Google vieta la diffusione dei contenuti di Gayburg sul suo (morente) social network



Non fossero bastati i 21 giorni in cui Google ha tenuto sotto sequestro i contenuti di Gayburg senza mai rispondere alle lettere in cui chiedevamo conto della loro decisione, pare che il motore di ricerca di Mountan View abbia stabilito nuove limitazioni alla diffusione dei nostri contenuti.
Se è pur vero che Google+ chiuderà i battenti il prossimo 2 aprile dopo una fallimentare esistenza, è nel pieno delle sue funzionalità che il social sta redarguendo chiunque osi condividere i nostri articoli. Basterà condividere un qualunque contenuto proveniente dal nostro sito perché venga recapitata una lettera in cui sosterranno che la condivisione è stata rimossa perché conterrebbe «materiali sessualmente espliciti». A rientrare in quella classificazione sono gli articoli sul World Confress of Families di Verona, gli articoli su Adinolfi o più in generale qualunque pagina si trovi sotto il nostro dominio. Evidentemente sostengono che un sito gay non possa che essere un sito porno, manco fosse stato Pillon a decidere il loro algoritmo.
E chissà non sia quel pregiudizio il motivo per cui Gayburg è sparito dai loro risultati di ricerca e se i nostri articoli non risultano visibili su Google News a meno che non li si cerchi nella pagina dedicata.
Non meno curioso è come pare che Gayburg venga estromesso dai risultati di ricerca di Google solo in Italia, perché basta cercare le medesime parole sulla versione statunitense del sito per trovarlo tranquillamente indicizzato tra i risultati.

Evidentemente avremmo dovuto creare un sito d'odio in cui usare la religione come giustificazione alla discriminazione, raccontando che per "difendere" i bambini bisogna promuovere omofobia e tenere le donne legate ad una catena. Probabilmente quel caso Google non coi avrebbe creato alcun problema...
3 commenti