Zaira Bartucca: «Io vittima di eterofobia. La purga cecena è stata inscenata dai gay per ottenere documenti europei»



Pare proseguire senza sosta la campagna di diffamazione contro Gayburg da parte della giornalista calabrese Zaira Bartucca, responsabile di un sito che la signora sta tirando in causa nella presumibile speranza di ottener visibilità.
In un articolo intitolato "Puente, Gayburg e i lavoretti spargi-fango", la donna afferma: «Dal tweet su Kadyrov alle “manie di protagonismo”, dalla quasi decina di articoli che mi dipingono come “omofoba” o “razzista” alla mia terra di origine, la Calabria. Vi spiego perché è in atto un’opera di delegittimazione che tocca me e Rec News».

Ricorrendo ad un vittimismo surreale, la donna che avrebbe preteso la censura di Gayburg scrive:

Mi scuso per l’utilizzo forse un po’ personale del sito ma corre l’obbligo, visto che la questione “Gayburg” si è allargata a macchia d’olio, ripresa da altri siti che postano contenuti rivolti agli Lgbt, da aggregatori, dal sito fondato da Enrico Mentana Open e dall’indicizzazione dei principali motori di ricerca, precisare alcune cose. A partire da due commenti che ci sono stati recapitati, cui abbiamo deciso di non dare rilevanza per la loro palese bassezza ma a cui non voglio sottrarmi. Poi c’è il brusìo dei social e le sue attribuzioni surreali, parlerò anche di quelle. Tralascio la farneticazione sulla Costituzione: tutelare l’orientamento sessuale di una persona non significa in nessun modo che questa è autorizzata a spargere illazioni, né che diventa un intoccabile per cui non è possibile confezionare inchieste giornalistiche.
Ma “quello che ho fatto” – cioè ospitare qui un articolo di taglio sociologico che affronta la nascita e la costruzione del pensiero gay – agli occhi dei fanatici è imperdonabile. Inciterebbe all’odio, addirittura. Il lettore attento tragga le sue conclusioni senza ulteriori linee di indirizzo. Per quanto riguarda la stucchevole e ormai davvero noiosa questione di sapere o non sapere esercitare questo mestiere: lavoro (tutti a Rec News lo facciamo) tenendo sempre presente i documenti e la verifica delle fonti. Non lo faccio abusivamente: sono tesserata presso l’Ordine dei Giornalisti dal 2013 e sono praticante, la condizione che precede il professionismo. Sono iscritta per via di Rec News al ROC, il Registro degli operatori della comunicazione dell’AgCom di Roma. Informazioni che non interessano al 90 per cento dei nostri lettori, ma che forse occorre ribadire visto che io e il sito siamo spesso tacciati dai detrattori – come in questo caso – di scarsa credibilità.

Premesso il suo sostenere che il suo essere iscritta all'Ordine dei giornalisti renderebbe intoccabili le sue opinioni al punto da giustificare la sua richiesta di censura di chiunque osi esprimere opinioni contrarie, il tema in discussione è l'articolo in cui ha sostenuto che i gay vogliano eliminare gli eterosessuali. Una tesi folle, ma che lei sostiene dovrebbe essere avvalorata dato che lei paga l'iscrizione ad un Ordine professionale.

Dicendo di sentirsi vittima di "eterofobia", la donna afferma pure:

Questo non significa, come afferma sommariamente Gayburg “fare affermazioni certificate dal suo essere iscritta all’Ordine dei giornalisti”, ma semplicemente avere i requisiti legali per fare questo mestiere, per quanto io non vada a stendermi il tesserino tra i piedi prima di camminare. Questo lo lascio fare agli autori del blog che secondo la signora sono “miei colleghi”. Me ne discosto a tutti i livelli, e per il resto saranno solo le opportune sedi a stabilire se i blogger possono contare su determinati titoli per produrre quella che reputo accozzaglia eterofoba che però viene spacciata per “informazione”. 

Peccato l'articolo 21 della Costituzione sancisca che «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».  Basterebbe questo a screditare la sua pretesa di censure sommarie o di autorizzazioni, eppure lei prosegue incessante nel suo affermare:

Dei requisiti di cui ho parlato, per esempio, Gayburg non gode. Il sito Gay.it parla di direttore, ma Gayburg non può averlo: è un blog, per giunta anonimo. Un’aspetto che stride con la normativa vigente, giacché il contenitore di notizie dell’universo lgbt si pregia come detto di fare “informazione” e posta articoli dal taglio giornalistico. Non lo sono: si tratta di una bacheca di aggiornamenti sul mondo gay inframmezzati da articoli al vetriolo in cui si tenta in tutti i modi di mettere in ridicolo chi non è gradito al pensiero arcobaleno.

