Maria Rachele Ruiu dice di averci denunciati



Sinceramente avremmo preferito risparmiarci dal doverci occupare delle minacce che la signora Maria Rachele Ruiu ha diramati a mezzo stampa contro di noi. Se la signora che co-gestisce uno tra i più grandi business italiani basati sul commercio di omofobia ha tempo da buttare nel confezionare un comunicato stampa in cui lancia false accuse verso un articolo che riporta integralmente un post da lei scritto (e non un qualche stralcio come la sua gente ama fare quando tenta di modificare il senso delle frasi di chi è vittima della loro aggressione). E probabilmente lo sa bene anche la signora, dato che si è guardata bene dal citare la fonte vero cui ha indirizzato le sue invettive, forse conscia che i suoi proseliti avrebbero potuto constare con i propri occhi che è sul suo profilo che era stato scritto nero su bianco quello che lei nega di aver mai detto.
Il motivo per cui dobbiamo occuparci del comunicato stampa da lei diramato è per smentire le affermazioni in cui la signora sostiene che non non le sarebbe stato garantito un diritto di replica: ad oggi, infatti, non ci è stata recapitata alcuna mai da parte sua o della sua organizzazione. Quindi, stando ai fatti, anche questa sua ultima asserzione pare una menzogna diffamatoria, emblema di quella sua dialettica basata unicamente sull'aggressione e sul vittimismo

Update. Successivamente alla stesura di questo articolo, su Facebook abbiamo trovato un messaggio in cui la signora chiede la censura dell'articolo intitolato "Maria Rachele Ruiu sostiene che la violenza sulle donne sia colpa di pornografia, gay, aborto legale e di donne che lasciano i mariti" in cui sono presenti gli Screenshot dell'articolo integrale da lei firmato che è stato contestato. Per diritto di replica (a noi negato dalla sua gente), riportiamo integralmente il suo messaggio:


Anche in questo caso riteniamo doveroso evidenziare che l'articolo non afferma in alcun modo che la signora Ruiu sia leghista. nell'articolo si parla di «finanziamenti pubblici che l'amministrazione leghista di Verona ha deliberato a beneficio delle organizzazioni politiche che si definiscono opinabilmente pro-life», che la signora «tenti di rilanciare gli slogan leghisti sul fatto che i cristiani sarebbero discriminati rispetto agli islamici» o che «la fondamentalista che vorrebbe andare nelle scuole ad indottrinare i figli altrui al suo sessismo misogino con l'aiuto dei leghisti». A noi non pare che queste frasi permetterebbero di poter chiedere la rettifica dell'aver sostenuto che lei sia leghista dato che tale affermazione non è mai stata fatta, motivo per cui ci limiteremo a segnalare che lei chieda tale rettifica.
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