Avvenire beatifica Brian Brown, sostenendo che chi si oppone al creatore delle leggi anti-gay russe sia nemico di Gesù



Il quotidiano dei vescovi continua ad offrire pieno appoggio al convegno leghista di Verona. E surreale è come i loro lettori paiano non avere problemi con le inaccettabili tesi sostenute dai relatori, preferendo concentrarsi su fatti meramente marginali. Tra le lettere al direttore, un tizio spiega che il suo problema è che «il fondatore Brian Brown si è convertito alla religione quacchera proprio dal cattolicesimo» e non che abbia promosso la legge russa che vieta di poter parlare di omosessualità in toni che non siano di condanna. Una tizia dice che da Gandolfini ha sentito solo «concetti ragionevoli, lineari, condivisibili soprattutto perché coerenti con i precetti della nostra fede cristiana cattolica» e che non so meraviglia del «veleno e delle grossolane bugie espresse da certi ambenti culturali e ideologici». C'è pure chi pare ignorare che l'organizzazione è stata gestita dalla Lega anche attraverso il senatore Pillon nello scrivere che «ho letto che Salvini ed altri vogliono presentarsi a Verona: vorrei sperare anzitutto che nessuno del Comitato promotore li abbia invitati».

Ancora più grave è la risposta firmata dal direttore Marco Tarquinio, il quale ha tutta l'intenzione di essere complice di quel convegno sessista ed omofobo. Definendo l'abominio di Verona come un «evento dedicato alla famiglia», è senza mai parlare dei risvolti politici che lo descrive come «un Congresso mondiale delle famiglie non può che avere al centro tutte le famiglie del mondo, che sono parte della stessa famiglia umana». Peccato che quel convegno abbia già chiarito l'intenzione di definire distinguo per impedire il riconoscimento di tutte quelle famiglie non risultano conformi ai distinguo teorizzati da Gandolfini.

E non va meglio quando Tarquinio aggiunge:

A Verona c’è un congresso promosso dalla International organization for the family (Iof) che tesse da qualche anno una rete composto soprattutto da sigle e persone che dichiarano di appartenere a diverse denominazioni cristiane. Il Forum delle associazioni familiari (italiano ed europeo), evocato da uno dei lettori, non c’entra nulla e non parteciperà in quanto tale. “Avvenire” ha informato con precisione e continuità su questa iniziativa e sulle reazioni che sta suscitando, a partire (nell’ottobre 2018) da un’intervista con il presidente della Iof, Brian Brown. Un’intervista tutta in positivo, pro–famiglia, a differenza delle posizioni soprattutto “contro” da lui assunte e/o a lui attribuite in altre occasioni. A qualche supporter italiano della Iof l’intervista non piacque proprio per questo, e ce lo fece sapere con veemenza... Nulla di sorprendente: ci sono persone – lo dico con sommesso rispetto per chi ne sa più di me – che interpretano la «spada» della parola di Cristo, che nelle coscienze guida a distinguere il bene e il male, come una mazza ferrata da sbattere in testa all’interlocutore. Io credo invece che l’approccio scelto nell’intervista con noi dal «non cattolico» Brown sia una buona modalità, certo migliore di altre (e frequenti) che hanno motivato scontri al calor bianco e anche l’autorevolissima perplessità espressa nei giorni scorsi dal cardinale Pietro Parolin.

Palesando come Avvenire sponsorizzi i distinguo di Gandolfini contro le famiglie che non vedano un atto sessuale tra un uomo e una o più donne, il direttore del quotidiano dei vescovi scrive:

Mi auguro che a Verona i lavori, nella chiarezza della visione di persona e famiglia (senza cedimenti alla “fluidità” delle cosiddette teorie gender, senza rifiuti insultanti delle diversità di origine e di condizione personale), siano sotto un segno propositivo e dialogico, e che così si sciolgano al sole le polemiche che sono state ripescate e/o alimentate. Ho sentito personalmente il presidente del Congresso Toni Brandi e il vicepresidente Jacopo Coghe assicurare che sarà così. Lo spero davvero, ma non ne sono certo. 

Sostenendo che il matrimonio dovrebbe prevedere la fogliazione anche se la legge italiana non prevede alcun obbligo in tal senso, è inveendo contro chi non gradisce la presenza di un prete ortodosso che giustifica chi picchia la moglie, quella Silvana De Mari che nega esista l'omosessualità (la sua tesi è che sia un «comportamento appreso» che può essere «disappreso»), l'ugandese che vorrebbe mettere a morte i gay o la nigeriana che vorrebbe vietare il sesso sicuro, lui dice:

La famiglia con figli ha bisogno di tante risposte politiche, e in Italia quasi di tutte, non di nuovi furiosi e inutili comizi. Qualcuno, pochi o tanti non so, di volta in volta si ricorderà anche di votare “contro” qualcun altro, ma è un fatto che lorsignori si dimenticano regolarmente di “fare”. La famiglia è un bene grande, e pretende visioni e azioni grandi perché capaci di futuro. Personalmente, ma so di non essere il solo, mi sento di dire che di chiacchiere altisonanti, ideologiche, vendicative, ostili e inesorabilmente vuote non ne posso più.

Il suo tanto decantato Brian Brown si definisce il marito migliore al mondo e un portavoce di Dio. Teorizza che qualunque sessualità diversa dall'eterosessualità sia anormale ed afferma che l'omosessualità sia degradante per la natura umana. Crede nelle fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità e ha fondato il Nom allo scopo di battersi contro il matrimonio egualitario. Sostiene che i commercianti abbiano il diritto di rifiutare beni e servizi agli omosessuali. Fa parte anche della CitizenGo, l'organizzazione fondamentalista fondata da Ignacio Arsuaga.
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