A sfregio di Papa e vescovi, Avvenire benedice il congresso contro le famiglie di Verona



Se i vescovi si sono guardati bene dal sponsorizzare il World Congress of Families di Verona e se il Papa ha lanciato numerosi moniti contro i populisti, è dall'alto della sua strenua promozione dell'omofobia che il direttore di Avvenire firma un inverosimile articolo propagandistico dal titolo "Verona. La Conferenza sulla famiglia oltre le polemiche e le ideologie".
La tesi di Luciano Moia è che sbaglia chi scorre la lista dei relatori per osservare come il fondamentalismo organizzato abbia raccolto il peggio, dal prete ortodosso che giustifica la violenza sulle donne alla parlamentare che vuole vietate il sesso sicuro. Lui sostiene che i fatti non contino e che bisognerebbe credere ciecamente alle favole di quegli organizzatori che hanno chiarito come il termine "famiglia" venga da loro stuprato al solo fine di promuovere Giorgia Meloni alle europee. Ed è così che si affretta a giurare su Dio che bisognerebbe assecondare le mire politiche di Brandi e Coghe, asserendo:

La Conferenza sulla famiglia «oltre le polemiche e le ideologie»
Famiglia oltre le polemiche, oltre le ideologie, oltre le strumentalizzazioni. È la speranza degli organizzatori del Congresso mondiale delle famiglie, che si svolgerà a Verona dal 29 al 31 marzo. Oggi le associazioni promotrici hanno presentato l'iniziativa. Tre giorni di dibattiti, anche se con un programma ancora da definire nel dettaglio, e poi una marcia conclusiva per le vie di Verona, che cercheranno di ribadire l'obiettivo autentico dell'evento. Nessun utilizzo strumentale dei temi da sempre legati all'associazionismo familiare, ma una riflessione serena, aperta, non univoca, sulle tante declinazione legate al far famiglia.

Considerato che i relatori propongono il carcere per chi non si uniforma ai desideri sessuali di Gandolfini, la tesi di Moia appare alquanto ideologica. E non meno surreale è come si sorvoli sulle provate accuse per proporre a senso unico le patetiche giustificazioni degli organizzatori:

“Non sarà un incontro “contro” – ha assicurato Toni Brandi, presidente del Congresso mondiale delle famiglie – ma “per” i diritti, la salute, la dignità delle persone coinvolte nell'impegno familiare, madri, padri, bambini”.

Avvenire non lo spiega, ma secondo il vocabolario del fondamentalismo organizzato la «salute» è intesa come un divieto all'autodeterminazione e un contrasto all'omosessualità. La «dignità» è intesa come l'obbligo ad obbedire al volere di Brandi. I «padri e madri» indicano specifiche sui sessi e ruoli stereotipati.

Si tace anche su come Brian Brown sia il promotore della legge russa contro il diritto all'esistenza dei gay e si nega come l'organizzazione promotrice del congresso sia classificata come gruppo d'odio da numerose irganizzazioni. Moia preferisce raccontare:

Il congresso mondiale – siamo alla 13esima edizione – nasce su iniziativa dell'International organization of family, la realtà capofila di questa kermesse, non molto conosciuta in Italia, presieduta da Brian Brown, che opera dagli Stati Uniti. Ma le organizzazioni più attive sembrano radicate soprattutto nell'Est europeo. Le ultime tre edizioni si sono tenute in Georgia (2016), Ungheria (2017) e Moldavia (2018). A Verona saranno presenti, tra gli altri, il presidente della Moldavia, Igor Dodon, l'ambasciatore dell'Ungheria presso la Santa Sede, Eduard Hasdsburg-Lothringen, il ministro della famiglia dell'Ungheria, Katalin Novak, l'ambasciatore polacco in Italia, Konrad Glebocki.
Una presenza sovranista che spiega, almeno in parte, l'adesione compatta della Lega all'iniziativa di Verona. Ci saranno Matteo Salvini, il ministro della famiglia Lorenzo Fontana, quello dell'istruzione Marco Bussetti e naturalmente il governatore del Veneto Luca Zaia. Uno schieramento impegnativo che potrebbe rischiare di trasformare il Congresso veronese in una passerella del Carroccio. Ma Massimo Gandolfini, neurochirurgo, leader del Family Day, assicura che gli orizzonti di riferimento del Congresso mondiale sono da una parte la dottrina sociale della Chiesa – oggi ha fatto una lunga citazione di un intervento sulla famiglia di papa Francesco – dall'altra la Carta costituzionale.

Curiosamente si omette di raccontare che Gandolfini ha anche dichiarato che il suo scopo è di promuovere Giorgia Meloni alle europee. E riguardo alla massiccia presenza di leader sovranisti dell'Est europeo, Avvenire dice:

Nessun problema. Come non si vorrebbe dare troppo rilievo alle polemiche scatenate i questi giorni dal M5S con dichiarazioni, battute e tentativi di ridimensionare il profilo culturale dell'evento. Che, invece, assicurano gli organizzatori, è di primo piano e tutt'altro che unilaterale dal punto di vista dell'orientamento. È davvero così? Vedremo quando sarà completato il quadro dei relatori, anche se i tanti esperti che hanno già assicurato la loro presenza lasciano ben sperare.

Il quotidiano dei vescovi pare non avere problemi neppure con eventi pagati da anonimi magnate:

Nei giorni scorsi, tra le tante voci che circolano intorno a questo evento contestato, era stato detto che risorse cospicue sarebbero state promesse dall'internazionale sovranista dell'Est. Ma Toni Brandi ha risolto il problema. Gli oneri più impegnativi, circa 200mila euro, arrivano da un benefattore che ha attinto dai suoi risparmi personali. Un italiano, un russo, un americano? “Non posso dirlo”, ha tagliato corto Brandi “perché nel Vangelo si legge 'non sappia la tua destra quello che fa la sinistra'. E poi questo benefattore ha chiesto l'anonimato”.

Eccerto, non può dirlo perché Gesù non vuole.
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