Massimo Gandolfini contestato a Castenedolo, in provincia di Brescia



Lo scorso 25 febbraio, è presentandosi su un palco griffato col logo di "Salvini Ppremier" che il fondamentalista Massimo Gandolfini è tornato a lanciare le sue invettive contro l'Europa, sostenendo che da Bruxelles e da Strasburgo qualcuno «voglia destrutturare la tradizione della composizione della famiglia». Ed è interessante osservare come il fondamentalista paia ora intenzionato a fare volutamente conduzione tra il Parlamento Europeo e la corte dei Diritti Umani, attaccando entrambe le realtà in quanto non discriminatorie come lui vorrebbe.
All'incotro sarebbe dovuto essere presenta anche il senatore leghista Simone Pillon, il quale ha però inviato solo un videomessaggio. Al suo posto c'erano il consigliere in Regione Lombardia Federica Epis (condannata per avere offeso cooperative che si occupano di migranti) e Oscar Lancini (eurodeputato leghista, anche lui con diversi questioni giudiziarie pendenti e fiero difensore della discriminazione razziale nella mensa scolastica di Adro).

Attraverso un post condiviso su Facebook, le attiviste bresciane di Non Una Di Mano hanno attaccano il convegno , spiegando:

I cattoleghisti, che non fanno mistero di voler portare l'Italia indietro di decenni, hanno preso parola ieri sera, lunedì 25 febbraio, a Castenedolo, nel convegno "La famiglia, un tesoro da proteggere". In Sala Civica il fondatore del Family Day Massimo Gandolfini, la consigliera regionale Federica Epis, il referente provinciale del comitato Difendiamo I Nostri Figli Piercarlo Peroni e l'eurodeputato leghista Oscar Lancini. Il senatore leghista Simone Pillon, promotore dell'omonimo disegno di legge, trattenuto in Senato per impegni improrogabili, ha allietato la sala con un lungo videomessaggio. Il triste quintetto ha ripetuto i discorsi agghiaccianti che ormai conosciamo bene: "il paese è in crisi di natalità, mancano all'appello 6 milioni di italiani", "i genitori non sono individui, devono essere mamma e papà", "nelle scuole viene insegnata l'ideologia gender", e altre uscite aberranti e false.
Particolarmente rivoltante Lancini, che ha menzionato le realtà LGBTQI+ con disprezzo, invitando il pubblico a irridere chi non si riconosce nei generi assegnati alla nascita. Nel suo triste mondo alla rovescia, però, a subire bullismo sarebbero gli studenti eteronormati. Uno schiaffo a chi da anni si batte per i diritti e la libertà di tutte e tutti e che, da sol*, vale più di tutto il deprimente Family Club.
Molt* di noi non hanno potuto partecipare alla conferenza, poiché le forze dell'ordine, schierate davanti ai due ingressi, non ne permettevano l'entrata per motivi di sicurezza (nonostante la capienza della sala fosse di 200 posti di cui riempiti solo una 70ina fra sostenitori/sostenitrici pro-life e contestatrici/contestatori).
Ad alcuni della controparte, invece, veniva permesso l'ingresso anche a sproloquio iniziato.
Invocando la corretta informazione, hanno diffuso bugie. Appellandosi al libero pensiero, hanno soppresso il dibattito per non rispondere alle domande che li avrebbero smascherati.
Nel frattempo, in piazza, partiva una contestazione da parte di un gruppo di persone composto da Non una di meno, solidali e cittadin* di Castenedolo. La nostra rabbia è stata manifestata in modo determinato e le nostre voci
hanno espresso per tutta la sera la tensione e l'intento di coprire l'odio verso le donne e le persone non eteronormate, di cui erano intrisi i loro deliri. All'interno, infatti, era presente un folto gruppo di contestatrici e contestatori, che sono riuscit* a interrompere più volte gli interventi, mettendo in difficoltà relatori e partecipanti. Molte compagne sono state vittima di spintoni e insulti, sessisti e scontati, volti a giudicare come sempre la libertà sessuale delle donne: "tr**e", "andate a dare via il c**o", "tanto non vi sc*pa nessuno". Cui fanno eco i commenti rintracciabili sui social, di cui alleghiamo alcuni esempi.
Non Una Di Meno ha protestato e continuerà a protestare dentro e fuori dall'aula, nelle sale civiche e nelle piazze, nelle scuole e negli ospedali, nelle case e in ogni luogo dove si vogliano reprimere le libertà e addormentare le coscienze.
Se Gandolfini vuole portare avanti la sua campagna di oppressione "finché avrò un globulo rosso in corpo", dovrà passare sui nostri corpi.
I "passi indietro" che Pillon auspica, e lo ha ben sottolineato nel videomessaggio proiettato durante la conferenza, avranno come risposta la marea che #lottomarzo lo travolgerà.
Sulle nostre vite decidiamo noi!

Di seguito, il video delle contestazioni avvenute all'interno della sala:


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