Gli evangelici fondano l'ennesimo gruppo anti-gay (e paragonano le persone lgbt ad Hitler)



Se in Italia personaggi come Gianfranco Amato o Massimo Gandolfini sono parte di molteplici associazioni al fine di moltiplicare il loro peso politico attraverso un gioco di specchi, non c'è da stupirsi che ci sia il solito Scott Lively dietro alla nuova organizzazione anti-LGBT chiamata Gone Too Far che è stata presentata a Washington DC. Ed è forse nell'intenzione di ottenere visibilità mediatica che si sono affrettati a paragonare gli omosessuali ad Hitler, i proprietari di schiavi e i pedofili.
La coalizione Gone Too Far è stata creata dagli evangelici anti-LGBT con lo scopo di combattere contro l'Equality Act, una proposta di legge sostenuta dai Democratici al Congresso che introdurrebbe le protezioni federali sulla discriminazione basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere.
I membri del comitato sono tutti uomini, indice di quella cultura sessista che spopola nella lobby anti-gay, e si sono presentati al loro pubblico asserendo: «Oggi è il giorno in cui dichiariamo guerra a coloro che sono empi, non biblici e malvagi». Sostengono pure che i diritti lgbt «criminalizzerebbero» il cristianesimo e che le persone transgender sarebbero promuovendo un «programma di pedofilia».

Interessante è osservare come sul sito del gruppo omofobo si ritrovino affermazioni simili a quelle che in Italia vengono propagandate da Silvana De Mari, indice di come paia esistere una regia comune dietro la dialettica dei vari gruppi d'odio legati al fondamentalismo religioso. Gone Too Far sostiene che «Il colore della pelle è genetico e immutabile. Il genere è genetico e immutabile. Tuttavia, l'omosessualità è un comportamento sessuale peccaminoso e migliaia di ex omosessuali sono stati salvati e abbandonati comportamenti omosessuali. Se il governo degli Stati Uniti dichiarerà le persone LGBTQ + come minoranza protetta, il cristianesimo sarebbe effettivamente criminalizzato e il primo emendamento annullato».
Insomma, al solito si dice che sarebbe Dio e non loro a volere la discriminazione sistematica delle minoranze.

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