Anche il Friuli Venezia Giulia patrocina il WCF di Brian Brown, l'uomo che promosse la legge anti-gay russa



«Il patrocinio è attestazione di apprezzamento e di adesione a iniziative ritenute meritevoli per le loro finalità sociali, culturali, artistiche, storiche, istituzionali, sportive, scientifiche e umanitarie». È quanto recita il sito della Regione Friuli Venezia Giulia anche se pare che il patrocinio venga usato da Massimiliano Fedriga come strumento di propaganda per favorire i suoi interessi politici.
Negando l'evidenza di tutti i documenti presentati per documentare le posizioni estremiste dei relatori, afferma che sarebbero «tutte fantasie che sono state smentite» dagli organizzatori, non con prove ma attraverso becero negazionismo. Dice anche che «non si tratta di una iniziativa contro qualcuno, ma pro famiglia». Peccato che il loro presidente sia quel tale che promosse le leggi omofobe russe che vietano ai gay di poter esistere.
Afferma di essere sorpreso «per l'aggressione che c'è stata contro questo congresso, quando si parla semplicemente di diritti dei bambini e delle mamme» ma tace su quei relatori che vogliono le madri recluse in casa e figli che studino in famiglia in modo che possano essere indottrinati ad essere espressione del volere del padre.
Sulla base di tutto ciò, annuncia che lui patrocinerà quella Silvana De Mari che va in giro a dire che l'omosessualità è una minaccia sanitaria e che non esisterebbe in natura. Patrocinerà il sacerdote ortodosso che giustifica la violenza sulle donne. E lo farà a nome del Friuli Venezia Giulia.
Tutti eccitati come scolatetti, i camerata Toni Brandi e Jacopo Coghe hanno già modificato i manifesti per annunciare che l'amministrazione regionale è con chi prega contro i gay o minaccia donne e bambini tentando di impedire l'educazione al rispetto nelle scuole. O forse, più verosimilmente, la lega sta facendo quadrato attorno alla piattaforma ideologica che sarebbe stata creata per lanciare il movimento populista di Steve Bannon.
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