La censura di Fazio pretesa da Salvini? Costerebbe oltre 7 milioni agli italiani



La censura di Fabio Fazio pretesa da Matteo Salvini potrebbe costare milioni di euro agli italiani. Se i 49 milioni gia rubati al popolo dalla Lega mostrano come il leghista non abbia particolare scrupoli nel farsi pagare dai contribuenti la sua costante propaganda elettorale, l'editto bulgaro con cui vorrebbe ridurre al silenzio ogni dissidente è ostacolato dall'accordo che Fazio ha stipulato con la Rai, il quale prevede 32 puntate annuali di Che tempo che fa e 31 di Che fuori tempo che fa.
Il contratto ha validità sino al 2021 e non può essere modificato senza l’assenso del conduttore. Nel caso in cui viale Mazzini desse seguito alle richieste di Salvini senza il consenso di Fazio, la penale sarebbe di più di 7 milioni di euro tra inadempienze e penali. A ciò si sommano 10 milioni annui per costi di produzione 3 5 milioni per quelli industriali.
L'immediata conseguenza è che la censura di chi critica il razzismo di Salvini costerebbe infinitamente di più di quanto non servirebbe a garantire seri progetti di integrazione.
Dal canto suo, Fazio si è detto disponibile a ridurre il proprio salario, ma chiede la trattativa non venga presentata come un ricatto del governo leghista.

Intanto prosegue la diffamazione a mezzo stampa dei giornali di estrema destra, ormai tramutati in organo di diffamazione seriale in linea con l'ideologia dell'insulto promossa dal ministro del bullismo. Proprio ricorrendo agli slogan del loro amato Matteo Salvini, l'organo di stampa ufficiale di Fratelli d'Italia se ne esce titolando: "Fabio Fazio, la pacchia è finita: la Rai sta per sforbiciare il suo compenso da favola".
Se si considera come tutti i costi di Fazio siano pagati dalla pubblicità e si osserva come altre persone non porterebbero i medesimi introiti, evidente è come il partito di Giorgia Meloni speri di alimentare odio ricorrendo all'invidia, incurante di come la loro leader non porti alcun profitto all'Italia e sia lei l'unico vero costo mediante un ingiustificato stipendio da favola che si fa pagare dagli italiani.
E non meno evidente è come il sostenere che l'Italia debba rigettate la meritocrazia a favire degli amici di partito è il motivo per cui tanti giovani abbandonano il Bel Paese per vivere in stati in cui la politica non sia freno al successo e allo sviluppo. Eppure c'è chi spera che si possa andare avanti così, con una politica propagandistica ed anti-italiana in cui tutto viene fatto contro qualcuno e mai per qualcosa. E se c'è dissenso, lo si imbavaglia a spese degli italiani dato che nessuno deve poter contestare il populismo filo-russo dell'auto-proclamato "capitano" a cui piace giocare con le ruspe o travestirsi da poliziotto mentre dispensa «bacioni» social per indicare le persone che vuole siano rese vittime dell'aggressione dei suoi miliziani.
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