Don Fabio Pierleoni: «Mio paragone tra famiglie gay e Isis strumentalizzato»



In riferimento al nostro articolo intitolato "Il parroco di Calpino: I gay che adottano peggio dell'Isis. Una coppia etero l'ha concepito e una coppia etero doveva adottarlo" del 9 marzo 2018, il legale del sacerdote ci ha intimato di riprodurre un articolo del 17 marzo 2018 apparso su un quotidiano locale, nel quale il sacerdote spiega le sue posizioni:



Riguardo all'articolo, ci permettiamo alcune semplici osservazioni. Se non comprendiamo su quali basi il sacerdote affermi che sarebbero «i bimbi» a non voler essere adottati da famiglie omogenitoriali, il fatto in sé riguardava una frase particolare ed altamente offensiva davanti alla quale don Fabio Pierleoni si lancia nell'affermare che «il paragone di dette adozioni con l'Isis che distrugge i siti archeologici, che ha ferito la sensibilità dei fratelli omosessuali, è in realtà stata strumentalizzata da alcune associazioni gay in quanto volevo riferirmi all'abbattimento della civiltà millenaria fondata sulla famiglia naturale».
In altre parole, il sacerdote pare sostenere che lui interpreta il termine "naturale" come sinonimo di "eterosessuale" e che, conseguentemente, vorrebbe negare ogni diritto a tutte quelle famiglie gay che sono esistite prima di lui e che continueranno ad esistere anche dopo di lui. Non esiste civiltà in cui non sia esistita l'omosessualità, eppure siamo davanti a chi pare teorizzare che le di debba ritenere possibile causa di un'estinzione.

Non comprendiamo neppure il suo dichiarare che: «sono aperto al dialogo con diverse culture e religioni, per questo ritengo grave e umiliante l'accusa di omofobia che mi hanno rivolto alcune associazioni gay marchigiane». Se i gay non sono persone di altra religione o di altra cultura, il concetto stesso di "dialogo" prevederebbe l'ascolto dell'altra parte, mentre qui pare che il sacerdote si lamenti che c'è chi osa obiettare alle sue tesi quasi si trattassero di verità rivelate. Il tutto a cominciare dal suo raccontare che la sua concezione di famiglia eterosessuale sarebbe quella «definita dalla Costituzione e dalla Chiesa».
Sarà, ma la Corte Costituzionale ha sancito che la Carta Fondamentale non impone alcun vincolo sui sessi dei coniugi dato che quel distinguo è presente solo ed esclusivamente nel Codice Civile, modificabile con un semplice voto parlamentare senza dover mettere mano all'articolo 29.

Nella sua intervista, il parroco di Calpino afferma anche che «la pedagogia dice che i figli hanno bisogno di certe figure» e che «i bambini hanno bisogno di un uomo e di una donna per crescere con una affettività equilibrata così come sostenuto da C. Risè e altri luminari della psicologia infantile».
La totalità degli studi scientifici internazionali sostiene che i figli delle coppie omosessuali crescano bene quanto i figli delle coppie eterosessuali. L'unico a dissentire è il reverendo Sullins, il quale però afferma che l'unico problema è che gli intolleranti potrebbero discriminarli.
Il citato Claudio Risé, psicoterapeuta junghiano che ha avuto due figli da due mogli diverse, è un tale che in un'intervista rilasciata a Class nel 1996, sosteneva che l'origine del «disagio maschile» dipendesse da:

Innanzitutto dalla mancanza di un’educazione sentimentale. Quella che, in passato, veniva trasmessa ai figli maschi dal padre e che, ormai, è sempre più delegata alle madri, nonne, maestre ed educatrici. Maschi non si nasce per una speciale conformazione anatomica, lo si diventa attraverso lo sviluppo delle nostre relazioni affettive e sessuali. Con un padre assente, o perché assorbito da un lavoro frenetico e da desideri di affermazione divoranti, o perché fuori casa in seguito a una separazione o a un divorzio, il figlio cresce in un ambito femminile che non può trasmettergli i valori etici e le qualità psicologiche proprie del suo sesso. Gli comunica, nel migliore dei casi, la sensazione che la mascolinità sia bellicosa, rozza e volgare; insomma qualcosa di cui vergognarsi. Una volta cresciuto, quest’uomo dubbioso sul senso della sua virilità deve confrontarsi con giovani donne moderne che, oltre all’autonomia, rivendicano un proprio stile emotivo e di pensiero. E ciò aggrava la sua insicurezza.

Se don Fabio preferisce appellarsi alle teorie di ottantenni che ci risulta non abbiano mai analizzato le famiglie omogenitoriali, è libero di farlo, ma forse dovrebbe avere un po' di cautela nel sostenere che quelle sue tesi debbano essere presi come una verità incontrovertibile.

Anche e non abbiamo capito da dove abbia preso quella frase che ci attribuisce, ci pare molto scorretto il suo tentativo di addossare le opinioni di un sito all'intero mondo gay. Ovviamente non solo non ci saremmo mai premessi di attribuire i nostri pensieri a Dio (cosa che generalmente sono altri a fare), ma pare surreale il suo voler rispondere ad una critica verso chi riduce le famiglie ad un atto sessuale meccanico dicendo che la nostra sarebbe un'affermazione in grado di dimostrare una «ideologia profondamente irriverente e brutale nei confronti delle donne e del rapporto d'amore tra uomo e donna». Sino a prova contraria, noi abbiamo sempre e solo sostenuto che dove c'è amore c'è famiglia. Chi sostiene che serva un preciso atto sessuale per fare una famiglia è qualcun altro...
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