Si passa a negare l'esistenza dei campi di tortura in Cecenia:

Com’è capitato a me, prima oggetto delle mire di decine di account organizzati sui social per un tweet sulla famiglia naturale, e poi soggetto di articoli che vogliono che io abbia augurato la morte/lo sterminio/la trucidazione dei gay. Niente di più lontano dalla realtà. Fosse anche solo per il fatto che dire “Campate 100 anni” vuol dire, letteralmente, “campate 100 anni”. Kadyrov? Ovviamente Gayburg non scriverà mai che in Cecenia si discute dal 2017 di manipolazioni, di gay venuti da fuori per inscenare la pantomima dei campi di tortura in cambio dei documenti per permanere all’interno dell’Unione europea. Non lo riporta il blog di qualche frustrato, ma la nota testata Правда, Pravda. Gli organismi competenti accerteranno chi abbia ragione, ma questo non cambia la sostanza che io non abbia mai detto nulla di associato a dei campi di sterminio e non voglia veder nessuno perire in situazioni drammatiche. 

La sua teoria è che non ci sarebbe stato nulla di strano in un messaggio in cui augurava ad alcuni gay di essere ospiti del presidente ceceno in concomitanza con l'inizio della persecuzione degli omosessuali nel Paese. Ed è ancor più surreale come neghi l'esistenza di quei campi di sterminio sulla base di quanto afferma la stampa russa, ancor più omettendo di raccontare che nel nostro articolo osservammo una lunga serie di altri messaggi diffamatori ed altamente offensivi contro un intero gruppo sociale prima di occuparci di lei.

Interessante è anche osservare come il suo fidanzato (da lei indicato come co-proprietario del suo sito) non paia credere a quelle teorie quando si vanta di come i gay vengano fatti "sparire" in alcuni Paesi:


E surreale è anche l'argomentazione con cui la signora nega altre evidenze, ad esempio:

Sul razzismo? Come affermano i fanatici che in questi giorni mi hanno nuovamente tartassato, il mio compagno è ucraino, aspetto che stride giusto un po’ con chi mi vuole a tutti i costi “razzista”. Empaticamente non suscita loro simpatia, forse perché viene dall’est di Putin e non dall’Africa, è venuto in autobus e non a bordo di un barcone. E’ giunto in Italia per lavorare e non per elemosinare 35 euro al giorno.

Se il sostenere di non essere razzisti mentre si vomitano frasi che puzzano di razzismo è un atto che si commenta da sé, patetico è il suo tornare a sostenere la veridicità della accuse ricolte contro l'Unar dal programma televisivo "Le Iene" nonostante i giudici abbiano smentito ogni accusa:

Ho una vita sociale normale ma certamente priva delle pratiche che Filippo Roma ha documentato avvenissero fino a qualche tempo fa all’Unar, e come per tutti esistono persone che mi trovano simpatica o antipatica. 

In un'ode a sé stessa, la donna inizia  a dire:

Sono in contatto sporadico anche con Bernardo Iovene di Report, che mi ha contattato per il mio lavoro sull’Odg e che con l’occasione mi ha chiesto alcune dritte per la sua inchiesta sul precariato nel mondo del giornalismo, e sempre per l’Odg (questa volta per quanto riguarda il tentativo di farmi retrocedere dalla strada intrapresa) sono stata in contatto con il consigliere Marco Piccaluga, ex di Sky tg24.

Ed immediato è anche il suo sostenere di avere appoggi politici:

Siamo in contatto con gli addetti stampa del Senato, che voglio ringraziare per la tempestività e la gentilezza che in altri contesti o ministeri latita.

Iniziano così le offese, raccontando che lei, in quanto iscritta all'Ordine dei Giornalisti e in quanto fidanzata con un ragazzo ucraino, non tollera si possa esprimere dissenso da quello che lei scrive. Ed è interessante come in altre circostanza abbia sostenuto di voler difendere «la famiglia tradizionale» nonostante dichiari di convivere in un rapporto che sarebbe del tutto estraneo a quella definizione:

