto nel rilevare che il colosso di Mountain View ha rimosso l'infamante messaggio che invitava gli utenti a non visitare le nostre pagine.
Ne diamo il lieto annuncio quel Filippo Savarese o a quella Maria Rachele Ruoi che si sono mostrati eccitati come scolarette nel festeggiare anzitempo il nostro funerale e nel ringraziare chi sostenevano ci avesse tolto il diritto all'opinione. E lo diamo a voi, che avete continua a seguirci anche in questi giorni nonostante tutto.
Un ringraziamento va a quanto hanno portato avanti la nostra causa sui social network, a quanti hanno continuato a commentare con assiduità e a quanto non ci hanno lasciati soli.

Update: Come non detto. A poche ore dallo sblocco, Google è tornato a inibire l'accesso al sito attraverso un infamante messaggio in cui sostengono che i nostri contenuti sarebbero «discutibili» al contrario dei tanti blog da loro pubblicati in cui si promuovono fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità. Ad oggi, nonostante i ripetuti e molteplici tentativi, non ci è ancora stata data alcuna spiegazione delle motivazioni del blocco.
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