La vita come molti sapranno lì è più semplice ma più genuina. Lì nessuno si dispiacerebbe mai se Gayburg o David Puente non gli dedicasse un articolo. Il primo caso suscita anzi situazioni pruriginose nei più scaramantici. E a questo punto spero di non dovermi trovare a spiegare che non penso che i gay portino jattura. Il meridionale è quasi sempre un burlone, ma questo forse per gli impettiti friulani che amano prendersi troppo sul serio è difficile da comprendere. Credo anzi che siano “gli altri” a tentare di essere in perenne favore dei riflettori, per questo si dedicano al giornalismo strillato e sempre in bilico tra il verosimile e lo scandalistico, nel tentativo di aizzare l’opinione pubblica contro questo o quello. E’ la linea di Gayburg e, prima di imbattermici, non pensavo fosse anche quella di David Puente, con cui l’hanno scorso ho avuto uno scambio su Twitter per una cantonata che lui ha preso sul giornalista ucraino Arkadij Arkad’evič Babčenko, spacciato per morto poche ore prima che si presentasse, sui suoi piedi, a una conferenza stampa. E’ un tipo di fact-checking che, abbastanza spesso, cozza proprio con i “facts“. Certo una precisazione che Puente non avrà gradito. Ma la deontologia ci chiama alla cooperazione nell’interesse del lettore (che per quello che mi riguarda è il mio unico padrone), non a sterili vendette da prima donna di cui poi ci troviamo a dover dare conto. A lui e a chi si cela dietro i commenti (l’ip del secondo commento è geolocalizzato proprio in Friuli), agli autori di Gayburg, a chi ha farneticato di vicinanze e finanziamenti: sono diventata responsabile di Rec News perché troppo spesso mi sono trovata a dire “Perché nessuno scrive che” o “perché nessuno dice che”, poi perché dopo anni di precariato nonostante cercassi di affezionarmi ad altri lavori i referenti continuavano a cercarmi, così come rimaneva comunque viva la voglia di scavare e di vedere a fondo. Ho aperto assieme al mio compagno Denys Shevchenko e inizialmente al nostro Saccente (oggi ci sono anche Andrea e Maxim che collaborano a distanza) un sito che ci pregiamo non abbia ancora guadagnato cifre stratosferiche o anche solo grandi.

E dato che la signora ha tirato in ballo il suo compagno ucraino e sostiene pubblicamente che sia proprietario del sito, forse andrebbe osservato come sia lui a scrivere un messaggio rivolto a Matteo Salvini in cui afferma: «Cancelliamo insieme gli lgbt. Portiamo lo schifo da dove è venuto».



Eppure la donna nega l'evidenza nel dichiarare:

Ma non sono “omofoba”, “razzista”, “nazista” e via franando. Non incito all’odio. Non faccio parte dell’estremismo cattolico e anzi voglio confidare che mi sono avvicinata a Dio solo negli ultimi anni. Non vado in chiesa da mesi, forse da quasi un anno, ma ho estremo rispetto per chi lo fa in tempi in cui la Cristianità è derisa. Lo dico all’autore di Gayburg sperando che si possa rasserenare e non vedere più “fondamentalisti” ed “estremisti” ovunque. E’ un consiglio buono ma non cancella quanto il blog ha voluto imbastire assieme ad Open e altri siti, con l’ausilio di aggregatori come Intopic, vari blog e l’azione dei motori di ricerca.

Pare immancabile il tentativo di tirare in ballo il «cristianesimo» quale giustificazione all'integralismo, incuranti di come basterebbe leggere Vangeli al posto di brandirli per comprendere che certe sedicenti organizzazioni integraliste non stanno certo seguendo l'insegnamento di Gesù. Eppure è a loro che la signora si è appellata nel suo chiedere un auto a chiuderci la bocca.

Sostenendo che qualcuno vorrebbe «zittire» il suo sconosciuto sito anche se nessuno l'ha mai citato (al punto che non sarebbe così improbabile pensare che le sue accuse siano strumentali per cercare di promuovere un prodotto che nessuno conosce), la giornalista afferma:

Lo voglio ribadire a chi è avvezzo a spargere saliva per ottenere posizioni al sole ma anche a chi spera di intimorire me e il giornale, forse covando l’intima ma illusoria speranza di zittirci. Abbandonatele, queste speranze. C’è bisogno di Rec News. Se il sito non fosse esistito, la vicenda Lucano sarebbe rimasta parziale per sempre, suonata dalle campane che all’unisono mimano la melodia del sindaco eroe. Questa hanno propinato tutti, a eccezione di un paio di testate che pure non sono state in grado o non hanno voluto documentare, e qualche sito che ci ha spudoratamente plagiato. Se non ci fosse stato RN, non sapremmo ancora nulla su alcuni aspetti inquietanti che aleggiano in Vaticano, o della fine amara di Becky Moses. Nel paese dell’agenzite compulsiva, dei debunker che le bufale le inventano anziché stanarle, del “cantiamo tutti la stessa messa finché non entra in ogni testa”, c’è bisogno di contro-informazione. Noi ci impegniamo a farla. Piacerà a qualcuno mentre ad altri (chi ci è dentro o chi è accomodato sulle veline istituzionali o sui suggerimenti delle lobby), spiacerà. Ce ne faremo una ragione, ma senza mai indietreggiare di un millimetro. Un caro saluto ai lettori, specie a quelli affezionati.

Curioso. A fronte di una sua richiesta di censura di Gayburg, la signorina di mette a piagnucolare che qualcuno vorrebbe tappare la bocca ad un prodotto che nessuno ha mai citato. Il tutto inveendo, diffamando e sbraitando come un'ossessa che lei non tollera si possa dissentire dal suo pensiero.
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